a cura di Rosanna Frattaruolo
EVENTO: poesia/Innesti umani/Torino/Salone del Libro/
Innesti umani dialoga con il nostro tempo in punta di voce, senza mai nominarlo, ma sfiorandolo con precisione emotiva. Parla di identità come di un corpo che cambia pelle, di amore come di una forza capace di incidere e salvare, di dolore come di una materia sensibile
che insegna. È una raccolta che invita il lettore a farsi presenza viva, ad abitare la poesia come esperienza trasformativa, non come riparo.
Queste poesie non promettono rifugio. Promettono mutamento e chi le attraversa ne esce diverso, più vicino a sé, necessario a sé stesso in una luce nuova. La raccolta, (a cura di Luca Ariano ed Emanuela Rizzo), verrà presentata nell’ambito del Salone del Libro a Torino, il 14 maggio 2026 presso Lingotto Fiere.Luca Ariano in dialogo con Mariangela Taccone; intervengono Rosanna Frattaruolo, Mario De Santis, Serena Rossi, Arianna Galli, Marco Mittica, Alfredo Rienzi, Giuseppe Langella, Gianfranco Lauretano.

Innesti Umani
A cura di Luca Ariano ed Emanuela Rizzo
Bertoni Editore
di Mario De Santis
Sono ripide le gocce e non diramano un pensiero, le distingue
la distesa dei parcheggi, i frigoriferi guasti e il ritardo
del mondo che le crede cristalli. Sul lato opposto del cielo
non c’è l’universo, solo un altro spiazzo, pulito e indifeso.
In mezzo una casa che resta, in cui non tornare di notte
se non per un sogno che lavora ad un albero. Le foglie
sono bianche, sciamano malate, come volti contagiati.
Come frutti, finiscono per appartenere di fatto a sé stessi,
appesi senza condanne, senza risposte: è il futuro, che si apprende
per vuoti e storie d’orfani. Che viene con la forza pura e sprecata
dell’acqua, che cade inutile sul quadrato immobile:
un campo in cui non si abita più. Dove si vive di prossimità.
La fuga alla cieca – e piantata, verso il basso, nella cenere
(che si cumula da incendi velenosi. Dice l’andare).
febbraio 2026 (work in progress)
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di Serena Rossi
Vita
Sotto cumuli di ceneri e spore
grigie materie inerti
vive vacanti prodotte dalla vita
si apre il panorama manna incandescente –
vita che apre varchi
canali e tunnel sotterranei dove passa
la linfa di noi
poveri esseri vivi a metà
reflussi subitanei di guerre nucleari,
passati e futuri.
Siamo le anime di chi resta al loro
passaggio come bulldozer degli abissi.
**
di Arianna Galli
Antropocene
La terra ha imparato il nostro nome
a memoria,
madre che conta i passi del figlio insonne.
Ma le sue vene di ghiaccio ora si aprono
e si sciolgono in sillabe d’acqua.
Sotto la pelle del mondo
abbiamo scavato specchi:
l’età della tecnica usura la Terra
con dominio
invece che vedere un dono e la madre.
L’aria si è fatta sottile,
la confessione è troppo lunga.
Respiriamo a pieni polmoni il carbonio,
non accade un’apocalisse improvvisa,
solo questo lento slittamento di continenti
e il sole che brucia.
Il disastro ama il silenzio.
Abbiamo dimenticato
di essere animali temporanei,
ospiti con le mani sporche.
Ora il mare sale sulla cicatrice;
nonostante il dolore continuiamo
inermi e brillanti,
a scaldare la notte
con il nostro stesso incendio,
chiedendoci
mentre tutto muta
quando è stato che abbiamo smesso
di ascoltare il battito
sotto i piedi.
**
di Marco Mittica
Il pozzo di Crizia
Attorno al pozzo di Crizia
non si ozia più: verrà
chiuso domani, di comune
accordo con Timeo, al quale
Proteo ha predetto in sogno
il ripetersi di una catastrofe
passata. Se fosse ancora vivo
riderebbe dell’oracolo…
Ma i morti non ridono: mangiano
fave e malva in silenzio, parlano
al buio, non temono biliorse.
Fu forse
contro atei e pagani che Orosio scrisse:
“Atalante aderente a Locri ed attaccata
alla terra fu dal repentino impeto del
mare scavezzata e ridotta in isola fu
desolata”.
**
di Alfredo Rienzi
Arse betulle e abeti non tremate
per questo vento guasto
io sto accucciato in voi
nel riparo la notte condiviso
con l’assiolo, praticherò il digiuno
e una veglia di fosforo
insieme ascolteremo
l’estremo sillabare delle scorie
**
di Giuseppe Langella
L’oracolo
Levava in faccia al mondo il suo lamento.
Fermo all’incrocio, si sgolava invano,
coperto dal frastuono ogni momento.
Nessuno più badava a quello strano
blaterare, solo alla strada attento.
Non c’era chi guardasse un po’ lontano.
Seguitava non inteso il memento
anche col verde, per dovere umano:
«Non uno ha dato peso al primo vento.
Vi spazzerà via tutti l’uragano».
**
di Gianfranco Lauretano
La liturgia della spesa.
Persone si sfiorano e non vedono
auto parcheggiate di fianco ai cassonetti
quasi non mi vedo neanche i piedi
e inciampo nell’asfalto del selciato
ingombro di plastica e cartacce.
L’Italia è un paese, dice Flaiano,
dove sono accampati gli Italiani – e con la stessa indifferenza fanno spesa
costellano le strade di rifiuti
e non vedono, non vedono nessuno.




