a cura di Rosanna Frattaruolo
SCRIVEVA: "SEI SOLO: E' UN CERCHIO CHIUSO.
MA UNA VOLTA PUOI APRIRLO
MAGARI CON LA CHIAVE PIU' FALSA
a Piero
Così ritornavano
gli errori penosi perché piccoli
ed era vero: moriva gente
che non è mai stata difesa e talvolta
anche la mitezza è un'oppressione
(e intanto, tutte queste corse
in mezzo al finito, le decomposizioni).
Ma era lì, proprio dietro la parrocchia
e un corpo può squassare
mezza metafisica: la sua spallina forse
è già un seno che si apre
e chiamarla Deliriana sii esistente
come nell'ora del tuo nome e dell'istante
prima dei semafori che ci distraggono
avvenga una gioia, prima di questa coscienza
infelice per distacco, ridammi l'essere vicino
prima, prima...
**
Bisognava farlo. Dalla pedana
una tuta lanciata in aria. Poi
mezz'ora a saltare.
Lambrate dimessa, ripiegata in difesa
e uno stadio vecchio, in questo giorno
tirato a sorte
per nominarlo.
L'amore al Giuriati, senza maglietta:
bisognava accarezzarsi e deriderli
questi ritorni.
Adesso, se ci fossi a guardare
dopo quattro anni. Sul rettilineo rosso
atterrarti: il modo
di essere reale, con te, solo sfiorata
nei cinema.
O dire che schifo al tempo: e ci resiste.
Non so
su quale gradino si era seduti, in quale giorno
ma oggi è un'accusa, se passa
senza di noi
la vita che dovevamo.
Sulle panchine rovinate
dove le tute sono di altri, non manca nulla,
una corsa e un po' di pioggia
per vedere la fine, tra le cose
più grandi della loro presenza, imbrogli
di tempo.
Ogni giorno
è di qualcuno che lo consuma, lontano dalle domeniche
a scrutare qui: un impulso di avere corpo,
completare le azioni, pochi minuti, rimetterle insieme
in questo ritorno, sui tram,
tra i cappotti, immergendosi. Quando correvi
nelle gambe
che invecchiano. E dentro la maglietta: toccarla.
L'amore al Giuriati. Bisognava farlo
tra le docce, sulle cassette. Ogni giorno
è già conosciuto.
Ma qui, carezzando le pietre,
essere con la pioggia e il mattino
una storia ignota,
ogni connessione con te. I rumori
delle aste, queste tribune uguali. E ora è l'insolenza
di chiederti .
Una ragazza viva, il piccolo urto con il mondo
che eri. Anche questo volerlo.
Dalla prefazione al libro di Luigi Tassoni: Le origini di Milo
Il periodo che precede la stagione di Somiglianze (1976) sarebbe rimasto un’incognita se Angelo Lumelli non avesse ritrovato lo scartafaccio delle poesie scritte da Milo De Angelis fra i suoi sedici anni e il periodo di elaborazione di quel suo primo libro che apriva decisamente un nuovo corso della poesia italiana ed europea, e che oggi mantiene attiva buona parte di quelle precipue e concrete scelte […], Poesie dell’inizio ha il pregio di orientare l’attenzione nel laboratorio poetico di De Angelis, fra i suoi 16 e i 22 anni. Nel periodo precedente o coincidente con la scrittura di Somiglianze sono vari i tentativi e le soluzioni per l’elaborazione di un linguaggio della sospensione e della rottura, tanto per la sintassi che per la metrica. Ciò avviene in piena consonanza con lo spazio in cui si muovono le figure di queste pagine (compresa quella nascosta dietro un pronome impersonale), cioè in uno scenario tormentato di attesa e di rischio […].
Milo De Angelis ha esordito con Somiglianze (1976), seguito da Millimetri (1983). I successivi Terra del viso (1985), Distante un padre (1989), Biografia sommaria (1999), Tema dell’addio (2005, premio Viareggio), Quell’andarsene nel buio dei cortili (2010), Incontri e agguati (2015), Linea intera, linea spezzata (2021) sono editi da Mondadori, come il riassuntivo Tutte le poesie (1969-2015) (2017). È anche autore di un’opera narrativa, La corsa dei mantelli (1979), e del saggio Poesia e destino (1982). La parola data, con DVD di Viviana Nicodemo (2017), raccoglie le sue interviste.





