di Antonio Corona
di MARCO CORSI
*
ho visto la morte diverse volte
e quasi mai era violenta, eccetto forse
nel caso di piccoli ricci, o tassi, oppure
rospi di media e grossa taglia. allora
mi chiedo, cuore mio, perché ancora
ti spauri dinanzi alla fine naturale
delle cose, perché non ti rassegni
a chiudere gli occhi insieme
alle persone care, perché mai
ti tradisci gonfiando d'aria
l'impressione di non aver più,
non aver mai, non aver sempre?
*tratta dal libro La materia dei giorni - Edizione Magni, 2021
di STELVIO DI SPIGNO
Il coniglio di casa
Mi abituerò a vedere la gabbietta vuota
dove facevi le tue evoluzioni
perché va detto che anche un coniglio molle,
come diceva Catullo, è capace di rigirarti il cuore,
e quando se ne va il mondo è ancora più vuoto.
non è semplice parlare da donnetta
come faccio da sempre perché il dolore
è il solo amico dell'uomo in questa vita.
Ma non più amico di te quando prendevi
il bastoncino di legno infastidito
e lo gettavi oltre il recinto della prigione.
Ci siamo tutti dentro, amico topo bianco,
ed ora tu puoi saltare nella luce
candida del tuo pelo, mangiando a sazietà
il quadrifoglio della fortuna
di chi non è mai nato e mai nascerà.
*tratto dal libro Formazione del bianco, Edizione Manni, 2007.
di ELISA DONZELLI
esercizi di disegno
sono a colori i disegni che ho conservato
con le figure di genere femminile
il foglio in posizione verticale
per fare spazio alle gonne
di ballerine e regine,
le braccia lungo i fianchi
e la vita stretta a spingere verso
la punta dei piedi
mai appoggiati
completamente a terra
mai en plissé.
La parte più difficile
veniva alla fine,
era fare l’occhio
e poi l’altro occhio
che non era mai uguale
a se stesso, in linea
con il taglio dell’altro.
È con te che ho ripreso
il tratto delle cose
tra i tuoi animali strani
le tue crasi di specie
rare mai ritratte in posizione
frontale – wolpertinger
taueret mapinguari
testa d’ippopotamo
coda di coniglio.
Hai spazio di profilo
per un unico sguardo
non puoi vedere
cosa c’è dall’altra parte,
per questo quando sei nato
ho faticato a scegliere
il tuo nome.
*tratta dal libro album, Edizioni Nottetempo, 2021.
di FLORINDA FUSCO
*
seduta sul letto
intorno al corpo farfalle scure
l'orologio a pendolo è fermo
come i miei piedi
una cantilena attraversa il corpo, la stanza
sul comò un cappello
e la scatola della memoria sigillata
lettere dell'alfabeto
perforano la scatola
il mio trucco si scioglie
cola sul corpo, nella stanza
le ginocchia nude
inchiodate
aspetto che le farfalle trasportino il mio corpo
e lo servano agli ospiti sul vassoio del thé
* tratta dal libro Tre opere, oedipus edizioni, 2009.
di FABRIZIO LOMBARDO
Ho dimenticato ancora una volta le coordinate per la crudeltà.
Riprovo con i vetri aguzzi, il ghiaccio tra i denti,
l'incertezza/la resa. Abito vestiti soliti.
Con poche sfumature di grigio e di nero
per mimetizzarmi meglio con la ghiaia davanti casa.
*tratto da Coordinate per la crudeltà, Rosada, Kurumuny, 2018.
di NEFELI MISURACA
Ci vuole coraggio, cuore di pietra.
Sguardo da leone. Alzarsi sulle punte
e spogliarsi di tutto, vestirsi di altro;
pavoneggiarsi su strascichi immensi
senza paura d’inciampare.
Ci vuole il cuore di una pianta, l’immenso
animo di acqua e di sole, senza altro che fiori
e clorofilla e silenzio per sempre
per avere il coraggio che serve,
tutta la forza di non emettere suoni.
E ci vuole il sangue di una salamandra,
la lingua fredda di un camaleonte
e il vestito bianco di una mantide
per prendere borsetta e rossetto,
controllare il gas e le chiavi
e uscire in strada.
