a cura di Rosanna Frattaruolo
Sarà il cuore tuo
perso nel sonno dell’inverno
arso di lacrime, forse
ma non di pena.
Al lume consumato
che per un soffio muore
in una notte sola
la nostra partenza
prepareremo.
18 dicembre 1992
*
Giorno d’avvento
I figli caduti poco prima delle madri
solo ora troveranno la quiete
se tu ritorni, poi, se non ritorni
traversando le luci sbilenche
(già dicembre)…
Il cancello, i corridoi, le stanze bluastre
di là, sempre
il desiderio nostro.
Ho percorso l’Aurelia in un giorno d’Avvento
tra Finale e Spotorno, per sollevarti dalla tormenta
quando il tunnel è breve
(dove i vicoli le stagioni bianche, il viaggio di nozze
la prima comunione…).
A un soffio dal dirti
cos’è – davvero – precipitare nel sogno
dopo l’amore infinito consegnarti alla neve.
*
Visita inattesa
Non importa se qui, all’alba
la pioggia non finisce ancora.
E non importa se la luce al risveglio
non è piena
ma soltanto illusione,
nostalgia di primavera –
Perché l’ombra di P.G. è tornata a visitarmi
sul profilo del lago, in mezzo ad alberi nudi.
Sotto stelle contrarie si consumò l’addio,
prima di salutarsi, di incamminarsi...
Ma la ragazza, lei soltanto
ti riporta l’armonia delle sfere
e dopo cena, mentre passa accanto
di colpo è tenerezza
d’improvviso è la dolcezza di esistere.
Per questo, proprio ora ti chiedo:
cosa mai mi stai portando in dono
dalle ore infinite a decifrare il buio?
Non andartene adesso
parliamo ancora un poco di quel mondo
ora sospeso, sulla conca sul vuoto
quel mondo che si è chiuso, e non è stato,
ma per noi si preparava bellissimo.
*
Ricordi un autunno, ricordi l’inizio?
O nel cuore del Natale,
se nel buio delle stanze abitava il tuo dio?
Fu per nulla ciò che si compie,
o fu per tutto...
Attimo del quartiere
quando stelle s’innalzano
diradano –
o preparano i palazzi, piogge sulla città.
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In attesa dell’inverno
a R.
C’è chi si perde
nelle tue lande semioscure
a novembre
c’è chi si perde.
Eppure quanto preme
l’impronta di un’antica tenerezza...
Fu l’incanto nella casa
quando si era
o il sale nello schermo
quando la notte
si piega –
Di sera nel reparto i ragazzi
aspettano
tremano alle vetrate,
sulle sponde
forse in bilico
si protendono
verso il nostro ingovernabile buio.
E l’ascensore si blocca
d’improvviso
sospeso –
feriscono
graffiano –
di uno sfregio sul muro
non hanno colpa
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Ma resti tutto così,
indecifrabile
e scenda un’ombra su di te,
soltanto un’ombra.
Davide Rondoni, prefazione a Visita inattesa, ilglomerulodisale edizioni, 2026
[…] La poesia non risolve i drammi sperimentati nello spazio-tempo. Fossati ha il merito, in questa epoca di tanta poesia banale, di non piegare la difficile arte della parola a scialbo medicamento sentimentale o, peggio, a petit morceau du Paradis. Fossati non chiede alla poesia nessuna cura, e potrebbe sembrare un paradosso, avendo lui come pochi altri, anche tra queste pagine, dato voce al disagio più duro e inspiegabile. Per lui la poesia resta e diventa sempre di più a ogni passo un atto di nuova conoscenza. Non una pacificata gnosi di cui bearsi, ma la riapertura continua del Possibile, che è la categoria più alta e aperta (Montale docet) per guardare la Natura del vivente, compresi se stessi e il proprio scassinato cuore.
Lo spazio-tempo che la sua voce crea, o meglio reperisce, è quel che Czesław Miłosz chiamava “il retro dell’arazzo”, la parte altra dell’ordito e del tessuto che vediamo e sperimentiamo. Ne viene anche questo stile che potrebbe sembrare smozzicato e, al pari di altre forme sperimentali, violento, se non astuto con la sintassi e la consecutio temporum. Invece qui lo stile è la cosa, ovvero è fatto di sospensioni, di slanci, di fratture, e il tutto è governato con la mano da grande scrittore, in un concerto di pieni e vuoti, di mormorazioni e precipizi, e non è un esercizio sperimentale. O meglio, lo è ma nel senso profondo e perpetuo del termine: non è volto a un effetto immediato, ma sono i movimenti dello scavo (o della danza) necessari a giungere a questo spazio-tempo, che, ripeto, non è frutto di proiezioni mentali o di giochi verbali, bensì è custodito nelle regioni profonde della vita. E nelle sue ragioni da decifrare, secondo il compito che i poeti hanno per tutti e insieme a tutti.
dell’autore leggi anche:
Affioramenti da Perché saranno neve di Valentino Fossati (peQuod 2024)
L’inedito. Fioriture in giugno di Valentino Fossati
L’inedito. Fioriture di ottobre di Valentino Fossati
Valentino Fossati è nato a Genova nel 1974. Si è laureato all’Università di Bologna e ha collaborato, tra il 1997 e il 2000, con il Centro di poesia contemporanea. Ha pubblicato scritti critici, articoli e curato pubblicazioni tra cui Giacomo Leopardi nelle prose e nei versi (Garzanti, 1998) insieme a Davide Rondoni, Pasolini e la letteratura dell’impegno (Laterza, 1999) e Accademico di nessuna accademia (Marietti, 2010) con Guido Monti. In poesia sono usciti: Gli allarmi delle stelle (Marietti, 2007), La gioia (Ladolfi, 2014), Inverno (CartaCanta, 2016).
Nel 2018 viene pubblicata la revisione integrale de Gli allarmi delle stelle (CartaCanta, 2018). Il suo unico libro interamente in prosa, Il sogno, esce con Capire Edizioni, nel gennaio 2022. Nel giugno del 2024, dopo una lunga elaborazione, esce Perché saranno neve (PeQuod). Nel 2026, Visita Inattesa, ilglomerulodisale edizioni, con prefazione di Davide Rondoni e con i disegni di Gian Guido Grassi.





