Nel tempo Il Tasto Giallo ha scelto di proporre ai suoi lettori alcuni volumi di poesia edita da Crocetti. All’interno di questa selezione è stato curioso osservare e portare alla luce alcune linee d’interesse. I titoli di cui parliamo — 2040 di Jorie Graham, Opera in versi di Dario Villa, L’arte di non credere a nulla di Raoul Schrott, Vento nelle mani degli uomini di Alessandro Santese, Dialoghi con Amin di Giovanni Ibello — non rappresentano un insieme omogeneo di genere poetico, ma anzi cambiano lingua, postura, intensità, orizzonte. Eppure se accostati, rivelano una qualità comune: rifiutano una poesia accessoria, di pura superficie e richiedono attenzione, rilettura e tempo.

Il primo elemento che emerge riguarda l’idea del libro di poesia come “opera costruita” cioè la sua ossatura strutturale. In questi volumi il singolo testo è certamente importante, ma conta ancora di più il suo posto dentro un disegno più ampio. In Opera in versi questa intenzione è evidente fin dal titolo, ma trova conferma anche nei testi: “Aprendo il frigorifero ho compreso / le architetture deserte del vuoto”. In pochi versi Villa tiene insieme concretezza quotidiana, scarto immaginativo e tensione conoscitiva. Anche Vento nelle mani degli uomini affida molta della propria forza alla scansione interna e all’arco delle sezioni: procedendo per attraversamento.
Accanto alla costruzione, colpisce la densità del dettato. I libri selezionati non hanno un’eleganza generica o un effetto immediato: in 2040 di Jorie Graham la scrittura lavora sul confine tra ciò che appare e ciò che resta trattenuto, tra memoria e imminenza. Versi come “spuntano / i filamenti. Di memorie” o “Cos’è aprire & avere solo / il tempo rimasto” rendono bene questa percezione franta e vigilante, in cui il presente sembra insieme allarme e domanda insieme. In L’arte di non credere a nulla Schrott porta invece al centro una poesia capace di interrogare, dubitare, pensare, senza perdere energia figurativa. Lo mostra bene un passaggio come “quando indaghiamo sulla sostanza del mondo assumiamo / che la materia sia semplice e immobile”: qui il pensiero non supera la poesia, ma la costringe a una precisione più alta.
Un altro punto decisivo è il rapporto con l’esperienza. Nei libri che abbiamo scelto la lingua non si separa mai del tutto dal corpo, dalla memoria, dalla relazione, dal tempo storico. In Santese, per esempio, la materia umana è esposta senza schermi: “Sanguinoso è del mondo / il fare e disfare”, oppure “Tutto / che va alla cenere / dalla cenere si solleva”. Sono versi che tengono insieme fragilità, ferita e possibilità di risalita. In Dialoghi con Amin, invece, la parola si costruisce nel confronto, nell’invocazione, nel rischio dell’altro: “La poesia è un lunghissimo addio” è forse una delle soglie più chiare del libro, e poco dopo Amin stesso si nomina: “Io sono Amin, / colui che restò nel noncanto”. Qui il dialogo diventa una condizione di verità e non un banale espediente formale.
Ciò che questa “costellazione” restituisce, è una pluralità di posture. Dario Villa insiste sulla compattezza dell’opera e sull’intelligenza della lingua; Schrott spinge la poesia verso il pensiero e la conoscenza; Santese lavora sul nodo tra umano, soglia e visione; Ibello apre la parola alla relazione, all’addio, al sacro inquieto; Graham introduce una linea più franta e insieme vigile, capace di interrogare il presente a partire da un futuro vicino. Non c’è un paradigma da estrarre. Ed è forse proprio qui il valore di questi libri: nella loro differenza, non nella loro riduzione a una stessa formula.
Per queste ragioni sono stati scelti e proposti sul Il Tasto Giallo. Non perché rappresentino l’intera Crocetti, ma perché testimoniano una poesia ancora viva: esigente nella forma, sorvegliata nella lingua, aperta al pensiero e all’esperienza, lontana tanto dalla facilità quanto dall’opacità gratuita. Per tale ragione ho preferito parlare di una mappa di letture, non di una definizione editoriale. Una costellazione parziale, ma non arbitraria. Se un filo unisce questi volumi è proprio una comune necessità: fare della poesia un luogo di visione, di pensiero e di presenza.

