di Ivan Pozzoni

Osservare per trasformare: la sociologia come pratica dello sguardo

La sociologia di Jessie White Mario nasce da una particolare posizione conoscitiva: quella di una donna inglese divenuta interprete militante dell’Italia, capace di guardare la società italiana dall’interno senza rinunciare alla distanza critica dello sguardo esterno. La documentazione esaminata insiste su questo elemento: dopo il Risorgimento, l’attività di White Mario si concentra sull’osservazione della società, sulla denuncia delle ingiustizie e sulla ricerca di interventi concreti.


La sua scrittura assume una funzione che definiremmo, insieme, sociologica, giornalistica ed etnografica: raccoglie dati, attraversa luoghi, interroga istituzioni, compara sistemi, verifica statistiche, registra comportamenti e trasforma l’osservazione in proposta. Il centro di questa metodologia è La miseria in Napoli, pubblicato a Firenze da Le Monnier nel 1877. White Mario non costruisce semplicemente una rappresentazione letteraria della povertà: costruisce un dispositivo di conoscenza. La città diventa un campo d’indagine nel quale spazio, corpo sociale, istituzioni, economia, genere e linguaggio politico sono reciprocamente leggibili. La stessa autrice esplicita il problema epistemologico della ricerca: «Quanto torna facile scoprire e rivelare i mali esistenti in una società altrettanto parmi difficile suggerire i rimedii specifici» (La miseria in Napoli, Le Monnier, 1877, 44). La frase contiene una precisa teoria della conoscenza sociale: la diagnosi è insufficiente senza la progettazione del rimedio. Qui emerge una prima struttura pragmatica del testo.
L’enunciato non svolge soltanto una funzione assertiva; produce una stance, cioè una posizione epistemica e morale, e prepara un directive speech act: conoscere deve condurre ad agire. Il testo procede frequentemente attraverso sequenze di assertion, evaluation e directive: constatazione, giudizio, proposta. La scrittura non rimane descrittiva perché l’atto linguistico tende continuamente verso l’intervento. Quando White Mario scrive «a male pubblico, pubblico rimedio» (La miseria in Napoli, Le Monnier, 1877, 32), condensa in una formula aforistica una teoria della responsabilità pubblica. Il parallelismo sintattico produce un effetto di necessità: male e rimedio vengono collocati nello stesso spazio semantico, mentre l’aggettivo pubblico trasforma la sofferenza individuale in questione collettiva. La sociologia white-marianiana procede quindi attraverso indexicality: i luoghi, le istituzioni e le pratiche rimandano a strutture sociali vaste. Napoli non è soltanto una città osservata; diventa un indice della qualità dello Stato. La distinzione fra quartieri, gruppi sociali, forme di assistenza e circuiti della ricchezza permette di passare dal dettaglio alla struttura. In questo senso è significativa l’affermazione secondo cui le divisioni sociali restano «tuttora di fatto e perfettamente individuate» (La miseria in Napoli, Le Monnier, 1877, 44). ( Wikisource ) Il lessico della verifica – ci accertammo– conferisce alla testimonianza una funzione di evidentiality: l’autrice segnala che la sua conoscenza deriva dall’esperienza diretta e dalla verifica, non soltanto dalla tradizione discorsiva. Questa posizione trova un importante precedente in Alexis de Tocqueville, contemporaneo intellettuale di White Mario. Nell’edizione UTET curata da Nicola Matteucci, Tocqueville osserva: «nessuna mi ha maggiormente colpito dell’uguaglianza delle condizioni» (La democrazia in America, UTET Libreria, 2007 [1835], 15). Il punto di contatto è metodologico: entrambi osservano la società attraverso le relazioni fra condizioni materiali, istituzioni e comportamenti. La differenza riguarda la direzione dello sguardo. Tocqueville interpreta l’uguaglianza come principio generatore della società democratica; White Mario parte dalla disuguaglianza concreta e cerca gli strumenti per correggerla. La stessa logica comparativa attraversa la formazione di White Mario. La documentazione sottolinea i frequenti confronti fra Inghilterra e Italia, dai quali derivano giudizi sulle istituzioni, sulla condizione femminile, sulla povertà e sull’amministrazione. La comparazione produce un reframing: ciò che la consuetudine rende invisibile viene restituito alla percezione come problema. È un meccanismo che oggi potremmo leggere anche attraverso le scienze cognitive: l’esposizione a un diverso schema sociale modifica il frame con cui vengono interpretati i dati dell’esperienza. La sorpresa diventa conoscenza; la conoscenza diventa giudizio; il giudizio diventa possibilità d’intervento.

