a cura di Rosanna Frattaruolo
da Noi resi a noi stessi (Juvenilia), Nicolodi editore, Rovereto 2003
II
Poco ha importanza
il nome delle cose
l’orma che si lascia il seme
che indura
e non germoglia.
*
XIII
Ai vetri
filamenti di piombo e stagno
barriere d’alberi.
La stanza – come mano usata –
e sui muri segni e misure
Allora
– così violenta –
la nostra solitudine.
*
XXII
L’albero esangue. Fu un’altra voce
a invocare la riva
che sfuggiva
avvilita
avanzavo verso la spiaggia
dove la barca nostra
si è arenata.
***
da Il giorno fermo
(“All’insegna del pesce d’oro”, Scheiwiller, Milano 1973)
II
Dopo l’arsura
l’argine informe
l’avanzare sulla pagina
sgombra
come terre all’alba.
Più avanti – lontano –
cielo dalle basse nubi
sbarrano il giorno
senza figure del giorno.
*
La Muraglia
III
Per terre senza acqua
che la creta imbianca
avanziamo
ci accostiamo alla muraglia
così fredda
e improbabile
nel rigore delle rocce.
Contro il cielo in fiamme
il vento
il respiro che si sfalda.
*
Il giorno fermo
I
Per sentieri sommersi
il sonno delle pietre
e del deserto.
E ora questo vento che delima
nell’atto di morire
questo vento che penetra
e dilaga.
Il volto della terra inalterato.
*
La torba
IX
Attraverso la scorza delle cose
il grigiore delle mura.
Come radici che affondano nei solchi
sino alla falda
alla verde vena dell’acque.
Per strappare alla terra
un segno
una misura.
Così insufficiente
la nostra voce.
***
da L'incisione dura
(“All’insegna del Pesce d’oro”, Scheiwiller, Milano 1977)
Il fuoco memoria del fuoco
I
Il fuoco memoria del fuoco.
Forge
forni catalani
incudini magli
dove il ferro si estingue
e avviva.
Di notte la fucina
avvampa
il mantice
del mio respiro
profondo.
E il ferro colpito
fucinava catene
e le catene
vertebra per vertebra
smembravano anelli
giorni e anni.
*
Perdita del centro
VII
Sotto un cielo senza promesse
annotta.
Eyzahut si staglia
Eyzahut
dai seni grevi dal ventre
che affonda
nelle viscere della terra.
Eyzahut
alte tavole della legge
maestosa
***
da Omphalos
(Editrice Nuovi Autori, Milano 1987)
VII
Stazione di Orange.
Nel sole radente
sul pietrisco
fra putrelle
e vischiose traverse
una garza
lisa intrisa di sangue
oscuro
connubio preludio
di vita che si aggruma
nella putrescenza dell’attesa.
*
XVI
Stanchi / ci stacchiamo
irrazionali / ci disperdiamo.
E sempre nel profondo, all’interno
di noi la morsa
dove l’Uno s’aggruma
ansante / pulsante.
Come ventre di serpe
il soffio
della paura.
*
Setticlavio per uno scultore
Il fuoco memoria del fuoco.
Incudini forge magli
forni
dove il ferro si sfaglia
e avviva.
Relitti grovigli di braccia
e rame
affossati nei fondali.
Le nostre arterie arse
hanno ruggine
che brucia ancora.
***
da La parola muta
(“All’insegna del Pesce d’oro”, Scheiwiller, Milano 1995)
III
Scrivere cedendo alla docilità
duplicità delle linee
al ritmo dell’angoscia.
Scrivere con fili d’assenzio
e stille di pioggia
lontano
su ghiacciai innevati
per estrarre il silenzio.
*
da Reciproco.
Poesie dell’Autrice tratte da Giuseppe Caracausi,
Delfina Provenzali, Reciproco, Ed. L’Ancora, 2009.
Courtesy Giuseppe Caracausi
(Edizioni del Porticciolo 2009)
Sistemi semplici
nelle alghe azzurre
nell’area di Broca.
Filiere fili filamenti
si attorcono
attaccano la pietra.
Si dipanano in un poi
nell’azzardo
dei nostri pensieri.
*
Cambiò il profilo dinamico
l’indecisione delle dune.
Dubbi rotolarono
come massi dalle cime.
L’erosione dei secoli
silente.
Luca Pizzolitto. E in me la parola, trama del sogno, si lacerai. Sulla poetica di Delfina Provenzali
[…] La poetica di Provenzali è un cammino irto, spigoloso, che attraversa il deserto e giunge a ciò che rimane oltre il deserto stesso, al di là del mondo minerale, biologico, chimico; un incedere lento, rappresentato da frammenti, rovine sopravvissute alla catastrofe.
Il verso della poetessa si fa, nel corso degli anni, sempre più rarefatto, scolpito, scavato nella carne di un’essenzialità senza compromessi; una poesia che immortala ciò che sopravvive alla distruzione, ciò che rimane in piedi.