*in via di pubblicazione
di DAVIDE ROMAGNOLI
1.
Parlare del niente, comprendere il niente
e osservare tutte le facce del nostro essere:
coriandoli del vento appena passato
scivolati via veloci nei cortili delle nostre case.
Un paio di fogli allungati da un riflesso,
soffio di vento di una qualche marea,
bruciati come castagne in un secchio
fumano Novembre e giornali di ieri l’altro,
Intanto che capiamo come usare il respiro
e i colori che ci restano per pitturare
le pagine del nostro domandarci ancora
e fino alla fine cosa abbiamo da dire
per vivere insieme a tutto quello che passa
e che passerà, forse, anche di qui.
* tratto da Il silenzio delle pagine sfogliate, Marco Saya edizioni, 2020.
di SILVIA ROSA
5.
Dopo l’estate in maschera,
taciuto ogni dissenso, ci disponiamo
nell’attesa di una nuova recita:
la stessa trilogia della foglia,
dal ramo tenero al secco senza
linfa, planando sull’asfalto.
Come siamo stanchi, mille miglia
intorno al sole per ritrovarci ancora
al punto di partenza, un mattino
in coda a un semaforo, spenti
gli occhi dentro l’ultimo lampione,
pronti a cedere il guizzo delle cellule
al balletto su tastiere di odio
e rabbia, poi un coagulo –no signal–
il senzaluna della notte ficcato
nelle vene della retina, lo stop passato
troppo in fretta per schivare l’alba
* tratta da "Tutta la terra che ci resta", Vydia Editore, 2022.
di FRANCESCA SERRAGNOLI
1.
Svaligiami con cura
le cinghie aprono farfalle
scendi a rovistare
fra topi e perle vecchie
apri le noci
sono vino fermo e ascolto.
Occorre poco raggio
per fare taglio
entrarmi accanto
visitare.
Entra la sera
sale un bisturi lento
domani il vento
le siepi faranno calce, stordiranno i cani
cadranno attese da filari.
La terra sa
quel che accade
a un fiore.
Tratta da "Il fianco dove appoggiare il figlio", Nuova Edizione, Raffaelli, 2012
di CHRISTIAN SINICCO
I ritmi del tempo
sotto il porticato di uva fragola
ho rotto i gusci di queste mandorle
con i sassi, per tutta la mattina,
senza guardarti mentre cucinavi
e prima di pranzare sulla terrazza
ho immaginato dove fissare
quelle funi arancioni delle barche,
tra un palo e l’altro, per poi appenderci
le conchiglie e le pietre, con i buchi
i ritmi del tempo che si scontrerà
con il bisogno di sentirti ancora
* tratta dal libro Ballate di Lagosta, Donzelli editore, 2022.
dall’intervista a cura di Silvia Rosa su “Poesia del nostro tempo” alla curatrice del volume Alexandra Zambà.
È stata da poco pubblicata per le Edizioni Germanos (Salonicco, Grecia) l’antologia bilingue “Poesia del nostro tempo/ “ΠΟΙΗΣΗ ΤΟΥ ΚΑΙΡΟΥ ΜΑΣ. Dieci giovani poeti italiani (1968-1988)”, di cui sei stata curatrice e traduttrice dei testi dall’italiano al greco: puoi svelarci i dettagli di questo progetto editoriale che getta un ponte tra le sponde dell’Italia e della Grecia?