Dalla descrizione alla responsabilità: genere, istituzioni, arte e politica

La sociologia di Jessie White Mario acquista pieno rilievo quando il suo oggetto diventa il rapporto fra istituzioni e soggetti vulnerabili. L’autrice non considera la povertà come semplice deficit economico. Essa appare come il risultato di sistemi amministrativi, rapporti di potere, accesso diseguale all’istruzione, esclusione professionale e cattiva gestione delle risorse. La sua critica si concentra quindi sulla struttura, sulla agency e sulle possibilità di trasformazione. Un esempio decisivo riguarda il patrimonio destinato all’assistenza. White Mario sostiene che il povero sia «anche defraudato di ciò che è suo» e collega la riforma delle istituzioni assistenziali a un principio di restituzione (La miseria in Napoli, Le Monnier, 1877, 273). L’espressione «ciò che è suo» modifica radicalmente il frame della beneficenza: l’assistenza non è presentata come concessione benevola dall’alto verso il basso; diventa una questione di diritto, amministrazione e giustizia distributiva. Sul piano pragmatico, il possessivo suo svolge un ruolo fondamentale: attribuisce al povero una soggettività giuridica e politica che il linguaggio paternalistico tendeva a cancellare. La stessa trasformazione riguarda le donne. White Mario individua nell’istruzione professionale uno strumento di emancipazione e di riorganizzazione delle istituzioni. La domanda «Perchè non una Scuola normale per le infermiere?» (La miseria in Napoli, Le Monnier, 1877, 262/276) è formalmente interrogativa, pragmaticamente direttiva. Non cerca una risposta informativa: sollecita un’azione politica. La rhetorical question diventa un dispositivo di mobilitazione. Il passaggio è importante per una lettura di sociologia e antropologia dell’arte. White Mario utilizza la forma letteraria non come semplice ornamento, come tecnologia di percezione sociale. Il parallelismo, la ripetizione, la domanda retorica, l’antitesi, l’elenco amministrativo e il confronto geografico organizzano la percezione del lettore. Il testo produce una sorta di aesthetic framing: la forma stessa orienta l’attenzione verso ciò che la società tende a rimuovere. La scrittura diventa una pratica di visibilità. Da questa prospettiva, l’arte non coincide con l’opera autonoma separata dalla società. La pagina agisce nello spazio pubblico. L’estetica della testimonianza diventa una forma di politica dell’attenzione. White Mario costruisce un lettore chiamato a vedere, giudicare e prendere posizione.
Il suo stile diretto, rilevato nel documento come una delle caratteristiche della sua comunicazione, possiede una precisa funzione sociale. La frase «instauratio ab imis fundamentis» (La miseria in Napoli, Le Monnier, 1877, 89) sintetizza questa concezione radicale della riforma. Il latino introduce un register shift: dal linguaggio descrittivo dell’inchiesta si passa a un linguaggio programmatico e quasi manifesto. La riforma deve riguardare la struttura profonda dell’istituzione. La sociologia diventa una critica delle forme organizzative che producono determinati comportamenti. White Mario entra in dialogo con Herbert Spencer, che conosce e cita direttamente nel libro. The Study of Sociology, pubblicato da D. Appleton nel 1873, insiste sulla necessità di studiare la società come processo storico e sulle difficoltà che l’osservatore deve superare. White Mario riprende precisamente questa esigenza quando invita a studiare l’origine storica delle istituzioni e a confrontare i fatti prima di proporre una riforma. Nel suo testo compare infatti un’ampia ripresa delle riflessioni di Spencer sulla «graduale» trasformazione sociale (La miseria in Napoli, Le Monnier, 1877). Il confronto con John Stuart Mill è significativo. In On Liberty, Mill formula il principio secondo cui «the individual is sovereign» su corpo e mente (On Liberty, Penguin Classics, 2003, 81).
