a cura di Rosanna Frattaruolo
I colori più belli ce li ha il mare – piccola suite.
Khaled fa gli aeroplani di carta
Khaled fa gli aeroplani di carta,
impara le parole
disegnando la barca coi colori
rosso e verde della sua vecchia patria.
Tiene la mani unite: la preghiera
è preghiera di tutti, ascoltare
quindi il vento che fa ogni parola ‒
sherqi che dissecca le piante e gli orti,
scirocco greve di mezza estate,
la parola amore che dalla gola
arriva alla punta della lingua
e fa nuovo il mondo.
Samuele
anche se non c’è una candela accesa
per la Madre – e qualche nuvola bassa
chiude l’azzurro del cielo – le ferle
sono fiorite, la sulla è distesa
sui campi come una trapunta –
c’è un buon odore di asparagi e farina;
ogni cosa attende Liberazione –
ogni fiore aspetta che si compia
la promessa della primavera –
vita che disgrega la morte e il buio
in luce diffusa e dolce di pienezza –
e stupisci al calore nuovo del giorno,
piccolo loukoum alla rosa, Samuele.
Vento a Barcarello
con questo vento azzurro Barcarello
è tutto mare e odore d’abisso –
il gabbiano, lo scoglio che riaffiora
dal fondo: Pietro cerca somiglianze
tra dinosauri e uccelli, un ramarro
veloce come un lampo verdazzurro
sullo steccato bruciato ci ricorda
che siamo nel tempo, che c’è un’ora
adagiata sul pontile di cemento
e ci guarda: Sara cerca di fermarla
nello scatto di una foto, ma c’è vento
e scappa, perduta nel profondo del sogno.
Favole di Esopo
1.
il torrente è una striscia di parole
a inventarne di storie basta poco:
è la vostra attenzione,
le domande, il rumore che fa l’acqua
quando incontra la roccia e se ne imbratta.
Entri nella parte dell’agnello
e il gioco vibra di parole nuove:
i colori più belli ce li ha il mare –
perché conosce quelli di tutti i paesi,
perché sa dei mesi e delle estati –
forse sa pure di noi.
2.
niente di più che allacciare le scarpe
a Marco o chiedere a Diego che pensi –
nel silenzio giocoso della mente
foreste, leoni, cerchi magici, suoni
di corno e una volpe che scappa: vola
un corvo da un ramo a un altro di quercia,
c’è un broccato di sulla e acetoselle –
il pomeriggio è un secchio pieno d’acqua
e noi lo chiamiamo alveare – fuchi e api
fanno litigio e decide la vespa:
ancora pietà per chi ha perso la strada
e in tasca non ha che molliche di sogni.
Jocu ri pignateddi
festa nei nostri paesi è la ressa
gioiosa dei bambini –
la corda ri pignateddi
si curva: allenta, tende;
quando qualcuno centra il bersaglio
è una rosa di caramelle rosse
a cadere per terra:
liquirizie, galatine, mentine.
Guardarsi mentre fanno suono chiaro
le campane, e chiamano chi è lontano
da qui: per una sola ora d’oro,
per un discorso di fronte al barbiere –
per una radiolina che trasmette
ondeggiando nell’aria ferma e chiara
l’estate sta finendo.
Nicola Grato (Palermo 1975) insegna Lettere nelle scuole medie. Ha pubblicato quattro libri di poesie: Inventario per il macellaio (Interno Poesia 2018), Le cassette di Aznavour (Macabor 2020), Di notte gli angeli e le formiche (Spazio Cultura 2022) e la plaquette La volpe non conosce il mare (Edizioni dell’Angelo 2023).
Si occupa di scritture di migranti e alcuni suoi contributi sono pubblicati sulla rivista “Dialoghi mediterranei”.