Nota di lettura a cura di Antonio Corona.


Estratti da 2040″ di Jorie Graham

QUESTO VASO DI RAMI DI MELO CHE MI HAI MANDATO

in boccio. Sul
tavolo di cucina ora.
Più alto di me.
Perché provo

vergogna?
Nel mio cappotto, la mia veste calda.
In lacrime.
Mani vuote lungo

i fianchi. A cosa
servi? Lì in piedi, in
un altro paese. Un
altrove. Senza

passato né futuro.
nessuna logica religione rimpianto
pensiero. Sussurrando
segnali di fumo alla

luce del mattino.
Vi state ascoltando? La vista
di me è d’una cosa con
troppo cuore,

troppo –

fiori rosa-salmone brutali nel
rifiuto di
significare – perché
mi

vergogno? Caro
albero,
ho guardato
dove sei scaturito e rotta la pelle

sei spuntato, disastro
di bellezza, i tuoi
lunghi rami s’innalzano &
s’estendono

ognuno a modo suo, fronde incrociate
con cura nel vaso per sistemarti, tenerti
fermo nel
disegno. E l’acqua

che aspiri da
ogni taglio
bianco. Mi sforzo
di rimanere in piedi con

l’opportuna
attenzione. Il tuo dolce acre profumo
mi raggiunge
ora. Qualcos’altro

ondeggia nell’aria
intorno ai tuoi fiori.
Mi fissa.
Continua a fissarmi. Se sia

un urlo
non so dire. Non è addomesticato.
Il resto del tuo albero è un occhio insanguinato
nella mia testa. Il silenzio

si allunga. C’è sempre meno
tempo. Respiro
piano. Metto le mani sugli
occhi. Se sono messaggera, qual è

il messaggio. Temo
sia inutile. È im-
produttivo. È privo di
pazienza. Allungo

la mano. Le dita cercano di
non sciuparti. Ma la mente è sempre qui.
Avvolge ogni cosa.
Penso alle stelle invisibili. Cerco di

non pensarle. Ridarei questo
spazio non pensato
ai tuoi rami.
Alcuni tuoi bocci sono

più scuri & gonfi.
Non si sono ancora aperti.
Cos’è aprire?
Cos’è aprire & avere solo

il tempo rimasto.
Arriva il verde. Spinge.
Sento il tremore, così sospesa.
Non sono ancora caduta.

Come siamo accalcati sul nostro stelo.

—————-

Estratti da “Dialoghi con Amin” di Giovanni Ibello

PARTE SECONDA. TEOREMA DEI ROGHI

*
Dichiaro guerra
alla piena dei giardini
agli alberi insonni
al canile di luce,
alla pioggia
che porta il grande freddo.
Dichiaro guerra al cielo:
dove sei, dove sei…
dio del fiore nero
.

—————-

Estratti da “Vento nelle mani degli uomini” di Alessandro Senese

da VENI ET ARDE
La luce delle nove


Piombano in una stanza le azzurre sfere
sfiorando una mattina
una carezza e i fili
del gas
ti portano appena via
poi, nelle sirene un giorno, lungo il perimetro
dell’urlo che a poco a poco ti accerchia e ti perdona, a poco
a poco trovando il centro, l’innesco fragilissimo: cercava
te tra tutti,
e tu, mio amico, hai cantato.