Il progetto di un’antologia di giovani poeti italiani tradotti in greco covava in me da qualche tempo. Nell’inverno del 2022 ho definito i termini della sua costruzione a partire dall’età che accomunava i poeti, nati tra il 1968 e il 1988. L’idea dell’antologia di poesie che ho raccolto lungo l’Italia era eccentrica rispetto alle mode culturali dominanti. Non avevo in mente la selezione di una serie di poeti per definire una crestomazia didattica, una raccolta di poesie di poeti riconosciuti dai critici, bensì un’antologia nel significato etimologico greco: “scelta di fiori”, fiori fioriti lungo la mia strada. Insomma, non un’esplorazione critica, ma un viaggio avventuroso accanto a tanti giovani che hanno scelto negli ultimi decenni di esprimersi e comunicare, conoscere il proprio mondo interiore e conoscere il mondo grande e terribile, attraverso la poesia. È in atto una esplosione poetica giovanile che mi ha dato molto da pensare in questi anni, e ho desiderato radiografarla più da vicino, collegando la cultura greca e cipriota con la cultura italiana. L’antologia bilingue Poesia del Nostro Tempo / Ποίηση του καιρού μας (Edizioni Germanos 2022, Grecia), segue due altre antologie di autori da me individuati come campioni geoletterari: l’antologia bilingue Storie di sirene e gorgoni / Ιστορίες με σειρήνες και γοργόνες, (Vita Activa 2020), a cui hanno preso parte poeti e prosatori greci e ciprioti, e l’antologia Οι Νεότεροι (I Novissimi), (Armida Books 2021), a cui hanno preso parte giovanissimi poeti ciprioti. L’antologia bilingue Storie di sirene e gorgoni / Ιστορίες με σειρήνες και γοργόνες raccoglie diciotto autori di lingua greca che scrivono storie del mondo di oggi a partire dalla mitologia greca, individuati e tradotti da me in lingua italiana – in un libro arricchito dalle illustrazioni della pittrice italiana Paola Pezzotta. I pilastri del ponte tra la cultura greca e la cultura italiana sono stati in questo caso molteplici: letterati greci e ciprioti, illustratrice italiana, casa editrice italiana, curatrice e traduttrice cipriota-e-italiana. L’antologia Οι Νεότεροι (I Novissimi), raccoglie trentotto autori ciprioti di lingua greca e turca, sconosciuti poeti ciprioti caratterizzati tutti dalla giovane età (nati dal 1981 al 2001), da me individuati e presentati come campione geoletterario della straordinaria recente fioritura culturale cipriota. Il ponte culturale del progetto editoriale di questa antologia è interno alla cultura cipriota, in quanto comprende autori di lingua greca e autori di lingua turca. A queste due antologie devo aggiungere, per completezza d’informazione: l’ideazione di un libro in prosa e bilingue (in greco e in turco) che ho poi scritto, io letterata cipriota di lingua greca, con un letterato cipriota di lingua turca, Umit Inatci – dal titolo Ίχνη μνήμης / Hafiza izleri (Tracce di memoria), (Armida Books 2021), e l’ideazione e realizzazione del libro collegiale Poesie di Frontiera, (La Vita Felice 2018), con gli utenti del Centro Diurno Boemondo di Roma. Quest’ultimo volume è stato poi da me tradotto e introdotto in lingua greca e pubblicato dalla casa editrice cipriota Armida Books nel 2019.
Non è del resto il primo lavoro di traduzione di cui ti sei occupata: puoi raccontarci che cosa significa per te tradurre poesia? Quali sono le difficoltà che affronti di solito quando traduci nelle varie lingue da te conosciute? Quali sono le differenze salienti che rilevi nelle scritture dei poeti italiani, ciprioti e greci?
Appena sentita la tua domanda mi è venuta spontanea una precisazione. La lingua ufficiale di Cipro è il greco, ed è la lingua che parlano i ciprioti. Non esiste una lingua cipriota ma un dialetto greco, contaminato dalle lingue dei dominatori e dei visitatori dell’isola divisa dal 1974 a causa dell’occupazione dell’esercito turco. D’altronde a Cipro non esistono soltanto poeti dialettali ma anche e principalmente poeti di lingua greca, lingua greca la quale nei testi ciprioti esprime una sua specificità: è più asciutta, e in certo senso è più ricca – nella misura in cui ha assorbito e fatti propri elementi dei complessi linguistici franco, veneziano, turco, inglese, e altri ancora. Il mio lavoro di traduttrice cerca sempre di restituire la specificità geoletteraria degli autori nelle diverse lingue che si affrontano specularmente e fraternamente nei libri. È per me non soltanto traduzione di parole, di metafore, di luoghi comuni, ma anche di regioni culturali l’una nell’altra nel processo fisarmonico di autonomizzazione nazionale e fusione mondiale. Mi chiedi come traduco la poesia. La mia è un’esperienza di identificazione con la moltitudine. È un lavoro di avvicinamento progressivo a un testo attraverso la sua ricostruzione in un altro contesto. È un lavoro rischioso, perché le parole sono organismi complessi che conservano sempre una propria individualità, e nello stesso tempo sono ponti che trasformano le isole in penisole, i ruscelli in fiumi, i fiumi in laghi, mari, oceani.
