
IL PUNTO IN CUI SI PERDONO LE VOCI è la silloge di esordio di Gianluca Mantoani, pubblicata da La Vita Felice con prefazione a cura di Patrizia Camedda. Autore torinese, cultore di Antropologia con un passato lavorativo eterogeneo che va dagli ipermercati al lavoro operaio — ci consegna una silloge che è, prima di tutto, una “soglia”, come suggerisce la Camedda nella prefazione: il libro è un varco dove il linguaggio si frantuma per farsi “battito di un’esistenza che cerca di farsi sentire comunque, ostinatamente, nella crepa”. Il volume si apre con una doppia porta d’ingresso: la prefazione critica e uno scritto dell’autore, Emmerico Boso, in vece di una presentazione, che funge da bussola etica e biografica per l’intera raccolta. Il corpo poetico è poi rigorosamente suddiviso in tre sezioni che segnano un percorso ascensionale (o discensionale, a seconda dello sguardo) dalla materia al sogno – Visibili, Invisibili e Oneroi.
Al centro del mondo poetico di Mantoani brilla la figura del prozio Emmerico Boso, anarchico e comunista morto nel campo di Gusen-Mauthausen nel 1945. Per l’autore, Emmerico è un “totem”, una sorgente di forza che permette di affrontare la vulnerabilità della parola pubblica. La poesia si assume il compito antropologico di offrire strumenti per dire “il punto in cui si perdono le voci di chi ne è uscito sconfitto”, contrapponendosi alla voce dei vincitori che già satura il paesaggio. L’autore utilizza la poesia come una “stratigrafia del presente”, scavando nei rumori di fondo delle culture per recuperare tracce di umanità. Il legame con l’antropologia si manifesta nella capacità di “nominare senza classificare”, accogliendo il perturbante e il sacro come forme di cura.
Nella prima sezione – Visibili – la poesia è “concrezione dell’essere”. L’autore connette il presente ai passi degli antenati, rendendo la storia una questione fisica. Mentre nella seconda parte – Invisibili – lo sguardo si sposta verso ciò che è “immateriale e non direttamente maneggiabile”. Compaiono figure come Aisha Qandisha, una “Morgana marocchina” che attraversa le gelosie dei passanti, portando con sé il mistero di confini dell’anima che non si riescono a trovare. La poesia diventa uno spazio in cui è possibile, finalmente, “sentire di potere essere visto”. Nell’ultima – Oneroi – il viaggio si conclude con il sogno, supportato dalle teorie di Tobie Nathan: il sogno è un’esperienza reale dell’anima. In testi come Ostaggio, il sogno è descritto come un “tragitto senza rimedio”. La figura della guaritrice invita il sognatore a costruire un idolo con i resti della propria vita (“frasi introvabili”, “terra cristallina”) per poter finalmente guarire dalla “febbre della presenza”.
Il punto in cui si perdono le voci è un “atto trasformativo”. Mantoani riesce a fondere una lingua sobria, fino alla ferita con una densità di rimandi (da Eraclito a Pasolini, da Lucrezio a Tobie Nathan) che restituiscono dignità agli invisibili e ai dimenticati. Leggere questa silloge significa quasi accettare di camminare con i piedi dei migranti e imparare a guardare il mondo dalle sue crepe più profonde.
Nota di lettura a cura di Antonio Corona.
Estratti da IL PUNTO IN CUI SI PERDONO LE VOCI
da Visibili
DOPO CENA
Dopo cena − aveva preso minestra
e solo una fetta di pizza al tonno −
prima di essere messo a letto il nonno
ha chiesto di essere portato in bagno.
La sua giovane badante straniera
l’ha sollevato dalla carrozzina
gli ha sfilato la tuta e il pannolone
l’ha aiutato a sedersi sulla tazza.
Mentre domandava se fosse tutto
a posto, mentre parlava aggrottando
la fronte, ha socchiuso gli occhi. Il nonno
ha sorriso, preso silenzio, respirato
e per un’ora non ha più risposto
non alle preghiere della badante
o ai figli, raggiunti per telefono
non ai richiami secchi del dottore.
L’hanno traslato sul letto, di peso
i quattro volontari del soccorso.
L’hanno cambiato, vestito, portato
in ambulanza e ha lasciato casa
in silenzio, così, semplicemente.
Ma del resto, non era poi sicuro
che fosse proprio quella, veramente
casa sua.
da Invisibili
SPIRITI ANTENATI
Nel mio cielo non abita un dio
però
celati dalle nuvole, a famiglie
vedo nuvole di spiriti antenati
partigiane, contadini, operaie
fra i dèmoni caprini dell’aia
e ancora, per la gioia del cuore
meravigliose ninfe prative.
da Oneroi
MISH’AL
Il terzo anno
Sono silenzio, fiamma senza fumo
che apre i tuoi versi. Mish’al, la scheggia
turchina, il balzo sull’acqua, la pietra
serpentina.
Sul ciglio del sentiero bevo il tuo
fiato corto. So gonfiare l’onda alta
del dormiveglia, alzare forti versi
e spingerli
verso la nuova soglia.
dalla prefazione di Patrizia Camedda
Ci sono luoghi che non esistono sulle mappe, ma che tutti attraversiamo. Spazi marginali, fenditure nel tempo, periferie dell’anima. Il punto in cui si perdono le voci non è solo un titolo: è una soglia. Un varco in cui il linguaggio a tratti si frantuma, si ricompone in sequenza immaginale, inattesa, e resta solo il battito di un’esistenza che cerca di farsi sentire comunque, ostinatamente, nella crepa. I testi di questa raccolta si muovono dentro quel vuoto, in bilico tra l’urgenza di dire e forse l’impossibilità di essere ascoltati: «si schiude/ un tempo differente, di torrenziali/ parole». Sono poesie che non cercano consolazione, ma una forma di verità ruvida, vissuta. Ogni verso è un gesto di sopravvivenza. Ogni immagine – un lampo in un paesaggio onirico, una sigaretta accesa nella nebbia, un campo da gioco consumato dal silenzio – apre una fenditura in cui entra luce. […].
Gianluca Mantoani, torinese, è laureato in lettere moderne, ha seguito un dottorato in Antropologia Culturale ed Etnologia, è responsabile dei Servizi Demografici di un comune della cintura torinese ed è cultore della Materia in Antropologia Culturale. Prima ancora ha lavorato come animatore culturale, operaio agricolo, garzone di macellaio e in vari ruoli, per oltre venti anni, negli ipermercati. A parte il lavoro, ha contribuito a fondare e guidare due associazioni di promozione sociale: il Comitato Genitori Trofarello nel 2011 e il Movimento dei Cerini nel 2022, per il quale ha ideato e sviluppato: “LIB(e)RIAMO! un “punto per il libero scambio di libri e idee” inaugurato ad aprile 2024. Attualmente è membro dell’associazione Periferia Letteraria, con cui ha partecipato all’organizzazione del primo “Torino Poesia Festival: Fiumi di Poesia” a maggio 2025. Ha iniziato a pubblicare i propri testi in Scambio di pensieri poetici, 1990, a cura del Teatro Erba di Torino e nella prima edizione di Opere d’Inchiostro, 1991, a cura dell’Osservatorio Poetico Giovanile della Città di Torino. Nel 2023 è 1° classificato al Premio Internazionale Giovanni Bertacchi – per la sezione a tema “La Libertà”.




