a cura di Rosanna Frattaruolo
I
Viviamo negli oceani della mente
tra la voce e la foce, carta e silicio
dove suona la noce che è flauto e frutto -
siamo intessuti di sillabe sacre
sussurrate dai flutti agli enigmi celesti.
Ci amiamo per conoscere la polvere
grattata dal carapace di una tartaruga
da leggere con il fuoco come ossa oracolari,
saremo ancora il ritmo della creazione
le cosmogonie di viaggi neuronali.
*
VI
Come cipressi e frecce nel costato
con la schiena di marmo alla scrivania
i raggi del sole nascente inchiodano
la notte all'alba, un bambino
sotto il riparo di una capanna.
Sopra al tetto della capanna
un uccello veglia il proprio nido
come un monaco la caverna
o un anfiteatro attende la tragedia,
scrivere è saper durare nella gioia.
*
XIV
Ascolta il silenzio delle sillabe
e nel silenzio ascolta la morte
che recita versi per la rinascita,
come una filastrocca infantile.
Tutte le poesie degli universi
sono contenute nel silenzio
che come un filo regge sempre
la trama degli atomi e dell'attimo.
*
XXVI
So già l'essere e l'abbandono fatico al fato
al sacro massacro del nostro miracolo.
L'eternità è la tragedia della memoria
l'eternità è la commedia del ricordare.
A volte ti accade di essere gli universi
altre di essere disperso come un alpinista
la vetta è la tempesta dell'istante
lo stesso cromosoma metafisico di Dio.
*
XXXIII
Ciò che cerchiamo non è mai fuori di noi
sono organi i profili dei caseggiati
i colori suonano nelle nostre orecchie
ma tu guarda il telefono disattente.
Dimmi quanto tempo hai e perchè
io sono il tuo riflesso e già adesso
non lo sono più e sto zitto e penso
al pensiero che muove l'universo.
Giuseppe Conte, dalla prefazione
Nessuno, aprendo le pagine di questo libro, resterà indenne da un senso di travolgimento interiore, e fermo nella propria idea di poesia. Giovanni Rapazzini, già autore di un poderoso saggio sul rapporto tra la poesia e il divino, qui entra in gioco e verso dopo verso costruisce un mondo che ci interroga, ci spiazza, ci destabilizza. […] Giovanni Rapazzini rende ardente come un falò sulla riva del mare la sua articolatissima cultura, brucia tutte le scorie, ed entra nella poesia a vele spiegate, con un empito che non vedo spesso in giovani poeti. Già nel testo che apre il libro, il poeta inscena un linguaggio metaforico e lo irrobustisce con una serie impressionante di rime interne (leggiamo “voce”, “foce”, “noce” in due versi) assonanze, allitterazioni. Una cifra linguistica che corre per tutto il libro con immagini sempre più evocative e possenti. […] Scrivere ha a che fare con la ricerca e il mistero di Dio, e con il disagio di esistere, con il bisogno di qualcosa che lo lenisca. Giovanni Rapazzini lo sa: “Vivo in attesa di essere visitato / dalla poesia come un pazzo / aspetta l’infermiera in reparto”.
Giovanni Rapazzini de’ Buzzaccarini (Milano, 1993) vive tra l’Italia e la Spagna, dedicandosi alla contemplazione, alla filosofia e alla poesia. Ha pubblicato il saggio La poesia e il divino. Un viaggio alle origini della parola, uscito per Fallone Editore nel 2023. Sue poesie sono apparse su varie riviste cartacee e virtuali. Fòs è il suo esordio in versi.