White Mario porta questa centralità dell’individuo nel campo dell’azione sociale: educazione, lavoro, salute, assistenza e cittadinanza devono ampliare le possibilità effettive di autodeterminazione. La documentazione rileva esplicitamente l’influenza di Mill sulla formazione del suo liberalismo democratico e sociale. Più diretto è il confronto con The Subjection of Women. Mill scrive che la subordinazione legale delle donne costituisce «one of the chief hindrances to human improvement» (The Subjection of Women, Reader and Dyer, 1869, 1). White Mario traduce questa medesima questione nel terreno delle istituzioni: l’esclusione femminile dall’istruzione e dalle professioni significa perdita di competenze sociali e spreco di agency. La sua domanda sulle scuole per infermiere e direttrici mostra una politica concreta dell’emancipazione. A questi riferimenti si deve aggiungere Carlo Cattaneo, la cui attenzione ai nessi fra territorio, istituzioni, economia e sviluppo offre un ulteriore termine di confronto. Notizie naturali e civili su la Lombardia, pubblicato da G. Bernardoni nel 1844, costruisce il territorio come intreccio di dati naturali e organizzazione civile.
White Mario opera secondo un procedimento affine: lo spazio urbano è letto come prodotto storico, amministrativo e sociale. Mazzini costituisce invece il riferimento etico-politico. La prospettiva mazziniana sull’educazione e sulla responsabilità civile permette di comprendere la componente pedagogica dell’opera white-mariana. La differenza risiede nella maggiore insistenza empirica di White Mario: l’idea politica deve passare attraverso l’inchiesta, la statistica, il sopralluogo, la testimonianza e la proposta amministrativa. Un sesto termine di confronto deve essere individuato in George Dawson, il predicatore liberale che, secondo il documento, influenzò profondamente la giovane White Mario. Dawson concepiva la conoscenza religiosa come strumento per trasformare «la vita quotidiana delle persone e le istituzioni». È un principio che White Mario trasferisce progressivamente dalla formazione morale alla sociologia civile: il sapere acquista valore quando produce conseguenze nella vita collettiva. La neuroscienza contemporanea permette di precisare questo funzionamento senza attribuire anacronisticamente a White Mario categorie che le appartengono soltanto a posteriori. La sua prosa ricorre a salience, contrasto, ripetizione e cambiamento di prospettiva: meccanismi che, sul piano cognitivo, favoriscono orientamento attentivo, memoria e valutazione. Il lettore viene condotto da una percezione astratta della povertà verso una rappresentazione organizzata in luoghi, persone, istituzioni, cifre e responsabilità. La forza della pagina deriva anche da questa architettura dell’attenzione. Il testo diventa così un laboratorio di social cognition. L’altro non viene presentato come figura astratta della compassione: viene collocato dentro reti istituzionali e relazionali. La sociologia white-mariana possiede quindi una componente antropologica: osserva come gli individui vengono definiti dalle categorie sociali, come le istituzioni producono ruoli, come il linguaggio stabilisce gerarchie e come le pratiche quotidiane rendono visibili o invisibili determinati soggetti.

