di Rosanna Frattaruolo

Coscienze 

Non si sa nulla della vera storia degli uomini.
(Louis-Ferdinand Céline)


Quante fiorite lasciate
a vivere, poi passate, lasciate
andare; una presa dal caso chi era,
quotidiana quando non imperniata a catastrofi,
si muoveva col dubbio di essere mondo,
di tutto comprendere nei secoli; era solo
passaggio obbligato della vita che sfascia
e nidifica un altro ente, poi
ricomincia;

ma brilla il suo lucore,
è un uomo ciò che oscilla
divagando sul nulla del mondo,

come me quando solo mi fondo col niente
di fuori e sparisce la gente,

un fatto senziente
rimango,
la forma del vuoto,
un accedere andante
fra moli di vento

*

Forse è questa lentezza di mente,
l’andare basso nella vita dormiente, accasciato
con spiragli a storti cieli,
nuova terra

di ragione in ragione
m’avanzo nell’ordito dei giorni
seguendo ciò che manca,
nelle orecchie la memoria d’acquamite
e un giro d’albe;
dai golfi di pianura, dai broli
un’eclissata distanza
di cui ho la traccia nell’attesa,
un finalmente che risplenda
fra gli occhi

*
Vuota
la morte in vita
emancipa le azioni,
libera la persona da legami
lasciandola senza nome,
solitudine all’essenza, acceso
inno di vita sul buio del mondo;

nostra stasi riempita dal suo sguardo
proteso, collima con sé stesso
il nostro speso dialogo;

sono una finestra appesa
da cui guarda
una divinità sognante,
mentre sogna di un uomo
con lo sguardo in sospeso

**
da Sentieri divelti

In parete a strapiombo,
bagnata di muschio
una baita fedele alla caduta;
mezza riva sognante
di allarmi al dirupo,
incalzata in gravità

Pensosa in altezza riflette
se era salendo che ha perso
la via, o forse un bisogno
di esistere in bilico
ed esporsi a una vita di oggetto,
mentre stando cadeva
e cadendo sognava
da ferma il suo eremo
al niente

Antonio Fiori, dalla prefazione
[…] Andrea Tosi ha praticato per anni una profonda meditazione personale, aggiornando poi un diario poetico di apparizioni ed assenze, a volte lasciandosi sedurre dalla morte quale risolutrice d’ogni enigma, ma senza mai perdere il controllo del pensiero e del verso, nemmeno davanti a “tutta l’imponente densità dell’assenza”. Una poesia pensosa dunque, filosofica ed autoanalitica, che affronta il tempo e interroga la vita: “di ragione in ragione / m’avanzo nell’ordito dei giorni / seguendo ciò che manca”, e ancora: “ho ragione di credere che dove si perda / questo soffio leggero in cui resto / come avvolto, / finiscano giorno e me stesso”. […]Nessun timore davanti al niente e all’incerto, bensì accettazione d’ogni prova e mistero: “questo vento che viene rimanda / di continuo all’incerto, / porta in sé il suo compimento/ perenne”. Nella raccolta si alternano paesaggi naturali e paesaggi interiori, venti, ombre, ricordi, notti, luci d’alba. C’è largo uso dell’ossimoro, della polisemia, d’improvvise epifanie. Andrea Tosi sa guardarsi dentro con coraggio ed umiltà, usando la poesia come guida preziosa, trovando infine la sua cifra, la sua voce riconoscibile.


Andrea Tosi, nato nel 1984 e cresciuto in provincia di Brescia, l’autore ha pubblicato la raccolta d’esordio In aperto silenzio presso l’editore LietoColle (2013 ). Alcuni suoi testi sono apparsi su antologie (premio I Murazzi, premio Casentino) e quotidiani locali. Filari, con la prefazione di Antonio Fiori, è stato pubblicato nel 2026 con peQuod, collana Portosepolto.

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