a cura di Rosanna Frattaruolo

(finalista Premio Inedito Colline di Torino 2026)   

*
dal Movimento n.6 – OFFERTORIUM/ROMANZA IN CAOS MAGGIORE

Heimat

Benché dalla prima notte parlassi
all’odore di una madre prescelta
alieno alla parola morte – occhi
geroglifici d’amore, case ricordo,
sorte d’allegria tagliata in pianto,
piano sonoro e bianco, calamita
e calamità del capezzolo offerto,
patria da ricercare, maremossi,
gravidanze antiche e città cullare.

Le mie case con la poesia dentro
case sterminate da ritrovare
hanno sguardi sapienti di bambini
le facce struccate di madri mai nate
la barba pura dei filosofi e dei santi
il corpo stremato di una flamenca
la libreria naturale di dio padre
la bocca onirica della prima bagascia;
sotto i tacchi scivolano imperi caduti
sulla testa grandi vulcani dormienti
fanno la guardia, sorvegliano la vita.

Nacqui dove il gallo canta in arabo
nel santo commercio dei natali,
infantilizzai una terra tartaruga
e l’adolescenza si aprì tra i delfini
cavallereschi, dai maltesi addii,
consegnandomi dopo molti roghi
alle fauci musicali della leonessa
e tra le guglie vidi la madonna
e il leone alato gondolare
e fui casanova per molti secoli
e scrivano di corpi in amore,
nei Sud ritrovai l’Andalusìa
e l’angelo e la musa e il duende
dal Colosseo all’unta Signorìa
o messìa di vangeli invisibili
e sposai quella luna baroccata
dove il santo ebetizzato volò
fino alla sirena della bellezza
dove naufragammo a stento
dove a stento amoreggiammo
fottendo i flutti fino alla lava.

Le mie città sono queste
nostalgie d’assoluto, tutte le donne
passate, che non ho ancora avuto.

*
dal Movimento n.8 - AGNUS DEI/TRENODIE

I morti (Regressione)

In Abruzzo tre tizi han fatto gestacci
al morto sul manifesto, uno ha abbassato
i pantaloni, due ridevano in scimpanzè,
sono andato poi a guardare la faccia:
persona perbene, professore coi baffi,
maestro in arti e lotta libera, patriota,
comunista mancino di sinistra!
Aspetto Marcio Marciani marciando…


Quando vado al paese vedo i morti
i morti sono ovunque nell’aria,
al tombino d’acqua, alla fontana,
acquattati sui tetti, uccelli o gatti,
respirano la terra come piante
camminano senza mai voltarsi
girando sui balconi come girandole.

Quando vado al paese vedo i morti
ogni paese ha il muro dei morti
i miei morti i tuoi morti i suoi morti
le bestemmie di luce che passano.

Quando vado al paese vedo i morti
le strade sono dedicate ai morti
le vie dei morti con numerindirizzi,
i morti ci sognano e danno i numeri
noi sogniamo i morti e perdiamo i soldi
non ricordiamo né i numeri né i morti.
Sul muro del bar gli ultimi morti
accanto l’ospedale, si fanno ammirare
nella fotografia a colori della festa
sorridono al matrimonio o al battesimo
laureati con la tesi e l’alloro in testa.
Altri li scopro in campagna, sul ciglio
di contrade provinciali, in curva
vedo i fiori e lì c’è un morto!

Quando vado al paese vedo i morti
e mi sento in colpa non son morto
e mi sento in colpa non riconosco
neanche soprannomi, neanche tutti,
eppure qualcosa ci dicono: la mamma
dello zio, il figlio gioca a pallone,
gli amici del catechismo che sbadigliavo
il morto drogato e il morto improvviso
il compagno malato mai più trovato
le ragazze belle che ho sempre sognato.

Talvolta assorto in poesia o altrove
perdo la grammatica della vita
vedo che sono loro che vedono
sanno tutti i nostri strani segreti
sanno tutti i segreti dell’umanità
e anche loro ci vedono morti,
sono sempre più o meno giovani,
danno dettagli o fatti che sai,
così riconosci per forza tutto,
non date perle ai vivi, e i morti
si annoiano seguendo i nostri giorni
come dai vetri, come in televisione
sempre film d’azione, sempre film
dove ci sono i morti, uccisi o
naturali, guerre stupide o cattiveria
coi pazzi al potere e i buoni in manicomio
pregano o stanno zitti fino all’eroe.
Ci vogliono bene, i morti, ci vedono
bene e sono bravi, prendono il migliore
lasciando il peggiore - la carne triste
non la vuole né il diavolo né Cristo! -
disse un dio che cadde in piazza e morì.

