“Allusione alla flora” di Paolo Artale: giochi di luci e ombre sul varco del dicibile

di Rosanna Frattaruolo

Paolo Artale, con il suo libro Allusione alla flora (Anterem edizioni, 2025), sente la necessità di «uscire [fuori] dalla casa1 dirett[o] / alle principali caratteristiche nervose» (p. 9) e, così, ci conduce nei suoi naturalia, attraverso un linguaggio poco esplicito ed enigmatico, tipico del mondo vegetale.

S’intuisce, sin dall’inizio, che il libro prosegue un’intenzione già manifestata in precedenza. Quel quindi, usato come legante dei primi versi, esplicherebbe l’effetto conclusivo di un percorso, già iniziato con le Conversazioni in un giardino, che pare alludere e addurre allo splendore, il quale «non è solo una forma di riflesso» (p. 11), ma è ciò a cui l’io poetico – che «non sopport[a] le attese» (p. 10), ma che di fatto sempre «aspett[a] qualcuno» (p. 26) – anela come effetto di un agire, pur non riuscendo a mettersi in connessione piena con gli altri elementi naturali: la luce che entra, le acque da sommersione (p. 10), gli uccelli che tentano di educarsi alla terra (p. 21).

(la bellezza) e (dintorni) sono le partizioni della raccolta. La flora educa a una diversa modalità del pensare e del percepire, così la chiarezza espressiva soccombe solo l’egida dell’allusione, attraverso una grammatica di gesti immobili e silenzi abitati — «tienimi al cospetto senza lampi o / senza la parola che dica le primavere» (p. 31) — e di presenze che si affacciano nei testi senza svelarsi: «verranno a conoscere il bosco – lasceranno ogni / cosa nel suo stupore» (p 26). Il significato non è affidato alla trasparenza linguistica, ma all’intuizione, alla necessità di affinare il sentire botanico che meglio accoglie la capacità evocativa del non detto.

Il linguaggio poetico di Artale appare frammentato: a volte, i singoli lemmi sono separati da ampi spazi bianchi e i versi si spezzano per andare a capo con marcata indentazione; i testi si aggrappano alle funi lanciate dal futuro — da ciò che sarà letto nella pagina successiva — creando un disorientamento che rompe la linearità della lettura. È un linguaggio che non aiuta a comprendere, ma costringe al mistero: della misurazione «della distanza tra le stelle e / la posizione esatta del dolore […] possibile solamente dopo il buio» (p. 14), della «meraviglia non vista alla / caduta delle foglie» (p. 17), della «perdita / di alcune derive / [mentre] i germogli tengono la / casa nel buio perché / questo tempo conosca il canto» (p. 22).

Nel libro imperversa l’antinomia, articolata sia sul piano grammaticale — attraverso l’impiego ricorrente di congiunzioni avversative (come ma e o) che «contraddic[ono] tutto ciò che si illumina» (p. 21) – sia su quello semantico e figurativo, dove significati e immagini sembrano opporsi o elidersi reciprocamente. L’uso ripetuto della congiunzione o, ad esempio, esprime ambiguità sin dalle prime pagine sui possibili scenari: «o / prepariamo l’attenzione per la fine per / le acque da sommersione […] o […] domani prepareremo la luce per / tutte le cose che digradano verso il mare». Nessuna delle soluzioni proposte è tuttavia chiara: meglio allora suggerire, accennare, lasciare che sia la luce a governare le direzioni e le decisioni.

La vegetazione non è oggetto di osservazione scientifica, né di celebrazione romantica, è piuttosto un archivio vivente di immagini che sottintendono una sapienza antica, mai veramente posseduta. La flora, più che rivelare, allude e ogni verso di Artale sembra naturalmente conservare un segreto, riscrivendo il linguaggio delle piante, fatto di segnali da intuire – il fogliame aveva certe convinzioni // nella oscurità comprende i gesti di chi / passa sfiorandola luce» (p. 27) -, richiami, metamorfosi lente. In altre parole, suggestioni: «La terra ove c’erano le petunie» (p. 12), «le altissime erbe dietro la casa» (p. 13), «la presenza del giglio selvatico» (p. 26), non dicono nulla in senso stretto, ma creano connessioni, attivano memorie, il «ricordo [di] ogni dimensione ogni / addio» (p. 17).

