di Mauro Ronconi

Queste variazioni sulla forchetta, anzi sulla forchetta come «prolunga» della mano e, in definitiva, come mano sono state disegnate da Bruno Munari senza nessun scopo pratico, solamente per far giocare la fantasia su di un tema apparentemente arido ma sul piano di una problematica strutturale tipicamente europea, per la fondazione di un linguaggio che garantisca il recupero. I disegni delle varianti sono stati eseguiti uno alla volta e sempre con la mano destra, usando un pennino Mitchell’s, a tre fori di diametro degradante verso la punta, di metallo bianco, montato su astuccio di canna palustre a sezione rotonda costante, con terminale a basso ch. 3m/m) ovviamente non secondo le puntuali definizioni proprie del realismo tradizionale, bensì secondo una modalità di una raggiunta intima unione in una nuova dimensione che è.

Alcune de Le forchette di Munari

Gli originali sono ad inchiostro nero oriundo cinese, su carta india. Le dimensioni dei fogli di carta degli originali sono: millimetri 104 di base per 140 di altezza, l’altezza dei disegni è la metà delle rispettive riproduzioni che vedete in questa pubblicazione, ma naturalmente, in base alla problematica comune dei limiti di cessione alla dilagante troppo spesso comoda accademia del neo, non sarà mai possibile all’uomo un turgido riscontro nel mondo romantico esterno e nemmeno.


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