a cura di Rosanna Frattaruolo
traduzione di Paolo Galvagni
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La porta è aperta sto sulla soglia
il vento mi lecca gli occhi
come un enorme cane scuro
con la sua fredda lingua.
Il vento è solo, come me
sulla soglia
nell’oscurità
dell’imminente inverno senza neve
*
Дверь открыта стою на пороге
ветер oблизывает мои глаза
как огромная темная собака
своим холодным языком.
Ветер одинок, как и я стоит
на пороге
в темноте
приближающейся бесснежной зимы
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Il mio sangue gli eritrociti e i leucociti non sanno di me
le cellule sanguigne non sanno quello che fanno
e le ossa portano il loro fardello senza pensare a esso
sanno forse i pensieri che sono miei forse io
conosco i miei pensieri forse io sono qualcosa
oltre ai muti pensieri sui pensieri
sulle dita congelate sul crepuscolo imminente
che colma la stanza dove non resta quasi nulla
di me nè dei miei pensieri dove per un attimo regnerà
soltanto il non essere dal lieve odore di lillà
*
Моя кровь, эритроциты и инйкодиты не знают обо мне
Кроветворные клетки не ведают что творят
и кости несут свое бремя не думая о нем
разве мысли знают что они мои разве я сам.
знаю свои мысли разве я сам, есмь что-то
кроме безмолвных мыслей о мыслях
о замерзших пальцах о наступающих сумерках
наполняюшиx комнату где почти не остается
пишь спабо моих пахнушее сиренью небытие
Jan Kaplinskij, figlio di un ebreo polacco e di una estone, è nato a Tartu nel 1941. Nel 1966 si è laureato in filologia all’Università di Tartu. Era vicino al circolo di Hurij Lotman. Poeta e traduttore e saggista. La prima raccolta poetica in estone è uscita nel 1964. Negli anni ’80 è stato uno dei poeti estoni più apprezzati e tradotti. Nei primi anni 2000 ha cominciato a scriver ein russo. Per la prima raccolta di versi russi Belye babocki noci [Le farfalle bianche delola notte] (2014) è stato insignito del ‘Premio russo’; poi è seguito il volume Ulybka Vegenera [Il sorriso di Wegener] (2018), Nel 2018 ha vinto il prestigioso ‘Premio Andrej Belyj’ “Per i meriti verso la letteratura russa”. Si è spento nell’agosto 2021 per una malattia.
Paolo Galvagni è nato a Bologna nel 1967. Nel 1991 si è laureato in Lingua e Letteratura Russa presso l’ateneo della sua città. Grazie a una borsa di studio post lauream, nel 1996 ha frequentato corsi di russo e di ucraino presso l’Università Nazionale di Kiev. Ha così potuto arricchire la sua preparazione nella slavistica. Negli ultimi anni si è recato a San Pietroburgo, dove ha svolto ricerche bibliografiche e ha incontrato alcuni dei principali poeti russi viventi. Attualmente si occupa di poesia russa contemporanea e dei classici del primo Novecento. Collabora con case editrici (Crocetti, Manni, L’Obliquo, San Marco dei Giustiniani, Via del Vento) e riviste letterarie («Poesia», «L’Immaginazione»). Tra i suoi lavori si ricordano: Nikolaj Kljuev, Il bianco delle margherite (Genova 1998), La nuova poesia russa (Milano 2003), Tra i ruderi di Groznyj (Lecce 2005), Elena Svarc, San Pietroburgo e l’oscurità soave (Venezia 2005).
immagine di copertina: Il Foglio Clandestino, nr. 90 /91Edizioni del Foglio ClandestinoOpera: presence_absence di Alexandra Marinova