È un andare inesorabile, quello della Provenzali, verso la parola muta, verso il mistero inconoscibile del silenzio, genesi e conclusione della parola (in particolar modo di quella poetica); è un percorso che contempla la sottrazione, l’inaridimento del verso nel tentativo di avvicinarsi e lasciar emergere ciò che non si può, non si riesce a dire. (Là dove le parole / non hanno più spazio / un flauto infrange l’alta dimora / del silenzio.) Leggendo per intero questa raccolta che comprende tutte le poesie che Delfina ha scritto in vita, si può spesso incontrare una dimensione umana e, al contempo, spirituale che diventa, raccolta dopo raccolta, lo spazio intercorso tra il silenzio del “balbettio” e quello del “rantolo”, (è) lo spazio essenziale e avaro delle necessità e della vita. La parola degli scritti giovanili, più aperta e delicata, con un filo appena di sorriso e di pianto, si inaridisce sempre più fino a raggiungere l’ostinato tentativo di un dire l’indicibile così vicino al silenzio, al vuoto e che, come scrive Finzi, contiene un valore etico e individuale, disperato e conturbante.
[…] Le parole si fanno simboli di qualcosa di impalpabile, inafferrabile, in perenne equilibrio sull’abisso del nulla – la soglia eterea tra luce e buio, attesa e compimento, vita e trascendenza. Le parole si fanno spigoli, spine, cardi puntuti il cui obiettivo non è però ferire quanto semmai proteggere il delicatissimo fiore che cresce sull’orlo scosceso dell’abisso.
Il bocciolo più bello, più profumato, più fragile.
Mariella De Santis. Salutare Delfina attraverso Alberto Provenzali
[…] Alberto Provenzali ha accettato di incontrarmi per una conversazione intorno a Delfina Provenzali Richieri, sua madre. È un uomo nell’età grande, come direbbe Gabriella Caramore, ma attivo su tanti fronti e molto lo impegna l’equità di genere. Lo deve a sua madre, in qualche modo. Sì? Sì, mi risponde, lei è stata una madre splendida, una donna che ha tenuto insieme le sue passioni ma forse chiusa in una contraddizione che non le ha permesso di esprimere tutto quello che poteva. Eppure, dico, io da giovane la tenevo come esempio di donna che ha governato tutto quello a cui teneva con equilibrio e determinazione. Per quanto lei stessa mi diceva che le aveva fatto difetto l’ambizione e aveva avuto eccesso di timidezza. Alberto Provenzali mi guarda, cerca tra quello che dico le cose che sa, che riconosce, ne trova altre che mi propone, con la sua misura attenta e affettuosa, mi dice: Non era una donna di ideologia. Ecco come sono i Provenzali, penso io… con una frase ti dicono tutto quello che serve. Come faceva Delfina con la sua poesia.
Ah, ecco sì, in casa cosa sapevate della scrittrice, della poeta? Mah, sapevamo che amava la poesia, sì che scriveva ma era una cosa della mamma… la mamma scrive. Come tante sue cose le si sapeva ma poi le teneva per sé. La immagino Delfina che accende una Gitanes, si chiude in studio a scrivere dopo essersi assicurata che gli altri fossero a posto. Accarezza la sua collezione di pietre, guarda le belle gravure appese alla parete e lavora, in silenzio. Finisce, torna tra gli altri, come se non fosse passata da quella strettoia dello scrivere, del tradurre. Sì, mi risponde Alberto, più o meno così. Ricorda che a volte era triste e diceva di piangere per il dolore del mondo che non poteva contenere. Alberto racconta che a Torino, prima del trasferimento a Milano, la loro casa era frequentata da tante vivaci amicizie di Delfina, artisti, attori tra cui Emidio Greco, Roberto Bisacco, Alighiero Boetti. Non ha memoria, naturalmente, delle conversazioni ma ricorda l’atmosfera, viva, briosa […]
I curatori:
Mariella De Santis è nata a Bari nel 1962. Vive tra Roma e Milano. Poeta, scrittrice, drammaturga e curatrice di opere letterarie tra le quali un’antologia di poesia di Oretta Dalle Ore. Ha tradotto le poesie di Anthony J. Robbins e collaborato alla traduzione dei testi di Bernard O’Donoghue. Vice direttice di Dromo, rivista per un terzo pensiero, è direttiva della Società Italiana delle Letterate.
Luca Pizzolitto nasce a Torino il 12 febbraio 1980, città dove attualmente vive e lavora come educatore professionale. Crocevia dei cammini, Getsemani e Prima dell’estate e del tuono sono i suoi ultimi libri pubblicati, tutti con l’editore peQuod. Del 2025 è la plaquette deserti. Per la suddetta casa editrice è direttore della collana di poesia “Portosepolto”. Per i tipi de Ilglomerulodisale la collana di plaquette “Amorgos”. Ha fondato il blog poetico “Bottega Portosepolto”. Collabora con i blog “L’estroverso” e “La poesia e lo spirito”, con le riviste on line “Poesia del nostro tempo” e “Ytali” e con la casa editrice puntoacapo.