—————-

Estratti da “L’ arte di non credere a nulla” di Raoul Schrott

quando indaghiamo sulla sostanza del mondo assumiamo
che la materia sia semplice e immobile· tuttavia non
sappiamo cosa sia la materia – sappiamo solo come
essa interagisca con altra materia· qual è l’essenza di un
uccello? di una pietra? non lo sappiamo: sappiamo solo
di particelle minuscole · atomi – e che essi costituiscono
il vero enigma XIII.1

—————-

Estratti da “Opera in versi” di Dario Villa
da IN LIMINE

è più simile a me
l’ombra che resta in piedi quando cado
di quanto non sia io
tanto più umano

così staccato da me
con la mano tuffata tra due rive di sete
dove non scorre che un’idea del tempo
scaturita da un altro e bevuta da tutti

oggi la casa ha l’ordine delle finestre
l’inclinazione del tetto
la teoria delle stanze
la porta interiorizzata
la domanda del letto e gli orologi famosi

la vita ha ritmi sinuosi
come i languori di una donna
tatuata dal solco in questo o in altro
senso che si rovescia
dove piove l’onda

dove naufraga pieno
di spinose speranze
il pesce elaborato dall’abisso
dove se non c’è acqua se nient’altro preme
profondità superficie

la politica esula dall’interesse dei morti
peccato sarei stato un buon fantasma

un tantalo intontito sull’orlo della vasca


LA CASA EDITRICE CROCETTI
Fondata nel 1981 dal grecista e traduttore Nicola Crocetti, la casa editrice Crocetti è specializzata nella pubblicazione di opere di poesia e di letteratura neogreca, omaggio alle origini del suo fondatore. In quasi quarant’anni di attività, la Crocetti ha pubblicato numerose opere di poeti italiani e stranieri, tra cui i Premi Nobel Ghiorgos Seferis, Odisseas Elitis, Saint-John Perse, Derek Walcott e Tomas Tranströmer. Nel catalogo figurano inoltre volumi di Emily Dickinson, Antonio Machado, Walt Whitman, Ghiannis Ritsos, Costantino Kavafis, Louis Aragon, Kahlil Gibran, Rainer Maria Rilke, Edna St. Vincent Millay, Paul Valéry, Simone Weil, Yehuda Amichai, Anne Sexton, Manolis Anaghnostakis, Adrienne Rich, Jaime Saenz, Carol Ann Duffy, Thomas Bernhard. Quasi tutti i volumi sono pubblicati con il testo originale a fronte.
Tra gli autori italiani in catalogo, troviamo Alda Merini, Franco Loi, Antonella Anedda, Giovanni Raboni, Maria Luisa Spaziani, Antonio Porta, Cesare Viviani, Milo De Angelis, Aldo Nove, Giorgio Manganelli, Mariangela Gualtieri, Maria Grazia Calandrone, Pierluigi Cappello.
Oltre alle opere di singoli autori, la Crocetti ha inoltre pubblicati alcuni volumi collettanei, come le antologie della poesia basca, svedese, russa, greca e svizzera di lingua tedesca.  Da alcuni volumi editi dalla Crocetti sono stati tratti spettacoli teatrali interpretati da importanti attori italiani. Ne sono un esempio alcuni monologhi drammatici di Ghiannis Ritsos, portati sul palcoscenico, tra gli altri, da Moni Ovadia, Paolo Rossi, Anna Bonaiuto, Elisabetta Vergani, Isabella Ragonese, Luigi Lo Cascio ed Elisabetta Pozzi.
Nel 1995 alle collane di poesia si è aggiunta la collana di narrativa neogreca “Aristea”, che ha proposto ai lettori alcuni dei romanzi greci più venduti e letterariamente più rilevanti del Ventesimo secolo, finora assolutamente sconosciuti al pubblico italiano.  Nel 2020 la Crocetti è stata acquisita dal gruppo Feltrinelli e ha inaugurato questa nuova fase cominciando a ristampare i titoli che l’hanno resa una delle più prestigiose case editrici italiane.).

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