a cura di Antonio Corona
da CARALIS
MIGRAZIONI
L'aria nera di storni. Risa o pianti
i loro gridi allagano la sera,
gonfiano il cuore, frustano le fronde
dei ficus come schiocchi di bufera.
Da settimane stanno senza stare
e vanno senza andare, palpitando
impazienti e paurosi all'oltremare.
Gli archi dei voli incidono nei campi
rosa del cielo il loro Leitmotiv:
per chi, quando, perché, fin quando, come
e verso dove? All’onda dell'antifona
ascolto farsi eco la canzone
e specchio il vetro. Tornano alla riva
le parole rubate al mio balcone.
Cagliari, 30 dicembre 2008-2 gennaio 2009
da VERDI AGGUATI
PERLE
Vorrei sgranare a perla a perla il filo
delle tue crudeltà bambine, averlo
tutto nel pugno, enumerarlo al giro
lento del collo – e d’ago, a perla a perla
cucirlo al cuore fino a farlo duro.
Vorrei, perché nel crollo ti sommerga
– avorio e giade, i fiori e le verdure –
dare uragani al mio dolore, e schianti.
Ma non c’è più dolore qui: l’ho tutto
speso. Non ho più sale per il pianto
né più coccarde nere per i lutti.
La corda della vita annoda a un punto
da rivoltare gli occhi – come a notte
un groviglio di lenze in mare lungo.
Stintino, 13 giugno 2007
da PAESAGGI
MAESTRALE
È vasto l’orizzonte, e quasi snuda
il cielo fino ai lombi. Molli poggi
si coricano bassi a fare scudo
alla gran luce. Svettano ai meriggi
statue-ulivi dai piedistalli crudi
dell’ombre di sé stesse su cui poggiano.
Ma il maestrale del mare che non vedo
mi porta il sale, ah il vento che scarmiglia
ogni riposo, il vento che non cade
dal nostro cuore mai, che casa e esilio
fonde in uno. Così scuotiamo il vaglio
di noi stessi, come anime dannate,
e piangendo a ogni luglio antichi lugli
sperperiamo le nostre poche estati.
Poggio Martino, 17 giugno 2011
da CUORI E PICCHE
AVERE ANCORA UN GIORNO
Avere ancora un giorno, un’ora. Quando
a notte l’afa fa profondi i fossi
delle strade, sbucare sull’incanto
di vetro di una piazza e, dalla grotta
di una baracca, udire – sanguinante –
il taglio delle mezzelune rosse
dell’anguria spaccata. Stretti accanto
respirare dal soffio della notte
il nostro ardore, tremolare un seme
nero al tuo labbro come un bacio d’ombra,
farti guanciale delle dita ladre
a fior del collo e lì – fame su fame –
amarti a morsi, oh fanciullo padre
d’ogni fanciullo figlio, ombra d’ogni ombra.
Cagliari, 6-7 ottobre 2004
da SENECTUS
IL VENTO DEL CONTAGIO
Trasparenti crepuscoli d’autunno,
silenti sotto il vento del contagio
che spazzola le vie, convegno d’anni
remoti e bisbiglianti ad ogni indugio
sugli angoli deserti e, per l’inganno
di un vasto istante, fra le tende, luci
calde di vecchie lampade che fanno
della città paese. Già i carrugi
corrono torti alla marina, al porto
odoroso di pece, a quella buca
d’ombra fra i legni dove sta l’amante
cuocendo i baci. Ah, fosse qui la morte,
in questo capovolgersi del fuoco:
la fronte fredda e la memoria ardente.
