a cura di Rosanna Frattaruolo

(finalista Premio Inedito Colline di Torino 2026)   

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II. open space

L’edificio contiene quadri, a stento i colori. Le immagini
sono macchie di tratto, presunte sensazioni, non mediate
dall’autore. Le scalinate hanno mattoni color ferro arrugginito.
Lampade semichiuse nel metallo, nella penombra
del mezzogiorno fanno esplodere un silenzio di fabbrica,
di edificio piano nello scroscio di fontane rondini marmoree,
nei fregi. Altrove, invece, cicale del pomeriggio che nessuno
sa. Ed è il memoriale, l’incanto dei bagni siamesi, fa
dei gradini tutto un percorrere di radiche, l’ocra delle stoffe,
statue di vento, scivoli e magazzini. Tanto questo posto
è perduto nel sogno, tanto smarrisce l’idea, l’intuizione
di origine, il motivo plausibile della sua creazione

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III. Appendiabiti

Quando è semplice non si accorge dell’automatismo.
Atlante mette la giacca sull’ appendiabiti così a volersi piazzare
dove non c’è motivo, la bandierina. Adesso viene a prendere
posto tra i viventi nel silenzio dell’ufficio. Il tavolo si intravede
nel cerchio con le sedie ed è perfettamente vuoto e pulito
da giorni, da più di sei mesi, millenni. Non si tratta
di scacciarla questa ragione degli abiti, si tratta di comprendere
l’esistenza dei fantasmi, le loro certezze, i loro bisbigli.
Le ventitré e zero quattro: comincia il lavoro.

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VII. colleghi

Diamo un premio ai colleghi che odiamo: regaliamo accessori
a forma di animali. L’obiettivo è vederli schiumare di rabbia
con le orecchie da coniglietta. Le frane rovinano i dischi
in vinile, ho l’impressione di non volere più uscire di casa
per la paura e te lo dico mentre sono già fuori. Non mi ero
accorto nemmeno di avere vestiti addosso. Poco male.
Vivo di serietà sopravvalutata.

La gamba delle sedie non funziona sui sentieri di montagna.
È per questo che fanno le rotelle sotto. In caso di avvallamento
del terreno, partono in discesa, ti strappano dal sonno.
Perché la realtà riesce sempre a coinvolgerti in prima persona
quando non ti uccide del tutto. Se ti uccide solo un po',
allora tutto bene, puoi trovare ancora comodi
motivi per andare avanti.

Simone Beghi (Ferrara, 1978) è psicologo e psicoterapeuta. Vive a Modena e lavora a Bologna nel settore industriale. Come cantautore, dal 2012 collabora con Fabio Vallieri negli spettacoli Tetro, Dissonanza D’Urto. Ha ricevuto riconoscimenti in premi letterari come Città di Como, Ragioni di una Poesia, Europa in Versi, Arcipelago Itaca, Poesia di Strada, Premio Montano ed è stato tra gli inediti selezionati nel Premio Pagliarani 2025. Suoi testi sono apparsi su Poeti Oggi, Poesia Ultracontemporanea, Il Cucchiaio nell’Orecchio, Multiperso, Esiste la Ricerca, Ponte Bianco e in pubblicazione su Autopoetica (Argo), Niederngasse. Cronache dal Tempo Libero (Arcipelago Itaca, 2025) è il suo primo libro pubblicato.
La raccolta inedita il lavoro di atlante è risultato finalista al Premio InediTo-Colline di Torino 2026.

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