Una sociologia della visibilità: il lascito di Jessie White Mario

Il punto originale della sociologia di Jessie White Mario consiste nella fusione fra osservazione e responsabilità. La sua inchiesta non nasce dalla neutralità dell’osservatore distante. Nasce da una presenza fisica nei luoghi, dalla verifica delle informazioni, dal confronto internazionale e dalla convinzione che la conoscenza sociale debba avere conseguenze pubbliche. Il documento mostra con chiarezza questa continuità fra le diverse fasi della sua vita: militante, infermiera, giornalista, corrispondente, scrittrice, biografa, insegnante. La sua scrittura procede attraverso una serie di speech acts che costruiscono progressivamente una responsabilità collettiva. «A male pubblico, pubblico rimedio» stabilisce il principio; «necessario mutare sistema» individua il livello della trasformazione; «Qui sta uno dei mezzi graduali, effettuabili, evidenti» traduce il principio in programma (La miseria in Napoli, Le Monnier, 1877, 262/276). Il movimento retorico è coerente: diagnosi, responsabilità, riforma. Anche l’uso delle statistiche è significativo. White Mario non accetta automaticamente il numero come prova conclusiva; insiste sulla necessità di comparare serie diverse e di inserirle nella storia delle istituzioni. Questa cautela anticipa una concezione riflessiva della ricerca sociale: il dato non parla da solo, viene interpretato attraverso un frame e deve essere confrontato con altri dati. In questa prospettiva la sociologia di White Mario si colloca fra empirismo, giornalismo d’inchiesta e critica istituzionale. La politologia dell’arte consente di leggere un ulteriore elemento: il testo costruisce una sfera pubblica alternativa. Attraverso la pubblicazione, la testimonianza e la forma letteraria, l’autrice trasferisce questioni amministrative e sociali nello spazio della discussione collettiva. L’arte della scrittura diventa una forma di agenda setting: decide quali problemi debbano essere visti, nominati e discussi. La pagina produce così una politica dell’attenzione prima ancora di produrre una politica delle soluzioni. Questo aspetto permette anche di comprendere la sua posizione nella storia culturale del Risorgimento. White Mario appartiene a una generazione nella quale letteratura, giornalismo, militanza politica e costruzione della cittadinanza sono profondamente intrecciati. Il suo lavoro non si limita alla memoria dei grandi protagonisti dell’Unità: dopo il 1861 sposta lo sguardo sulla società concreta, sulle istituzioni e sulle conseguenze sociali della nuova organizzazione statale. La sua sociologia, infine, contiene una precisa teoria dell’emancipazione. I soggetti socialmente esclusi devono diventare visibili; le donne devono accedere all’istruzione e al lavoro; il patrimonio assistenziale deve tornare alla sua funzione; le istituzioni devono essere giudicate attraverso i risultati prodotti. La riforma non è, quindi, un gesto astratto: è un processo di redistribuzione della possibilità di agire. Guardare la società significa, per lei, assumersi la responsabilità di ciò che si è visto. La sua pagina trasforma la descrizione in domanda politica e la domanda politica in progetto civile. La sociologia diventa una forma di cittadinanza; la scrittura diventa uno strumento per rendere visibili persone, luoghi e problemi che il discorso ufficiale tendeva a lasciare ai margini. In questa prospettiva, il vero centro de La miseria in Napoli non è soltanto la miseria. È il rapporto fra conoscenza e responsabilità. White Mario insegna che una società deve essere studiata attraverso le sue strade, i suoi bilanci, le sue istituzioni, le sue leggi e le sue parole. Quando questi elementi vengono messi in relazione, la letteratura smette di essere soltanto rappresentazione e diventa una forma concreta di intervento civile.


Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha introdotto in Italia la materia della Law and Literature. Ha diffuso saggi su filosofi italiani e su etica e teoria del diritto del mondo antico; ha collaborato con con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2007 e 2018 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen, Scarti di magazzino, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Cherchez la troika e La malattia invettiva con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il Guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni. È stato fondatore e direttore della rivista letteraria Il Guastatore – Quaderni «neon»-avanguardisti; è stato fondatore e direttore della rivista letteraria L’Arrivista; è stato direttore esecutivo della rivista filosofica internazionale Información Filosófica; è, o è stato, direttore delle collane Esprit (Limina Mentis), Nidaba (Gilgamesh Ed.) e Fuzzy (deComporre). Ha fondato una quindicina di case editrici socialiste autogestite. Ha scritto/curato 150 volumi, scritto 1000 saggi, fondato un movimento d’avanguardia (NeoN-avanguardismo, approvato da Zygmunt Bauman), con mille movimentisti, e steso un Anti-Manifesto NeoN-Avanguardista, È menzionato nei maggiori manuali universitari di storia della letteratura, storiografia filosofica e nei maggiori volumi di critica letteraria. Il suo volume La malattia invettiva vince Raduga, menzione della critica al Montano e allo Strega. Viene inserito nell’Atlante dei poeti italiani contemporanei dell’Università di Bologna ed è inserito molteplici volte nella maggiore rivista internazionale di letteratura  Gradiva. I suoi versi sono tradotti in francese, inglese e spagnolo. Nel 2024, dopo sei anni di ritiro totale allo studio accademico, rientra nel mondo artistico italiano e fonda il collettivo NSEAE (Nuova socio/etno/antropologia estetica).

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