a cura di Rosanna Frattaruolo
È casa mia questo corpo scomodo, un po’ maldestro, della stessa sostanza delle pietre. Corpo che mi abita dentro e subisce il peso degli attimi fugaci del fuori, di quelle parole gettate a mezza bocca e pesano come rocce – le lacrime – che non hanno trovato sentiero. * Un tempo maniaco di stelle, per leggere, ancora, l’unica pagina possibile. Ci sfoglieranno come alberi, poi, raggiungeremo il suolo. Arriverà ottobre, le punte dei piedi si faranno arancioni, il sole di questo agosto sarà solo un ricordo. Supplicheremo infine la montagna, affinché ci dia ancora la forza di restare ad essa aggrappata.
*
Stavo per scrivere un sogno.
Eravamo di una specie selvaggia,
i piedi non toccavano terra,
le braccia a chiedere pietà.
Dio, quanto fradici di lacrime
i nostri abiti.
Scrivevo di questo sogno,
senza mai aprire gli occhi.
Le stelle
ci divoravano da dentro.
Della morte
non avevamo più paura.
*
Sono la cellula che moltiplica
pinete e sparge azzurro, lungo
la linea del tempo. Costola
del pesce, incarnazione di una
bolla.
Foresta che cresce dentro
l’uragano, primula che spacca
pure il terreno.
Sono la notte senza promesse,
abito da sposa
mai concepito:
una parte di addio
e le stelle intorno.
*
Il sonno lo prendiamo sotto le palpebre
di un cieco: ci fanno da riparo, per ogni
giorno storto. Chiusi come neonati,
con pelle ancora molliccia. Il sonno,
quando ci trova, ha voce che è di culla.
*
Bevi dalla spalla di tuo padre,
che é animale e mai si cura
di una carezza.
Oro
è spaccatura al centro
delle ossa. Provo a tenertela
chiusa con entrambe le dita.
Diventa bosco la tua pancia, la radice
inizia a germogliarti dentro.
Oro
è corpo che si apre e chiude,
attesa del merlo, voce tua muta.
*
Bucaneve è la parola che mi dico
per somigliare al suo coraggio,
a venire fuori.
Oltre il freddo,
desolazione:
contro pure ogni natura.
Anna Segre, prefazione a Bucaneve di Patrizia Baglione, Interno Libri edizioni, 2026
[…] C’è una sfida, in Baglione, un’insistenza, un bussare alle porte del cielo. I suoi versi cercano affannosamente di dire il dentro del dentro di lei. Dichiara che non demorderà […]. Forse la poesia è il gorgheggio dell’essere umano, ognuno ne scrive qualcuna in certi momenti della vita, anche se ciò non lo definisce poeta. Però dobbiamo ammettere che ci sfuggono gli ingredienti del cocktail che fanno di una persona che scrive poesie un poeta. Non solo non li sappiamo tutti, ma ne ignoriamo anche il dosaggio. Io oserei metterci, oltre alla sapienza dei suoni, a una preparazione accademica e a una connessione forte con l’ambiente, il danno, la sofferenza.
Oserei dire che a volte la poesia è il risultato del dolore, ne è il fiore. […] E quando si definisce bucaneve, in sfida al duro terreno e alla neve, si rifà a una tenacia naturale, a un certo coraggio, che sono veri, certo, ma a me la poesia di Baglione richiama il geiser, che spruzza fuori imprevedibilmente e spaventosamente acqua bollente.
Patrizia Baglione, nata ad Arpino (1994). Laureata in Linguistica italiana, è appassionata da sempre di poesia e letteratura per l’infanzia. Da gennaio 2025 è diventata editrice della casa Nero Latte Edizioni. Sue pubblicazioni: La mia voce, Malinconia delle nuvole, Nero crescente, Madre che resta; è del 2026 Bucaneve (Interno Libri edizioni). Molte recensioni sono uscite su diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, per la rubrica Soglie a cura di Franco Manzoni. Ha vinto il premio artista dell’anno 2020 e il premio Kalos alla Cultura 2020.




