a cura di Rosanna Frattaruolo

da Elementi 

II

Veloce è la scintilla: rapida
nell'aggrapparsi al tempo,
fluido – va e viene come nube
densa – vela e libera
rischiara e cela –

Ho destinato la mia vita
al vento, liberato le giunture
dal dolore.

**
da Spazi

XV

Riferisce un immenso ritorno
la misura estrema delle parole,
nell'atrofia dello sbattersi contro –
le incrinature non programmabili
i margini che restano
di alcune solitudini

a galleggiare in un riverbero.

**
da Paesaggi umani

XXXIV

Nell'assedio al silenzio
si sgretola la parola
Nella mancata solitudine
la fertilità che non genera –
l'infertilità divenuta madre
Codici artificiali
per dire la verità dei sensi.
Corpo che porta in sé
seme e uovo
e si specchia continuamente
nel corpo ulteriore – generato.

si allontanano sibilando
le parole non dette, non morte,
lasciate

**
da Voci (Il rapimento)

[ Parla Ade, rapitore di Persefone ]

Non nascondo più nulla, nulla ho da raccontarti.
La mia voce è di fuoco,
il mio corpo sa essere atroce.
Sono Ade e faccio del mio destino
ciò che voglio.

Michela Silla, dalla prefazione Il corpo, il mondo.
L’opera accoglie una riflessione che prende avvio dal corpo, inteso non come entità astratta o simbolica, ma come luogo di esperienza concreta. L’attenzione insiste in particolare sulle sue manifestazioni meno evidenti, marginali e quotidiane, che non producono clamore e restano talvolta invisibili. Il corpo ha i suoi conni e tuttavia rappresenta anche una soglia, vale a dire uno spazio di trasformazione e un ponte verso l’alterità. La natura non viene intesa come uno scenario descrittivo: è piuttosto il paesaggio nel quale si sviluppa e si tenta di affrontare la crisi dell’umano. In tale quadro si inserisce il tema della maternità, che implica perdita e poi ridefinizione; e altresì sottrazione, come accade nella lirica Maternità negata , che mette a fuoco lo sradicamento e il vuoto. […] È una scrittura che attraversa freddo e oscurità, senza però fermarsi lì. A un tratto il bianco invade, i germogli sbocciano, i ori e i colori tornano con insistenza, aprendo a una visione non pacificata, ma fortemente vitale, nella quale il corpo – pur segnato e afflitto – resta capace di contatto e di cura. Non è questione di trovare risposte, ma di osservare se stessi, e poi il mondo […]


Claudia Olivero vive a Torino. Nella sua scrittura il corpo diventa geografia e soglia, spazio di passaggio e ascolto. Ha pubblicato Per baciarti a occhi chiusi non servono gli occhiali (Bré, 2020) e Ma tu, tu sei la pianta (RP, 2021). Collabora con il lit-blog Finestre e realizza progetti in cui la poesia dialoga con altre arti, tra illustrazione, yoga e voce. Come autrice ha preso parte agli Incontri di Bienne, in Svizzera, e ai Festival della Poesia di Torino e di Grosseto.


dell’autrice leggi anche: Gli inediti di Claudia Olivero

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