
“sull’altra sponda di tutto, esodo” di Danila Di Croce e Erika Signorato
di Rosanna Frattaruolo
sull’altra sponda di tutto è il motore generativo della versificazione dialogica di Erika Signorato e Danila Di Croce, nella quale l’esodo, da semplice sradicamento geografico o storico, si traduce in una complessa éxodos spirituale, un cammino di spogliazione in cui la parola poetica abbandona il rumore e si fa «silenzio a sorgente» e «sabbia di suoni», attraversa il «dove non resti un prato / da pronunciare lettera / per lettera», il «dove lacrimato è l’ascolto» e con «l’estrema / folata [rinasce] fenice».
Il colloquio, che ricalca il ritmico procedere del testo di Salinas[1] da cui è tratto il titolo della raccolta, nella traduzione di Emma Scoles – «Al di là, più in là, più oltre» – si muove sulla soglia della «dislocazione dei passi», nel distacco necessario dall’io – «io e io dispersi» – e dalle proiezioni egoiche: «andare è il verbo degli occhi» e il superamento del confine reale viene, attraverso il dire, declinato in una partitura condivisa, unica condizione, per Di Croce, per creare un nuovo spazio d’incontro, «quell’abbraccio complesso che s’allunga / raggiunge il buio per succhiarne il sale».
La trama si consuma sull’ordito della matericità elementare, ma mai nel senso orizzontale del deserto: la sabbia, vero principio regolatore del testo e memoria stessa dell’esodo, nella sua forma instabile e metamorfica si pone in un’iniziale e aperta dialettica con la verticalità monumentale di vette e stelle alpine di Signorato. L’iniziale contatto materico tra vetta e granello – «sono cadute le vette» – avviene per sgretolamento, aprendo i versi di Erika a una trasmigrazione successiva dal paesaggio alpino verso suggestioni esotiche – fragranze «di mirto e sandalo […] e legno di cedro» sono i vettori sensoriali che si fanno «ali / a promessa d’oriente», consegnando le «parole svernate ai miraggi» alla fluidità del deserto.
Nell’esodo, quale tentativo di approdare sull’altra sponda, si attesta la necessaria rifondazione del sé, il dove che, astraendo dal dato geografico, si fa dimora interiore, dando finalmente respiro a quel fiato che «vermiglia limpido il canto». E così la sabbia, che attraversa le pagine e «scende / lungo il collo vitreo / dell’attesa», nell’elevazione e nel volo – dinamiche in ascensione della poetica di Di Croce –, si manifesta prima in accumulo della parola, poi nella sua dispersione per il tramite del vento tenace che «mulina / lo sforzo e lo solleva», spingendo «le piante pioniere a rinverdire / il manto di una duna morta / che sa l’ebbrezza, senza più vagare», nel rito millenario della fenice.
Note
1 Pedro Salinas, “Sì, al di là della gente ti cerco” (La voce a te dovuta, Torino, Einaudi 1979, traduzione di Emma Scoles).
Sì, al di là della gente / ti cerco. / Non nel tuo nome, se lo dicono, / non nella tua immagine, se la dipingono. / Al di là, più in là, più oltre. / Al di là di te ti cerco / Non nel tuo specchio e nella tua scrittura, / nella tua anima nemmeno. // Di là, più oltre. / Al di là, ancora, più oltre / di me ti cerco. Non sei / ciò che io sento di te. / Non sei / ciò che mi sta palpitando / con sangue mio nelle vene, / e non è me. // Al di là, più oltre ti cerco. / E per trovarti, cessare / di vivere in te, e in me, / e negli altri. / Vivere ormai di là da tutto, / sull’altra sponda di tutto // per trovarti – / come fosse morire.
Estratti dal libro
Erika Signorato
di mirto e sandalo il nido
e legno di cedro
svelo d'arcani le sabbie, ali
a promessa d'oriente
- un tre quarti al vento -
sillabe sperse nell'ultima
aurora ora al fiato
vermiglia limpido il canto
(collo del tempo, mirra
a stringere d'estasi il fuoco)
e poi di cenere l'estrema
folata fenice di me
dove lacrimato è l'ascolto,
tre gocce alla soglia
stillare il nome che sale.
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Danila Di Croce
Dire la dislocazione dei passi
e l'entusiasmo che hanno le radici,
quell'abbraccio complesso che s'allunga,
raggiunge il buio per succhiarne il sale.
E nel dirlo spingere oltre il confine
molle della terra, ben oltre il nascere
e il morire. Ramificarsi in creste,
antenne d'esili e occasioni: una
nuova epochè di vita, immacolata.
Sempre è il tempo: andare è il verbo degli occhi
e con gli occhi s'abbandonano i petali,
cadono come parole estroflesse
al mondo e alla sua corteccia breve.
Danila Di Croce è docente di Materie letterarie e Latino al Liceo Scientifico di Atessa (CH). Dove ancora non siamo nati (puntoacapo 2024) è il suo ultimo libro di poesia, già vincitore nel 2023 come silloge inedita sia al Premio Lago Gerundo che al premio Arturo Giovannitti e finalista al premio Arcipelago itaca. La sua prima raccolta poetica, Punto coronato (ed. Carabba), è del 2011. Più recentemente ha pubblicato Ciò che vedo è la luce (peQuod, 2023), opera vincitrice al Premio InediTO – Torino 2022 e nel 2024 prima classificata al Premio Vito Moretti, terza al Premio Città di Como, quinta al Premio San Domenichino, Premio della Giuria a Città di Latina e finalista ai premi Europa in Versi, Versante ripido e Gozzano.
Con poesie e sillogi inedite ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti in importanti concorsi nazionali e internazionali (tra i quali il Premio Gozzano, Sinestetica, Città di Aqui Terme, Poesia Onesta, Lago Gerundo, Daniela Cairoli, Chiaramonte Gulfi, Arturo Giovannitti, Città di Sant’Anastasia, Bo-Descalzo, Ossi di Seppia, Montano, Arcipelago itaca, Gianmario Lucini). Suoi testi sono presenti su diversi blog e antologie legate a premi letterari; figurano, inoltre, nel Settimo repertorio di poesia italiana contemporanea (AA. VV., Arcipelago itaca, 2023) e su Distanze verticali. Escursioni poetiche sulla montagna (Macabor Editore, 2024, a cura di Irene Sabetta). Danila Di Croce è stata ed è, inoltre, membro di giuria in alcuni concorsi di poesia.
dell’autrice, leggi anche Danila Di Croce In poesia
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Erika Signorato (Verona, 1971) deve la propria formazione agli studi classici e musicali, ai luoghi amati nel profondo (Trieste, Vienna, le Dolomiti), alla famiglia che tanta parte riveste nel continuo dialogo esistenziale. Vive a Treviso e da anni si dedica all’insegnamento del pianoforte e di Musica nella scuola. Immersa nell’esigenza della scrittura poetica fin da giovanissima, solo di recente ha iniziato a condividerla. Sue poesie e raccolte hanno riportato segnalazioni e riconoscimenti in occasione di premi e concorsi letterari; singoli testi risultano presenti in riviste, blog, reading e antologie.
Per Delta 3 Edizioni è stata pubblicata la silloge In levare (2023). La memoria del sale (2025) è la sua seconda esperienza editoriale
dell’autrice leggi anche: La memoria del sale di Erika Signorato




