a cura di Rosanna Frattaruolo
Daniela Pericone della poesia dice
Il pensiero poetico non è mai slegato dal sentire, può essere lucido ma non freddo, consapevole eppure istintivo. Non tiene conto del tempo, agisce in un lento lavorio o irrompe all’improvviso. Se è vero che la poesia è un modo di stare al mondo, non bisogna temere pause o soste più o meno lunghe. Risponde con criteri imprevedibili a uno stimolo percettivo, fuori e dentro di sé. Si accende, fermenta, ricombina, finché qualcosa prende forma. Ora è un suono, una vibrazione, ora è un’immagine da tradurre in ritmo e struttura. La poesia lavora sotto il livello di coscienza, è un fiume carsico che scompare alla vista e non sai quando e dove emergerà.
Una poesia è qualcosa di intimo, personale, che tuttavia riguarda tutti. Mostra una visione, la prospettiva da cui si guarda il mondo, rifugge da ogni certezza. Parla con una lingua che ti somiglia, come un’impronta digitale impressa nell’aria.
La sua poesia ci dice
da L’inciampo, L’arcolaio, 2015
Mi chiami come se
t’avessi sottratto qualcosa
come se fosse toccato
a me trattenerti
mi guardi e non parli
dal tuo fondo di blu
come a spiegare che
è questo il colore del buio
un lampo d’algore l’inciampo
prima del nulla più oscuro
del pieno nel vuoto.
Il blu è solo
un bagliore del nero
l’ultimo aggancio
alla vita che già
adesso ti ha perso
più ignara e più stupida
senza un segno di te
senza te che la guardi
e la pensi e solo pensandola
diventa la vita che è
la non morte di me.
*
da La dimora insonne, Moretti & Vitali, 2020
La mia casa non respira
bisognosa com’è di solitudine,
in un tempo che è un seguito
senza fioritura solo indizi
di naufragio – ora si rincorrono
visioni, nulla era deciso eppure
preciso l’ordito, l’epilogo.
Andrò con queste acque
sotto le palpebre.
*
da Corpo contro, Passigli Editori, 2024
Ora la materia
restringe lo spazio
occupato dal corpo
la luce si mescola al fiato
detta le regole il respiro –
vita non vita, né strepiti né paure.
Siamo il gioco prediletto degli atomi
un continuo oscillare
sotto leggi comuni e opposte
direzioni, esclusi dal progetto.
Qualcuno ascolta o nessuno –
c’è una forza impareggiabile
nella solitudine.
Dicono di lei e della sua poesia
Giancarlo Pontiggia, nota di copertina di La dimora insonne, Moretti & Vitali, 2020
«Nel tuffo conta lo stile / la cima è l’ardore»: giunta al suo sesto libro, Daniela Pericone continua a serbarsi fedele all’idea di una poesia baluginante, preziosa, a volte oscura e impervia, fatta di metafore ventose e severe, di immagini misteriose, di barocche accensioni, di grumi di suoni che si caricano di un senso remoto e dimenticato, di slanci improvvisi che sembrano spezzare la trama ordinata dei giorni e immettere in un mondo di visioni pure, protette dalla scorza, forte e intensa, delle parole. Una poesia
fitta di corrispondenze e di trame epifaniche, e che pure affonda nella concretezza dello sguardo e del sentire, ricca com’è di vita quotidiana, di piccoli eventi naturali e umani, che devono però essere interpretati, ricondotti a un loro segreto originario, svelare un destino. Per questo La dimora insonne è un libro in cui le apparizioni si alternano alle sconfitte, le visioni ai naufragi: quel che si impone è il movimento della parola che sollecita forme più alte di verità, proprio come la terra, nella stagione invernale, «impetuosa reclama / il crepitare della brace / ancora viva, arroventata», covando le sue radici e sovvertendo il potere del gelo. Una poesia di grazia e ardore, povertà e magnificenza, che richiede lettori pazienti, capaci di mettersi in ascolto, e che per questo non delude: il lettore di questa Dimora insonne è posto infatti all’altezza dell’autore stesso, di una parola che lo guida poesia dopo poesia, e si fa soffio, vento, pioggia, «scorta d’oro» verso le regioni della notte e della vita.
Milo De Angelis, per Corpo contro, Passigli Editori, 2024
Daniela Pericone si aggira ai confini del vuoto, osserva le cose che non si compiono, le frecce che non raggiungono il bersaglio, gli uomini che non trovano più la loro casa. Il suo sguardo è affilato, preciso, implacabile, una diagnosi stringente sull’assenza e sulla solitudine, che noi possiamo superare solo per un attimo: istante fecondo che ci libera dall’assedio. E la parola “istante” ricorre in queste pagine, diventa una via di salvezza, porta con sé la vita precedente e la vita futura, le quali fondano la loro breve
alleanza contro il vuoto che, come scrive l’autrice, “a grandi falcate avanza”.