I versi si dispongono come fotogrammi: singole inquadrature di una realtà scomposta, dove l’interazione tra umanità e natura passa per la necessità di disporre le cose «come / se la casa dovesse cedere // come se dovesse abituare la terra a essere oltraggiata» (p. 12), di riporre la luce e «compiere / sullo stesso versante delle ciglia [e] / allungarsi in misura di scomparsa [ delineando] sulle mani una impronta di nube (p. 25). La percezione di frammentazione viene accentuata dall’impiego puntuale del corsivo, come marcatore di frattura in alcuni segmenti dei testi. Una scelta necessaria che introduce la narrazione in prima persona dell’io poetico, della coscienza che spesso si stacca, contrapponendosi, dal tono descrittivo dei luoghi: «ma io non ho voluto insistere perché / in questi luoghi gli abitanti piumati erigono / fortezze» (p. 21) oppure «ma io non ho voluto la terra nemmeno / la lampada nutrita di petali» (p. 22).

Gli indizi enigmatici inducono a esercitare un’attenzione meno ragionata, più intuitiva: il lettore non cerca più di decriptare la natura, ma impara a sostare nel non detto, nell’ambiguità fertile dei simboli di luce e di casa. La casa, archetipo di rifugio — ma anche di costruzione di memoria, di senso di appartenenza — è traccia del fare umano: «aveva un portico e imitava le nubi la / complessità delle vedute dalle stanze nei / dintorni solamente un numero esatto di foglie / in altri luoghi si immaginavano congiunzioni: giunchiglie – legni marini» (p. 23): in un rito iniziatico alla luce, la casa «entra nel buio dal fondo del bosco», dove è trattenuta dai germogli nell’attesa che qualcuno porti la lampada; inizialmente «riordina […] solo gli involucri brillii» (p. 29), poi «qualcosa si dimostra pronta nella luce» (p. 28).


Estratti dal libro

e venne uno a misurare la distanza fra le stelle e
la posizione esatta del dolore ma
questo era possibile solamente dopo il buio – così

accanto al buio sostavano le domeniche


(p. 14)

*
- mirabili comunque i tentativi degli
uccelli di educarsi alla terra -

ma io non ho voluto insistere perché
in questi luoghi gli abitanti piumati erigono
fortezze per i venti incisori e conducono sogni


oggi contraddice tutto ciò che si illumina e
compone foglie aderenti alla terra
saprà inoltrarsi nella luce deviata non

aspettata capacità di separare i
cieli in un unico sguardo

lontano svolgono compiti di persuasione
davanti a moltitudini di fiori così
da una luce all’altra conosce la casa

(p. 21)

*
- cosa sono gli occhi dopo la perdita
di alcune derive chiarità lontanissime
lontanissima sostituzione di corpi - e

le manovre al principio dei mari come
ultima occasione per altre semine

nel frattempo i germogli tengono la
casa nel buio perché
questo tempo conosca il canto e la
stessa premura che usiamo agli animali
solitamente si alza la terra a:
correzione di cieli

ma io non ho voluto la terra nemmeno
la lampada nutrita di petali.
nel cavo si annidano boschi. l’aria
stringe la luce, divora in prossimità.
era stato detto delle pupille e
della pioggia che sale?


(p. 22)

Paolo Artale, nato a Busto Arsizio nel 1966, vive a Cantello (VA). Suoi testi sono apparsi su: “L’Ulisse”, “Resine”, “Atelier”, “La clessidra”, “L’Ortica”, “Il segnale”, “Gradiva”; “Oubliette magazine”, “Cartesensibili”, “Carte nel vento”; “poeticodiario” (Lietocollelibri), “Poesia Ultracontemporanea”; “Le vie della letteratura” e “almanacco punto” (puntoacapo Editrice); “L’Estroverso”; “Imperfetta ellisse”. Un suo testo è stato tradotto in spagnolo da Antonio Nazzaro, per il “Centro Cultural Tina Modotti”.
Ha collaborato con puntoacapo Editrice di Alessandria.
Ha pubblicato: ”La stagione sconosciuta”- Centro Stampa (1998); “L’abbandono” – EOS Editrice (1999); “Una specie di quiete”- Dialogolibri Editore (2008); “Gli incanti”- Book Editore (2010); “i meli”- puntoacapo Editrice (2014); “conversazioni in giardino”- Contatti Edizioni (2022)- finalista al premio “Lorenzo Montano” 2022; “allusione alla flora”- Anterem edizioni (2025).
Ha ottenuto diversi riconoscimenti sia per l’edito che per l’inedito.


  1. corsivo mio ↩︎

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