CONTARE I DEMONI – è la recente silloge di Gian Maria Zapelli, edita da puntoacapo editrice (2024) con nota di Mauro Ferrari. Il libro è strutturato in un prologo e otto sezioni denominate: Uno sfacciato batticuoreDa non saper lasciare le stesse penitenzeQuel che avanza nei rimpiantiTormenti indomiti sotto la pelleSoccorsi da sentinelle zelantiConfidare in un futuro propizioDa credersi perdonatiL’accordo amorevole.
Una raccolta curata nella forma e nei contenuti, un viaggio di problematica umanità affrontato con pensiero lucido e metabolismo filosofico, compresso in una struttura particolare e ordinata in tre strofe che mai abbandonano tutte le sezioni. Certamente la formazione professionale dell’autore si mette, in questo caso, al servizio del poeta Zapelli che cerca di cogliere fotogrammi del quotidiano per riproporli in poesia.

L’uomo è un centro gravitazionale di sentimenti ed emozioni, a lui spetta il compito di osservare, raccogliere e “custodire un glossario per raccontarsi interi, per conservare, anche mentendosi, il giorno dopo”. Intervengono i sogni, gli incubi e le cadute, Zapelli dice “s’inciampa nei ricordi disubbidienti”. L’essere umano di cui parla è spesso solitario nella sua ricerca, pur ammettendo il cruccio della solitudine perché sono “croci nemiche le assenze” e alcune di queste posso arrestare il tempo rendendolo vuoto. Colpisce leggere che “s’impara a stare a tavola sino alla fine, dire grazie doverosamente, mondare le parole prima, il registro delle fiabe e quello smisurato delle cautele”. Tuttavia i concetti di rigore sociale e morale fanno parte del vissuto descritto dall’autore che pare attinga ad una fonte inesauribile di condizioni ed esperienze umane, vissute o raccolte, forse solo ascoltate.
“Ad essere tutto è crudele, costringe a sentire tutto e di tutto traboccare, che ogni vicinanza aspira a una fenditura e l’animo s’intossica di speranza”: ci troviamo al centro dell’opera ed è percepibile il peso dei sentimenti e delle relazioni umane. La gestione della propria persona, della capacità di comunicare con i nostri simili e di accogliere o lasciar andare sono tematiche affioranti nell’opera. Un approccio spesso filosofico e pedagogico quello di Zapelli che trova nel verso lungo, il cammino a lui più consono per raccontare e spiegarsi. Tuttavia è curioso come l’ascolto dei testi induca ad immaginare un più classica struttura dell’accapo, tipico della poesia, piuttosto che della forma prosaica preferita nella scrittura dall’autore.
Non lo sapevo, è l’omelia del minimo” – “non esserci abbastanza da essere” : colpiscono e affondano nel pensiero le parole del poeta, del filosofo che pur in assenza di un “io narrante” si racconta attraverso l’esperienza o forse indietreggia dinanzi alla complessità dell’essere umano e la sua opera diventa strumento e dottrina per chi legge. Certamente nella sua ricercatezza linguistica “Contare i demoni” raccoglie la magia nera dell’essere umano, senza mai privarlo di quella innata umanità che contraddistingue ogni individuo e che Gian Maria Zapelli ha saputo certamente cogliere e tramutare in poesia.

Nota di lettura a cura di Antonio Corona.


Estratti da CONTARE I DEMONI

Si inciampa nei ricordi disubbidienti. Dov’erano le partenze
da trovarle qui intatte adesso, le mani ora qui stremate e
quelle confidenti al principio.

S’arena il cronometro in quel che manca, che mancano fiori
sul terrazzo, il latte che occorre, il sapone vicino al lavandino
e un bacio prima dell’uscio.

Sono croci nemiche le assenze, da quel che si sottrae e scava
una stirpe dei rimpianti, delle volte che si poteva assentarsi,
dimentichi della destinazione.

***

Guastata la carena e l’acqua a fare acqua dove non dovrebbe,
da abbandonare il giuramento, il voto sulla corteccia, i petali
tra i fogli.

Non regge, il fasciame l’impervio traversare, carcassa spoglia
è residuo l’augurio, ci ricorderemo la realtà e la menzogna, il
paradiso e lo scontento.

Rimanenze e rovesci, si abbandonano avanzi, non per negli-
genza ma per indirizzo crudele della vita, di congedarsi dalla
prua puntata al largo.

***

Non lo sapevo, è omelia del minimo, giurare di non significa-
re, della vita che ha guardato altrove, ha ignorato e non ha
condiviso.

Allora non aver peso, neppure grandezze, non esserci abba-
stanza da essere che a non sapere conviene di essere senza,
sguarniti di gravitazione.

Ma non volevo, bisogna l’innocenza di un recipiente vuoto,
ripiego nella redenzione, senza sufficienza di sé, né essere
seminati di memoria e scelte.


Gian Maria Zapelli (1960) nasce e abita a Lecco, laureato in filosofia con specializzazione in psicologia. Ha lavorato come responsabile di una società di consulenza e formazione per lo sviluppo di comportamenti organizzativi. È assiduo viaggiatore (ha incontrato moltissime culture tribali ed etniche) e fotografo (una pubblicazione e alcune mostre). Al suo attivo anche testi che aiutano a sviluppare le capacità necessarie a vivere l’esperienza del lavoro con benessere. In ambito poetico ha pubblicato Senza Rammarico (Manni, 2011), Prosodie dell’anima (Manni 2015); Il silenzio tra le parole (Nulladie, 2017); I desideri che arrivano adesso (ivi, 2018); Penelope. Nonostante Ulisse (Eretica edizioni, 2021); Antologia del domicilio (peQuod, 2022). E’ stato selezionato al Premio Rilke, finalista al Premio Nazionale Elio Pagliarani e al Premio di poesia edita Paolo Prestigiacomo. La sua poesia deve molto alla sua formazione e sensibilità psicologica, nonché alla professione di counselor e coach.

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