NELL’ORA DELL’AURORA è la recente silloge di Daìta Martinez, edita da peQuod (2024). Una raccolta compatta priva di sezioni, capitoli e titoli: la lettura appare  obbligata in una sorta di racconto poetico dove messaggi, emozioni e comprensione del testo ricadono totalmente sul lettore in termini di sensibilità o perspicacia. Una prima citazione di Paola Malavasi, poetessa giornalista e scrittrice scomparsa nel 2005, così come il primo testo poetico della Martinez “lieve m’affiora un soffio / la carezza di mio padre” –  ci fanno intuire l’importanza della figura paterna all’interno della silloge predisponendoci ad una lettura empatica e familiare. Nonostante l’assenza di esplicite sezioni è curioso come tre testi riportati in corsivo, sono intervallati tra le poesie, quasi a voler indicare tre momenti differenti all’interno della silloge stessa e che fanno riferimento a ipotetici tempi dell’aurora (prim’aurora, terz’aurora e quint’aurora).

Da subito gli aspetti “famigliari” dell’opera ci colpiscono, forse per un uso costante della parola “casa” che viene ripetuta (almeno) quattordici volte all’interno della raccolta. Così come le atmosfere e i brevi stralci di vita narrati, suggeriscono e suggellano i ricordi di una figlia verso un padre profondamente amato e raffigurato attraverso versi poetici “(…) vuoto tenuto dopotutto vuoto e sotto il / vuoto i miei occhi fanno amore sui tuoi / occhi fermi alla prim’aurora del mattino.”

Leggere la Martinez è certamente un’esperienza originale nella quale il lettore deve non solo compiere un mero atto di lettura ma anche di componimento integrativo e interattivo con l’opera. Spetterà a noi, infatti, posizionare la punteggiatura o decidere la pausa che maggiormente appaghi la realizzazione dell’atmosfera percepita. Certamente un esercizio non semplice dove la strada maestra è principalmente la sensazione e l’istinto a discapito di una ragione che fatica, almeno ad una prima lettura, ad elaborare e collocare razionalmente lo scritto e l’idea dell’autrice.

giorgia ha il suono della gioia

le labbra di maggio nell’aurora

una rosa da suoi occhi infiora

la tenera ora e fa culla l’amore

custode che al viso una fiaba

tra i capelli della madre è nido

di mani il batticuore del padre

Altro elemento non scorporabile dalla poetica della Martinez è l’utilizzo di una particolare geometria del verso che porta alla formazione di testi perfettamente squadrati, quasi a comporre delle figure sulla pagina (quadrati di quartine o rettangoli, colonne). Sono rari i testi caratterizzati da quella “normalità” visiva a cui siamo abituati, lasciando maggiore spazio ad una sorta di calligramma geometrico che Patrizia Caffiero, in una nota di lettura, collega alla  provenienza geografica dell’autrice ovvero alle decorazioni arabe, denominate “rabbischi”, in siciliano, e presenti spesso nelle decorazioni architettoniche degli edifici storici della città di Palermo.

La silloge si chiude in una “quint’aurora” che profuma di ricordo e di preghiera dove l’animo paterno sopravvive alla morte, vive in un ricordo quasi palpabile in un contesto ambientale che genera casa. “bianca e vuota la sedia in cucina” così un’assenza diventa presenza all’interno di un dolore che solo la poesia potrebbe riuscire a lenire. Daìta indossa il sorriso del padre, forse patisce il “non detto” in vita e ci regala una sorta di poesia-preghiera a chiusa della raccolta. E in queste atmosfere siciliane, nostrane, colorate e dominate spesso dal rosa, s’insinua il vuoto che assume corpo nello spazio rimasto libero. Il pianto della poetessa è un disagio che trova riparo e certezza nei nuovi raggi della mattina, perché in fondo l’amore di una figlia per un padre è proprio nel mostrare le ferite che sanno di vita.

Nota di lettura a cura di Antonio Corona.


Estratti da NELL’ORA DELL’AURORA


sulla collina del tuo tempo l’alba
come un paese di campagna fa la
casa che a breve fiora del silenzio
nudo l’intento al cielo mio dentro
dal viso un tremito al sole muore

***

cade lieve l’alba di maggio
e ha odore di pane il vento
che piano sale dai sogni e
tu padre che sogni sorridi
per un bacio sussurrato di
nascosto da una figlia che
crede farti cielo nella casa

***

padre che mio sei benedetto dall’aurora
sopra la rosa rosa del giardino schiudi la
paura della pioggia che qui dentro piove
nel guscio la rondine sul fianco poggiata

che d’amore s’apre a me il cuore custode
di te raccolgo fiore stretto nel silenzio dei
piccoli attimi esatti di tempo invalicabile
tempo quando a leggerlo intero si scopre

e ancora per intero l’aria nell’ora muove
la siepe del ricordo dal canto inondato di
una fragile soglia poi spoglia sul silenzio
del pane il quotidiano stormire nasconde

bianca e vuota la sedia in cucina sfiorata
la brocca appena nel tatto dell’assenza il
dorso lieve dell’innocenza alberata sulla
mano come il dondolo che breve tiene te

padre che mio sei benedetto dall’aurora
sopra la rosa rosa del giardino schiudi la
paura dalla resina che il sonno annotta e
d’eterno alle braccia scende per sogno la

promessa mentre di attesa sia carezza un
gesto dal viso che chiaro adesso indosso
il tuo sorriso a me sfuggito prima di tutti
i giorni non compresi per impreciso mio

bisogno di vuoto rimesso al vuoto stesso
e nessuno spazio ammesso ché sbaglio fa
l’abbaglio come rifugio mio sacro pianto
il disagio che il ritmo preda al centro del

mattino cosicché è imprevisto il raggio a
sorgere la figlia narrata nello stupore del
discorso mai etto a te introvabile amato
uomo che d’ogni me già sai la ferita vita


Daìta Martinez palermitana, ha pubblicato con LietoColle (dietro l’una), 2011, segnalata alla V Edizione del Premio Nazionale di Poesia “Maria Marino”, e nel 2013 la bottega di via alloro. Vincitrice – sezione dialetto – del 7° Concorso Nazionale di Poesia Città di Chiaramonte Gulfi, è stata finalista, per l’inedito in dialetto, della 44° edizione del Premio Internazionale di Poesia Città di Marineo. Inserita nell’Almanacco di poesia italiana al femminile “Secolo Donna 2018”, edizioni Macabor, nel 2019 ha pubblicato la finestra dei mirtilli, suite poetica scritta a quattro mani con il poeta comisano Fernando Lena, Edizioni Salarchi Immagini, il rumore del latte, Spazio Cultura Edizioni, e nutrica, LietoColle. È vincitrice del Premio Macabor 2019 – sezione raccolta inedita di poesia – con pubblicazione, ‘a varca di zagara in dialetto siciliano. È presente in Anni di Poesia di Elio Grasso, puntoacapo Editrice, 2020. È stata finalista – sezione raccolta inedita – della 34° edizione del Premio Lorenzo Montano. Nel 2021 ha pubblicato Liturgia dell’acqua, Anterem Edizioni, e Le madri, raccolta di haiku accompagnati dalle acqueforti di Vincenzo Piazza, Edizioni dell’Angelo. È tradotta in francese, spagnolo, inglese. Suoi testi sono inseriti in Contemporary Sicilian Poetry: A Multilingual Anthology, Italica Press, 2023.

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