a cura di Rosanna Frattaruolo

(Premio della Critica Inedito Colline di Torino 2026)   

*
Con il vento la notte sposta le cose.
Le lettere scritte e non ancora spedite
sono mani bianche in mezzo ai campi.

Questo forse volevi dirci: la rete a pelo d’acqua
promette tregua. Non conta la fame,
soltanto l’avanzare di ritorno, ancora e sempre
contro la gravità del tempo.

*
Questa è la prigione dei verbi.

Nel dovere si dimentica l’insonnia
il caos di bottiglie raccolte
col passo del servo di corvée
senza guardare gli abiti a terra, la cenere
che tinge i piatti, i corpi esterrefatti –
scansando quel patto d’osteria
e la miseria dei volti sazi, accesi d’ira,
forse nel timore di scoprirsi così infelici
che l’unico gesto possibile
sarà in ginocchio
lavare i cocci a uno a uno.

*
Per funzionare, l’amuleto chiede qualcosa in cambio:
una piuma, una pelle di daino, un sasso di fiume.
Le parole vanno dette in fila
nel filtro di chi le ha donate. Solo così proteggono dal contagio
tengono la morte lontana.
Sussurrate come segreti all’aria
possono guidare verso il giorno.

Così dicevano gli antichi
e tu tenevi l’amuleto stretto ai denti.
Tre sillabe.
Il suo nome.

Roberta Ioli insegna filosofia ed è studiosa del pensiero antico. Ha pubblicato numerosi contributi sul mondo classico, soprattutto su epica, scetticismo greco e sofistica, tra cui Gorgia di Leontini. Su ciò che non è (Olms 2010); Teocrito. L’Incantatrice e altri idilli (Ladolfi 2012); Gorgia. Testimonianze e frammenti (Carocci 2013); Il felice inganno. Poesia, finzione e verità nel mondo antico (Mimesis 2018). Si è occupata di tragedia greca e vocalità, collaborando con la compagnia teatrale Societas e il Gruppo Acusma dell’Università La Sapienza; a conclusione di un lavoro drammaturgico con Chiara Guidi ha pubblicato il saggio Vocem devorat dolor. Ecuba e la voce del lamento (Edizioni della Stoà 2008).
È autrice del blog Il passato ci parla, su Aula di Lettere di Zanichelli, in cui discute della permanenza del classico e della vitalità del pensiero antico. Sta per uscire un suo contributo intitolato The oblivion givers and the wonder of the voice: Sirens and other
enchanting vocalities
, all’interno di un volume collettaneo dedicato alla vocalità delle Sirene (Diaphanes 2026).
Le sue raccolte poetiche sono L’atteso altrove (Pequod 2014, prefazione di Barnaba Maj); Radice d’ombra (Pequod 2016, nota di Fabio Pusterla); Il confine dell’isola (LietoColle 2018); Fuochi alleati (Pequod 2024, prefazione di Fabio Pusterla). Sue poesie sono apparse su Enciclopedia di poesia contemporanea 5, Fondazione Mario Luzi, e su diversi lit blog, tra cui Poetarum Silva, Nazione Indiana, Atelier, Laboratori Poesia, Bottega Portosepolto. La raccolta inedita Ultimo pane ha ricevuto il Premio della Critica al Premio InediTo-Colline di Torino 2026.

Foto in copertina di Mauro Terzi

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