a cura di Antonio Corona
da MANIERE NERE
L’albero dei morti bambini
più splendente fiorisce ogni mese
frutto di interminabile sete
germogliare ostinato dell’amore.
Gioco che gira incantato
dove la vita sconosciuta esiste
spietata infanzia dei non vissuti
che guardano stupiti i non più vivi.
A un battito dalle mani
che non arrivano a toccare le mani
a un passo dalla polvere dei piedi
che battono lo spazio delle stanze
dietro gli stipiti aperti delle porte
indisturbati si stendono i rami.
da DANZA DELLE CONCHIGLIE
Punto intoccabile di costa
l’amore che non si può bagnare
con questa acqua buia e con il sale.
Lascerei che sempre splendessi
ultima esotica luce della riva
immaginata accesa come festa.
Saperti come il punto più segreto,
quello che da noi stessi mette in salvo
come un pegno lasciato al riparo
per quando si alzerà la marea.
da I SUBACQUEI
Il fiore del non lo so
è puro se lo mettono i bambini
che amano senza sapere
dicono «non lo so» ed è un fiore.
Delicato, non si mette nel taschino
dei potenti, il fiore del non lo so
è l’amore che ancora ricorda
l’addestramento lontano degli angeli
che insegnano a amare di tutto
perché loro si innamorano da soli
con quello che sanno dell’amore
loro primo splendente ammaestramento.
da LE ALGHE
Le ragazze cadute dal balcone
quelle che impazziscono al sole
quelle più leggere della morte
quelle che urlano dietro le porte.
Ci sono tutti questi loro vasi
in frantumi da tagliarcisi le dita
a rimetterli insieme, custodire
il liquido brillante per sfamare
ogni segreta anima vorace
che ci chiede come fare per restare.
da AL BUIO DELL'ALA
Per essere felici servono:
un cane che dorme felice
un uomo, anche se triste
poeti che scintillano lontani
che toccano ingenui la morte
e restano convinti che sia il mare.
da LA FORTUNA
Ieri la fortuna ha disegnato
l’ultimo cerchio sulla sabbia scura
quando l’onda l’avrà tutto mangiato
il tempo sarà pieno e la paura
consegnata al respiro nel vento
il cerchio che non chiude è un battito
di piedi che viene da lontano
splende nella schiuma del risveglio
non si asciuga alla luce nel chiaro
rimane labirinto senza ingresso
da cui un giorno si dovrà
– per forza – uscire.
da LA GIUSTIZIA DELLA NEVE
È una cosa che fa il nido
ti dimentichi di averla sotto il tetto.
Invece l’infelicità si annida,
una batte sotto le piume
l’altra al riparo si dibatte,
preme sotto il davanzale
da dove non ti affacci quasi mai.
dalla seconda di copertina
Con questa nuova, organica opera, Isabella Leardini tocca il punto più alto della sua vicenda poetica. In Maniere nere restiamo avvinti dalla limpida musica della sua pronuncia e insieme dalla forte complessità delle situazioni proposte, ossessive e colte nella loro visionaria concretezza. Eccoci nel mistero dei simboli in cui siamo immersi, qui «la mente è una selva rischiosa / dove tutto si presenta e si nasconde». Eccoci di fronte al molteplice esprimersi della natura e dell’umana esistenza, nella loro condizione di precarietà, dove «noi siamo nube sfatta di pensieri», tra senso dell’amore e della morte, nell’ansia di una «vita non afferrata» e nell’oscuro presentimento di un passo oltre il suo limite. Leardini realizza la sua articolatissima meditazione lirica «lavorando con l’invisibile», ispirandosi alla tecnica della “maniera nera” per cui «il visibile si mostra per sottrazione». E lo fa coinvolgendo in un mondo acquareo varie realtà viventi, dai bambini vivi, morti e non nati, a loro volta «perduti vivi nell’enigma» […]
Isabella Leardini è nata a Rimini nel 1978. Ha pubblicato le raccolte di poesia La coinquilina scalza (Niebo/ La Vita Felice, 2004) e Una stagione d’aria (Donzelli, 2017). Insegna Scrittura creativa all’Accademia di Belle Arti di Venezia e da anni tiene workshop e laboratori di poesia in tutta Italia con il metodo pedagogico da lei stessa ideato, oggetto del saggio Domare il drago (Mondadori, 2018). Dal 2022 dirige il Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna; cura inoltre le collane di poesia dell’editore Vallecchi, per cui ha pubblicato l’antologia Costellazione parallela. Poetesse italiane del Novecento (2023).