Milano, 22-24 novembre 2020
Dalla nota di Luigi Weber – Ezio Sinigaglia nella foresta del sonetto –
Chi studia la poesia, e non meno chi legge la poesia, se intende rispettarla deve porsi prima di tutto nell’ottica dello storico, attivando al tempo stesso un’attenzione morfologica, giacché non v’è poesia, nella più gran maggioranza dei casi, se non entro una storia delle forme. Di fronte a questo piccolo denso canzoniere di Ezio Sinigaglia, che raccoglie scritture in versi relativamente recenti, distese lungo un arco ventennale (2004-2023), e tutte variazioni sul modello nobile e vetusto del sonetto endecasillabico, lo storico si trova però spiazzato e quasi disarmato, mentre l’appassionato di tipologia, al contrario, potrà dirsi entusiasta fino a un felice stordimento, tanta è l’abbondanza e la varietà di dati che gli si offrono. […]
Di conseguenza Castello addio si dichiara come un canzoniere prevalentemente sardo; delle sette località dichiarate, quattro sono in Sardegna (Carloforte, Caralis, cioè Cagliari, Stintino, Turudas), una è Milano, città natale di Sinigaglia, due sono in Etruria (Poggio Martino e Lucca). Ma, come insegna il caso di un altro lirico uso a datare e localizzare i propri versi, Ungaretti, tra il luogo di scrittura e lo sguardo, cioè a dir meglio tra lo spazio reale e lo spazio interiore, si creano spesso sovrapposizioni o slittamenti incongrui, e ciò che l’occhio registra non sempre è inciso al momento sulla retina reale, bensì su quella della memoria. […]
Malgrado il fascino innegabile di certi scorci e certo vedutismo, largamente pittorico, e la facile seduzione che la ricca paletta cromatica dei sentimenti esercita sul lettore, specie nell’altalena tra vagheggiamento mesto della giovinezza e inno alle persistenti, ritornanti, stagioni dell’amore, il vero e profondo lavoro di Sinigaglia, come sempre, non è sui temi bensì sulla creta dolce della lingua, una pasta che sotto le sue dita si plasma in figure sempre nuove. E se, dunque, il sonetto è il contenitore principe – già di suo infinitamente docile e complice – degli esperimenti, sarà un altro istituto nobile e vetusto della nostra lirica, intendo la rima, a farne le spese in particolar modo, e ciò che risulta vedremo protendersi, bene in mostra, in una strabiliante varietà di fogge. […]
Ezio Sinigaglia (Milano1948) ha svolto diversi mestieri, tutti legati alla scrittura: redattore, traduttore, fotocompositore, copywriter, ghostwriter, autore di guide turistiche e, da ultimo, docente di scrittura all’Università di Milano Bicocca e in altre sedi. Dopo Il Pantarèi (1985), ha continuato a coltivare in privato la sua voce narrativa, mentre quella saggistica ha occasionalmente trovato la via della pubblicazione, e ha tradotto alcuni libri dal francese. Dopo trent’anni dal suo esordio, Nutrimenti ha dato alle stampe un suo nuovo romanzo, Eclissi (2016), che a febbraio 2020 è risultato vincitore del concorso Modus Legendi. Nel 2019 la casa editrice TerraRossa ha ripubblicato Il Pantarèi e nel 2020 L’imitazion del vero, candidato al Premio Strega. Ha curato edizioni di testi di Proust, Julien Green, Perrault, ecc. Suoi contributi, narrativi e saggistici, sono stati accolti su importanti riviste a stampa e online (“Nuovi Argomenti”, “The FLR”, “Nazione Indiana”, “FN Libri”, ecc.).
Anna Salmoni – opera di copertina per gentile concessione degli eredi – (Napoli 1938 – Firenze 2019) si avvicina al mondo dell’arte da autodidatta e successivamente al surrealismo tramite la lezione dello spagnolo Fausto De Lima. La prima esposizione a segnalare la sua raggiunta maturità artistica è dell’aprile 1972 alla galleria San Marco di Prato. Nei vent’anni successivi espone a Madrid, Parigi, nella Galleria Santo Stefano di Venezia e a Firenze, città quest’ultima dove, dal 1978, i suoi quadri sono in mostra permanente alla Galleria Arno di via della Vigna Nuova. A partire dagli anni Novanta, Salmoni sceglie di continuare a dipingere in modo più appartato con rare esposizioni, di cui l’ultima nel 1999. Oggi le sue opere si trovano presso collezionisti privati in Italia e all’estero.