È possibile affermare che la tua conoscenza fluente delle lingue e il tuo sguardo cosmopolita abbiano radici nella tua storia di espatriata, di cui ha raccontato in un’altra antologia, “Confine donna: poesie e storie di emigrazione” edita da Vita Activa Nuova APS? Che cosa significa per te essere una poeta migrante, avere un’identità linguistica e culturale composita? La tua produzione poetica è influenzata da questa tuo abitare intimamente luoghi differenti?
La mia esperienza linguistica bilingue e vitalmente cosmopolita non deriva soltanto dalla mia condizione di migrante dall’isola cipriota alla penisola italiana, dal mediterraneo orientale al mediterraneo occidentale, dalla cultura greca alla cultura italiana. Il mio cosmopolitismo nasce prima ancora che dalla lingua delle parole e dalla lingua dei letterati, dal linguaggio delle cose, dei corpi, dei modi di guardare e agire, ridere e danzare delle mie nonne e dei miei nonni, migranti a loro volta dalle coste anatoliche (il Ponto!) e dalle città africane (Alessandria d’Egitto!). Poi da giovane e da adulta, traversato il mediterraneo da est a ovest, da Cipro all’Italia, dal linguaggio materno dei sentimenti al linguaggio paterno del pensiero razionale, in un primo tempo ho sopito i sentimenti per vivere e agire e lavorare con i ragionamenti, recuperando poi e riunificando infine i gesti antichi e le parole correnti, la lingua dei classici greci e la lingua degli italiani moderni, traducendole l’una nell’altra e arricchendo, forse, entrambe. A un certo punto ho capito che i veri confini non sono segnati dagli steccati ideologici o dai recinti linguistici ma dalle indisposizioni o disposizioni intellettuali e morali. Insomma che l’identità vera e profonda di ogni persona, ogni nazione, ogni cultura non vive nella nostalgia del passato, ma nel progetto del futuro radicato nella reciproca conoscenza, e innervato nella traduzione dei gesti e delle parole, dei sorrisi e delle danze.
Oltre a essere traduttrice e poeta, hai dato vita insieme a Gabriella Musetti alla casa editrice Vita Activa Nuova APS: puoi raccontarci di questa avventura e editoriale? Che cosa significa oggi scegliere e pubblicare libri, soprattutto di poesia? Qual è il criterio che orienta le vostre scelte in tal senso?
Negli ultimi decenni sono stata cofondatrice di diverse associazioni come “ALLA” e “AIDA” (tutte e due impegnate nel campo audiovisivo: produzione e distribuzione di film e documentari), l’Associazione dei Ciprioti in Italia NIMA, una organizzazione culturale e di volontariato laica e apartitica, di promozione sociale (nella quale svolgo funzione di presidente dal 2006), e altre. Il progetto editoriale Aps Vita Activa Nuova fondata nel luglio del 2021, è un progetto politico e culturale che agisce lungo due direttrici privilegiate: la produzione editoriale e i progetti sociali. Raccoglie una polifonia di esperienze, un coro dedicato a lasciare un segno di cura e attenzioni verso le esclusioni, le fragilità e le ferite, mettendo in evidenza il carattere positivo e costruttivo della visione utopistica di Hannah Arendt e, come abbiamo scritto nell’Atto Costitutivo, “si propone di valorizzare e diffondere la produzione culturale delle donne, di sostenere e perseguire una cultura non discriminante nei confronti di ogni differenza”. Con Gabriella Musetti e Gabriella Taddeo e altre cofondatrici, abbiamo già collaborato nello stesso settore e abbiamo sviluppato insieme idee di multiculturalità e solidarietà sociale. La casa editrice interviene nelle lacune del mercato editoriale, riproponendo autrici dimenticate o non più edite e vuole essere una risposta alla crisi di cura che stiamo vivendo, con l’ambizione di ridisegnare un nuovo modo di stare nel mondo.




