a cura di Rosanna Frattaruolo

PARTE PRIMA 

Dopo un’omelia

La delusione è imminente,
come quando alla partenza
hai promesso a tutti noi
che avresti richiamato.
E l’attesa si è fatta tempo
vuoto, lenta pratica del buio.

Diario

II
Cinti i nidi attendiamo
il lupo delle fiabe.
Il cane
abbaia,
protegge i confini –
nel silenzio delle case
il morso dell’inverno.

*
V
L’aggregarsi
di voci e gesti
concede al giorno
il suo significato.
Non tarda la notte,
dilava i passi
il senso incerto
degli incastri.

*
XII
Accanto agli scaffali
fughe inabitate,
false cupole di stelle.

*
XIII
Sulla strada che da sempre
percorro, c’è un enorme
traliccio coperto d’edera.
Mio figlio vede in lui
un pugile pronto alla ripresa;
io, un nuovo crocifisso
prima della resa.

*
L’uomo del mio tempo

Attesa

Attesa è la nostra,
filo di una trama
disfatta nella notte
perché tutto resti uguale,
nulla sia diverso.

*
PARTE SECONDA

Non è dato vedere

Terra di frontiera
la nostra –
le case
il nulla: il velo
bianco delle nuvole.

*
PARTE TERZA

Tra i rami

I
Qui i venti non combattono
sono crocevia di luce e tempo.

*
EPILOGO

Affrancamento

La voce emancipare
dai lacci della terra,
per dichiarare cielo aperto,
volo che abbandona
la gabbia del suo tetto.

Prefazione al libro di Claudio Damiani

[…] “Patria dell’uomo è l’uomo e noi siamo tutti in esilio”. Ovvero: se la patria dell’uomo è diventata soltanto l’uomo, siamo tutti lontani dalla patria, cioè in esilio.
Da qui parte Giulio, da questo esilio in cui siamo, da questa mancanza di luce e calore, che è ricordo di luce e calore, come una “rosa perduta nella notte”, che fa più male dell’arsura stessa del deserto che attraversiamo, eppure la portiamo dentro, e forse ci salva.
L’esilio di Mazzali non è quello di chi gira ramingo di qua e di là, lui sta fermo, e osserva, scruta nella natura, nel mondo, nel tempo, nei libri dei poeti. […]
La poesia di Mazzali è molto semplice e leggibile da tutti, pur essendo lirica, ma è sostanzialmente pensiero: osservazione e pensiero. Nella semplicità vedo la lezione di Caproni e della Guidacci, nel pensiero vedo Montale, ma non solo.
Mazzali sente, e pensa, il tempo, la stagione in cui siamo, che è “stagione di sconforti”, come dice Magrelli, ma anche un’altra cosa. E’ una stagione dominata non solo dall’esilio, dal vuoto dall’assenza dall’abisso, come era stato nel ‘900, ma dal fatto che, dentro di sé, “nessuno vuole più cadere”. Questa cosa che sta avvenendo dentro di noi sgomenta più della catastrofe che si prepara fuori, più della fine del mondo. Prima l’immortalità era un sogno, era poesia, ora è diventata, complice lo sfrenato folle volo tecnologico che ci travolge, una pretesa “d’infinire”, un’ “insensata voglia” nella mente di tutti:

È per questo che vi chiedo
rimanete mortali –
polvere o cenere,

così sia.


Giulio Mazzali è nato a Velletri (RM) il 20 giugno 1979. Vive a Cisterna di Latina, dove lavora come insegnante negli Istituti Superiori. Ha esordito nel 2018 con la raccolta di poesie dal titolo Tempora (L’Erudita), ottenendo riconoscimenti di merito e recensioni su riviste e blog specializzati.
Nel luglio del 2020 una sua selezione di editi è stata inclusa nell’antologia dal titolo Tramontana (Aletti Editore). Nel 2022 ha pubblicato per le Edizioni DrawUp la sua seconda raccolta, La forma nascosta della luce. Dal settembre 2022 è collaboratore della rivista De Cultura Magazine Artes, edita dalla Fondazione De Cultura. Nel 2023 e nel 2024 ha partecipato alla rassegna letteraria Velletri Libris introducendo con letture di poesia gli incontri serali. Suoi interventi sono stati pubblicati su Laboratori Poesia e sul blog La poesia e lo spirito.

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