*
La Profezia di Nietzsche

E quando nacqui germogliante di prigioni
nell'ora tremula del travaso, acquatico
come oceano e piangente di nuova terra
dalla ferita di una madre al seno di spuma
dove addentavano i nutrimenti istantanei
nello spazio delle infinibili lingue d'oro
nella radura della pelle dormivo vivendo.
E tu padre mi cullavi con gli astri
negli occhi, nella casa minuscola
in via Marconi, che strisciavo albeggiando
in discussioni animate col pulcino bianco
impiccato al lampadario, affinché volasse
sul letto, per giocare con noi al verso
scompigliando i tuoi capelli e i tuoi buffi
baffi di fiamma; avevo un leone di pietra
e mi amava, le strade del pavimento,
la mia risata babelica e inconcepibile.
Oggi aspetto invano la tua chiamata…
dove sei? Non ti fai mai vivo. Hai mangiato?
Quando ritorni a casa? Ho letto
la tua ultima poesia.

(In morte del padre, 12 novembre 2022)

Gianpaolo G. Mastropasqua nato a Bari (1979), ha vissuto nel santo eremo della Murgia, attualmente risiede nella Città Bianca. Psichiatra, dirigente Medico in ASL, membro della Società Italiana Psichiatria, Maestro di Musica, Psicoterapeuta della Gestalt, performer. Ultime pubblicazioni: Viaggio salvatico, Ologramma in La minore – Accordatura orchestrale 432 Hz, In Silenzio Maggiore – poesiaconcerto 1999-2005 che riprende con una sezione inedita i primi libri, Danze d’amore e duende (versione completa), pubblicato precedentemente in Spagna e in Romania in versione bilingue, è in corso di pubblicazione “Spartito Bianco”, opera che conclude il ciclo ventennale. Vincitore di vari premi nazionali e internazionali, è presente in rubriche di poesia, riviste specializzate, quotidiani, programmi radio-televisivi, in diverse antologie e blog letterari italiani ed esteri, nonché nell’Atlante della Poesia Contemporanea “Ossigeno nascente” dell’Università di Bologna, in VIP (Voice of Italian Poets) dell’Università di Torino. Ha ideato, diretto e co-diretto vari eventi tra cui il LietoColle Sud Tour e Grand Tour Poetico. Ha partecipato a diversi Festival Internazionali di Poesia. É uno dei 7 poeti del film “Il futuro in una poesia” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Alcuni testi sono stati tradotti in spagnolo, rumeno, catalano, tedesco, inglese, greco, turco, russo e cinese. Ha ricevuto il “The Light of Galata” dell’IstanbulArts Culture and Tourism, il Naji Naaman Literary Prize per la Creatività e il Paul Harris Fellow per meriti umanitari, sociali e culturali. Inserito nell’Annuario Internazionale Artisti Mondadori ’22 per la sua opera-libro “Ologramma in La minore”, videoesposta nei musei d’arte contemporanea in Europa e nella Biennale USA 2023/2024, da alcuni anni lavora su un progetto di fondazione del manifesto di un movimento letterario e artistico tra arte e scienza in dieci parole chiave. Ha ideato nel 2006 Poesiaconcerto in varie declinazioni in sodalizio con diversi artisti contemporanei. Ha recentemente ideato, fondato e dirige la Casa della Poesia Meridiana – Casa del Duende. Per Poetipost68 ha curato la parola chiave “Follia”, per FormaFluens sulla “Cura”, in imminente pubblicazione. Dirige la Collana “Il fiore del deserto” per Fallone Editore ed è giurato in rilevanti premi letterari, tra cui il Premio Rainer Maria Rilke. Scelto per Gli Speciali di Radio Rai Techetè, nel ciclo “Essere Pace” (2022) e “Arte Ri Evoluzionaria”(2026). http://www.gianpaolomastropasqua.com
La raccolta inedita Spartito bianco è risultato finalista al Premio InediTo-Colline di Torino 2026.

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