a cura di Rosanna Frattaruolo
sono un bambino
affacciato agli occhi
di un vecchio
per giocare col mondo
*
la falena che impazzisce
intorno alla luna
il profilo del tuo seno
quando ti spogli
la tua statua
nella nicchia del mio corpo
che trascino come un cristo
*
seduto su un attimo di quiete
vedo tetti cupole terrazze
piazze di una città
conosciuta molto tempo fa
sepolta sotto la cenere
ubiquo nel tempo
in quanti paesi ho vissuto
sotto forma di rondine platano
lucertola
dopo infiniti naufragi
leggo sul palmo della mano
la linea della sorte che
mi ha condotto alla tua oasi
*
un raglio d’asino raschiò
gli ultimi raggi
s’accese una luce verde
il fischio del treno slegò
il nostro abbraccio
come l’ormeggio di una barca
*
è triste
il guscio di una cicala
tra gli sterpi
restano di un canto d’amore
le vestigia
come di un tempio
abbandonato dagli dei
*
dalla finestra entrò un refolo
le fiamme delle candele
intorno al letto del morto
si torsero come lingue
quasi volessero convincere
la morte ad andare via
*
i cipressi hanno un’espressione devota
come novizie che passeggiano nel chiostro
l’aria profuma di viole e padre nostro
il paesaggio ha un volto di bambino
vorrei sedermi sulle sue ginocchia
ascoltare dalla sua conchiglia
lo zufolio del mondo fin dal primo vagito
madre mare
un anello d’oro mi lega al tuo ventre
*
le statue aprono gli occhi
nel buio
escono dal marmo
senza rumore
*
tutta la notte ho sentito
i muratori alzare il muro
che mi separa dal mondo
*
da quando tu sei morta
è sempre verde
l’erba sulla collina
gli agnelli
sono sazi
delle tue preghiere
io non ho più paura
dei fantasmi
cammino braccio
contro braccio
con la morte
come un’amica
la terra in cui
sei sepolta
ha coperto anche me
tu sei tornata bambina
giochi con la sabbia
in giardino
di notte danzi
con i conigli
intorno alla luna piena
*
non sei vecchio
se riesci ad infilare
il filo
nella cruna del verso
Dalla prefazione di Rossana Rachele Medici.
[…] la poesia di Emilio Paolo Taormina, ricchissima di queste peculiarità amabili – “vecchi pescatori con / gli occhi bruciati / dalla salsedine / gomito a gomito sul molo / rammendano reti e ricordi” – indaga l’amore e ne suscita, così come la luce, evocata, parla dell’ombra e la genera; una luce sfumata, forse una luce che ha assorbito qualche stilla di malinconia, di saudade; una luce serale, lontana dalle ombre nette del mattino e del mezzodì, dalle caldane del meriggio; […] un immenso amore per la vita che ha condotto la pratica quotidiana dello sguardo all’assenza di qualsivoglia pregiudizio “nel buio i manichini / escono dalle vetrine / passeggiano / tenendosi per mano”: nella scrittura del poeta l’osservazione del mondo, esterno e interno, diviene gesto indicante, presa d’atto; si dipana allora la matassa della ricerca di senso –”sono un bambino / affacciato agli occhi / di un vecchio / per giocare col mondo”– e l’icona assume forma, definizione; la materia, verbo incarnato, diviene logos, la parola è: si condensano dunque le nebbie dell’inconscio in suono che tuttavia è anche colore, segno, immagine e costruzione di relazione col mondo; l’amore e l’amare tornano nello splendore del riconosciuto, del concepibile, mirabilmente incarnati negli innumerevoli frammenti di una pratica severa e tenera, che ci accompagna nel mondo.
Emilio Paolo Taormina è nato a Palermo nel 1938. Sue opere sono state tradotte in albanese, armeno, croato, francese, inglese, portoghese, russo, greco, tedesco, spagnolo, ebraico, polacco. Ha pubblicato molti libri di poesia e sei romanzi, tra cui Archipiélago, ed. Plaza & Janés, con testo a fronte spagnolo di Carlos Vitale. Barcellona 2002, La stanza sul canale, Palermo 2005, Lo sposalizio del tempo, edizioni del foglio clandestino, Sesto San Giovanni, 2011, Le regole della rosa, edizioni del foglio clandestino, Sesto San Giovanni, 2014, La cengia del corvo, edizioni del foglio clandestino, 2016 e con testo a fronte spagnolo di Carlos Vitale, ed. peccata minuta, Barcellona 2016 e con testo a fronte in armeno di Hiacob Symonian, Erevan, 2016, Cronache da una stanza, ed. l’arciere del dissenso, 2017, Palermo, Gelsi neri, ed. la linea dell’equatore, 2018, Parnassius apollo, ed. l’arciere del dissenso, 2018, Il giardino dell’elleboro, ed. la linea dell’equatore di Fabrizio Orlandi, 2019, nel 2020 Il sorriso del tulipano, nel 2021 Ore piccole e nel 2023 Poesie scritte all’aria aperta (tutte e tre con Giuliano Ladolfi). Dopo Il fonografo a colori del 1970 ed. Siculiana, Palermo, ha pubblicato molti quaderni e libri con il logo l’arciere del dissenso e la Forum quinta generazione di Giampaolo Piccari.
Da cinquanta anni non partecipa a premi letterari. In prosa ha pubblicato: Elvira des Palmes, Palermo 1991 (ristampa Giuliano Ladolfi, 2022), La pioggia di agosto, Marina di Patti, 1993, Il giusto peso dell’anima, Palermo, 1999, Inchiostro, Sesto San Giovanni. 2011, Passeggiata notturna, ed. l’arciere del dissenso.
emiliopaolo@taormina-bendrien.it





