a cura di Rosanna Frattaruolo

da Dedalo 

È linea di confine il larice
– il contorno cade, nell'estate
singolare, declina il suono
in rovescio di laghi.
Accade nel bosco la pazienza,
pietas nel pensare
cosa sono dunque gli uomini.

*
Ciò che deve accadere accade

Casa di ringhiera e cotto
dei primi novecento,
la corte accoglieva propositi di
nebbia. Tu, eri sommerso, io
potevo solo esserci.

Ai piedi del letto,
per sempre riverso il padre.
Schianto del corpo in prodigio di luce
con una fantasmatica parvenza di voce.

**
da Albedo

Ripetere infinitamente il lancio
adagio, adagio
su dune di un paesaggio anteriore –
posare sguardi d'agata nel sole
bianco d'Itria.

*
Appare in limine di glicine aprile –
già snatura.

Cedevole scende, ripiegando
con te

più forte dileguando, altro destino.

*
Ho in mano il tempo dell'aurora,
pesano come profezie
le scaglie di maggio nel vento.

*
Dolce annientarsi
nella rarefazione

di là dallo sguardo terreno.

***
da Impermanenti

Da una riva all'altra – è passato un anno. La
stessa città, le sue periferie, la gente che non
conosciamo e ci passa accanto. Siamo i ricordi
di un altro che noi ricordiamo.

Elio Grasso, Improvvisamente la poesia, prefazione al libro
Ci si accorge della poesia quando si arriva su un crinale (molto più concreto di quanto si creda, perciò non solo ‘letterario’) dove la comprensione improvvisamente è quel puntello, quel bastone che ci ha aiutato pur sembrandoci inadeguato.
La nostra fatica è più forte dell’asta legnosa che poteva spezzarsi a ogni passo: dovevamo pensare più alla sua resistenza che al necessario sforzo stancante. La traversata fin lì condotta assolve il proprio compito, capiamo di non aver sbagliato la scelta. Ripensiamo alle pagine lette di Dante e di Achmatova, il crinale aspetta un nostro contraccolpo ed è tutto lì: la poesia è un unico
respiro. Quella che si è letta, quella che si ricorda e che torna ogni giorno ben presente, come una scultura.
A Gisella Genta piace Clarice Lispector, e si capisce perché: la scrittrice ucraino-brasiliana dice continuamente come fare a levitare liberandosi del corpo, ma soprattutto dei nemici che ostacolano muscoli ossa e tendini, dei nemici della poesia che imprigionano l’espansione del pensiero e del verso. Sul crinale, dopo tanta storia e passaggi di secoli, è finalmente chiaro quanto la poesia non sia soltanto un’idea del mondo, ma il compimento di un destino, o almeno il nucleo, il nido, di quel destino intravvisto anni addietro […].
A Gisella piace Wallace Stevens, l’irrompere del troppo reale rasenta l’espansione da cui non si torna indietro, si scorre nel fiume e fuori dal fiume, mentre sopra le nostre teste l’autunno fa spettacolo di sé con traffici planetari e aurore in sé terribili. Il poeta è “la più robusta vita” nel dire dello scrittore statunitense, che accoppiato a “poesia è salute” fa sì che Rarefazione conduca per itinerari di terra dove la prosa non è vera prosa ma corpo testimone di un cammino, lungo piccole vie sovrastate da davanzali su cortili di case di provincia. Il corpo in viaggio ha occhi propri e occhi familiari, prova a rivolgersi a un compagno mentre la visione diventa sempre più domestica (non addomesticata) e amorosa. E gli anni si addensano, il “lontano” si avvicina secondo una coltivazione di forme sperimentate su terreni che resistono alla disintegrazione.
Le parole di questa raccolta sanno che non possono svanire nel nulla, è una consapevolezza orientata dall’autrice fin dove la realtà può ancora difendere i nomi delle cose, e i nomi non nascosti dei testimoni familiari. Ogni lettera si trasforma in figura che vale la pena offrire al lettore, l’oggettività è ancora presente, tanto che “rarefazione” non è un tragitto verso l’inconsistenza, ma il farsi largo fra l’inutilità imperante. Essere concisi, come le pietre di ponti e mura centenarie, è un accordo ben definito fra l’emozione, il ricordo dei padri e la giustizia scambiata fra il verso e i luoghi di cui si sta parlando. Non si tratta solo di stile, ma di offrirsi alla strada per scoprire dove sta il punto di forza che unisce le vicende esistenziali alla visione indipendente della poesia.


Gisella Genna è nata nel 1973 a Milano, dove vive e lavora. Giornalista e docente, si occupa di moda. A marzo 2020 ha pubblicato la sua prima raccolta in versi “Quarta stella” (Interno Poesia), terza classificata al Premio Città di Como e finalista al Premio Europa in Versi 2021. Sue poesie sono state pubblicate su blog letterari e riviste online e cartacee. Ha curato la rubrica “Il tempo della poesia” per “Tortuga Magazine”. Rarefazione è stato pubblicato da peQuod, collana Portosepolto a cura di Luca Pizzolitto nel 2023.

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