Bruno Galluccio, per Corpo contro, Passigli Editori, 2024
Una molteplicità di temi e di fuochi caratterizza e dà energia dinamica alla raccolta Corpo contro di Daniela Pericone. Siamo di fronte ad un’opera di marcato atteggiamento meditativo nei confronti dell’esistenza umana, che si va sviluppando in pagine di calibrata e coerente impostazione stilistica; pagine che offrono riflessioni, pongono interrogativi, danno luogo a contrappesi nei punti dove più lacerante è il dubbio o più ambivalente il ricordo. Il centro verso cui in maniera più o meno esplicita convergono queste riflessioni è l’interrogarsi sul senso dell’esistenza umana attraverso una introspezione che non fa sconti e si accompagna all’inevitabile domanda: chi sono io? e cosa diventerò?
Ne risulta un quadro variegato che non a caso inizia con una serie di testi sul tema dell’inutilità dell’essere al mondo, che può cedere alla tentazione di un atteggiamento di resa e non medicabile malinconia, e tuttavia è composto in maniera fluida e con equilibrio di toni. I ricordi dell’infanzia, degli ambienti e degli esseri viventi legati al passato irrompono all’improvviso e si alternano con istanze contrapposte: la tentazione di cambiare luoghi e compagni di viaggio e di trovare riferimenti diversi. La Pericone non ama i toni alti ed enfatici, questa lunga meditazione si svolge con misura ben studiata, con equilibri efficaci di tono e di metrica. Nel far questo l’autrice coraggiosamente apre sé stessa in laghi di consapevolezza e si apre verso il lettore con altrettanto coraggio, stabilendo una complicità nel porre la propria esperienza e invitando a percorrere la strada che a ciascuno è data di vivere. Lo stile è essenziale, la composizione perfettamente armonizzata anche quando tratta temi in apparenza distanti ma dalla evidente valenza metaforica. Si crea in tal modo un’atmosfera particolarmente densa, che riesce a tenere viva l’appartenenza ad un inquietante destino comune ma si mantiene in una dimensione che evita abissi o disperazione.
Daniela Pericone e i suoi poeti
Ogni lettura ha un ruolo importante nella costruzione della personalità poetica, anche gli autori che sentiamo meno affini influiscono, magari per contrasto, sul linguaggio. Poi, ci sono i poeti che risuonano in noi con maggiore intensità. Sono incontri basilari, che portano di volta in volta nuove sollecitazioni estetiche. Non sono pochi i nomi che ritengo, in diversa misura e variando nel tempo, per me decisivi: Dickinson, Rilke, Borges, Pessoa, Eliot, Char, Benn, Achmatova, Bishop, Strand, Larkin, e per gli italiani Leopardi, Gozzano, Sbarbaro, Montale, Caproni, Sereni, Cattafi, Calogero, Rosselli, Sanesi, Insana, Oppezzo e, scomparso di recente, Cagnone.
In dono a Daniela e ai lettori di Il Tasto Giallo, I venti infruttuosi di Lorenzo Calogero da Avamposto. Uno specchio di salvezza. Per Lorenzo Calogero, serie II – n. 3 – dicembre 2025.
I venti infruttuosi
I venti infruttuosi e ciò che scrivo
la figura oscura della morte
sull'erba ancora tenera e nascente,
fermi erano una parte del tuo sangue
modico. Pure se la beltà declina
e rigidamente erra sulle tue labbra
libere, non è più che un moto.
Parallelamente si avvicina
ad un cenno tuo debole un centro
d'un tuo sogno. Era quiete
della vigilia la tua sera,
la notte del tuo sonno e il vuoto
Daniela Pericone è nata a Reggio Calabria nel 1961, vive a Torino. Ha pubblicato i libri di poesia Passo di giaguaro (Il Gabbiano, 2000), Aria di ventura (Book Editore, 2005), Il caso e la ragione (Book Editore, 2010), L’inciampo (L’arcolaio, 2015), Distratte le mani (Coup d’idée, 2017), La dimora insonne (Moretti & Vitali, 2020). Il suo libro più recente è Corpo contro, pubblicato per Passigli Editori nel 2024, vincitore del Premio Guido Gozzano 2024 e finalista ai premi Europa in Versi, Camaiore-Belluomini, Poesia Onesta, Città di Como, Lorenzo Montano nel 2025. Del 2023 è la plaquette bilingue Lumină scrisă/Luce scritta, con traduzione in romeno di Eliza Macadan (Bacău, Cosmopoli). Nel 2024 l’editore Macabor ha dedicato alla sua poesia il volume Secolo Donna 2024. Daniela Pericone e la vita dell’altrove. Scrive testi di critica letteraria ed è redattrice di riviste e siti dedicati alla poesia (Laboratori Poesia, Larosainpiu).
La foto di copertina è di Alessandro Mancuso




