a cura di Rosanna Frattaruolo

da Semi/Infiorescenze 

Dici fiore al fiore
e poi conservi in bocca il suono
perché una rosa muore
e fai il punto al vento
che smuove questa cattedrale di silenzi
apro le mani e cadono parole
lascio cadere anche la rugiada
polline e dolore
dici fiore al fiore
ma s'ammala l'estate
e sulle tombe piove.

*
Metterli in fila
in gradazioni di ciano
rapsodie di gerani
in ostaggio sul terrazzo.
Il gesto che educa gli occhi all'ordine
bisogno urgente d'equilibrio, li sposto
dove stare benedetti
alla giusta inclinazione
vederli vacillare dalla mia parte
il gesto dentro il taglio dell'esistenza
per non farli morire, per non morire.
Scoprire che veniamo al mondo distratti
distratti viviamo, per devozione

**
da Sequoie

le cose del cielo me le ha insegnate mio padre:
scrivere i temporali con le sue trombe d'aria.
Allora tacevo.
Una quercia di cielo la sua tristezza.
Qual è il preciso momento
in cui l'anima entra nel corpo?
Le cose sono come sono, mi dicevi
e non ho mai capito la coincidenza di quel tuono,
la pioggia improvvisa che ancora mi bagna.

*
Mia madre aveva smarrito
i suoi ultimi anni dentro un cappotto spento
e si era sciolta come la neve.

Senza forma il ricordo
un rammendo d'edera vicino la tomba
lontano la voce del vento.

Un rosario di parole selvatiche in mezzo
e non fece ritorno.
Stanotte ho visto la punta del suo cuore.

**
da Soffioni

Cielo espanso.
Quest'anno dicono
pioverà pochissimo.
La fenomenologia
è il giallo dei bambini
le case dipinte contro il sole
la poesia a volte è vuota
a volte buca il sole.

**
da Graminacee

Anna

Si è lasciata crescere i capelli
ha una cantoria di pulci e zecche nella testa
e gira senza meta.
Tre volte ruota su sé stessa.
È nata libera
fa così per abitudine
conta sempre i passi
a tutti predice un futuro
di rose e fiori d'arancio.
Anna ha solo mele marce
me ne regala una
poi dice che mi sposerò;
trasloca ogni sera i suoi pensieri
e un ammasso di cianfrusaglie.
Nessuno sa dove resta
quando resta se ne va.


Dalla prefazione al libro di Massimo Morasso: Oltre il confine delle cose certe

[…] Ogni lettura poetica della realtà nasce come risposta a un’esigenza di senso, ed è frutto di un ascolto accorato. Quando la Scopa scrive, piena di candore, che vorrebbe che le sue poesie mettessero radici, lambisce il cuore profondo della metafora del radicamento alla quale affida il suo dettato. […] È una verità radicalmente poetica, che coincide con un duplice coraggio: quello di voler ridurre la distanza che separa la realtà naturale dall’umana e quello (conseguenza etica del primo?) di voler parlare priva di maschere e, di conseguenza, di voler fare poesia senza cedere alla tentazione di mettersi da sé su un piedistallo, a qualche spanna sopra dalla parola semplice, per dialogare con la pagine o il mondo usando «parole in sopraffazione di gladioli». […] Come ci ha insegnato Baudelaire, la natura è un tempio dove, alle volte, dei pilastri viventi “lasciano uscire” parole confuse. è una struttura simbolica complessa inscritta in ciò che la Scopa in funzione di pilastro ci avverte essere il «mistero che governa le vene». Per il quale, anche se si è perso il proprio «chiama angeli», ci si può pur sempre sorprendere scrivendo «un prato per le mani», domandarsi quale sia «il preciso momento / in cui l’anima entra nel corpo?», e confessare che «le cose celesti» ce le insegnò nostro padre — il che dà discreta evidenza del legame che stringe la Scopa, così come altri fra i più sensibili poeti figli del ‘seme della terra’, a un tormentosamente negato immaginario metafisico, foss’anche da intendersi in senso aristotelico, senza lampanti aperture a orizzonti idealistico-trascendenti. Nella sua dura, impietosa vicenda mondana di nascita, copula e morte, la natura si rivela “matria” difficile da assecondare senza obiezioni e ribellioni. E tuttavia si può riuscire a farne un interminabile strumento di fertilità nel e tramite il linguaggio, quand’esso tenti di evocare onestamente il vero, come accade con profitto in questo libro.


Anna Maria Scopa nasce a Vasto (CH) In Abruzzo e risiede attualmente a Genova Dopo gli studi superiori si iscrive in conservatorio a Pescara dove studia canto lirico.
L’amore per il canto, la musica e l’arte in genere fanno parte del suo modo di sentire Ha partecipato a Reading, Poetry Slam ha un profilo fb dove scrive sotto il nome di Annawrite Annamaria Major. È presente in diverse antologie, alcune delle quali: “Nel corpo della voce” edito da Contro luna edizioni, “Una furtiva lacrima”, “Poeti al tempo del dolore”, curato da Vincenzo Guarracino, edito dalla casa editrice Di Felice edizioni.
Pubblica nel 2017 la sua prima silloge “Dove nevicano le viole” edito da Letteratura alternativa edizioni; nel 2025, per Bertoni Editore, “Radicanti”. Ha collaborato e collabora con diverse riviste e attualmente lavora come Education trainer nel mondo del beauty.

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