a cura di Antonio Corona
da Primo tempo
1.
c'è un punto matematico puro e invisibile, uno spazio che non ha
forma, il tempo zero della luce, c'è un suono dell'origine, un
eterno, movimenti lenti di pianeti verso un futuro che è un
passato, una misura senza misura, una geometria regolare si
trasforma
3.
un luogo che conduce verso l'alto, forse un manicomio per anime
stanche, un'espiazione di materia che si dissolve in follia, un'
immaginazione divina che evapora, una pena infinita d'amore, ma
non siamo della stessa specie e dello stesso genere? e i nervi del
corpo e delle cellule, e il genere degli dei che produce gli dei, e il
genere degli uccelli che produce gli uccelli
11.
nel cielo, nella terra, nella radice, nell'aria che la muove, negli
organi umani e in quelli animali, negli occhi, in fondo, nelle
foglie, semplici e maestose, nei piedi che sfiorano il suolo, nel
torace che si abbassa e si alza, nel suo patto con l'aria, nelle
unghie che continuano a crescere oltre il corpo, e nei capelli
ancora più lunghi nella terra, e nei peli, nel pube, e nella pancia,
nei seni, e nei capezzoli destinati alle bocche, e nel latte dei
mammiferi, nella fame dei maiali, nel passo delle galline, nelle
zampe, nei salti dei conigli, nel volo della mosca, sulla superficie
della pelle, nel fondo delle mani, sotto la pelle, nei buchi del
corpo che misurano il vuoto, che chiamano il contatto, nell'acqua,
nei ghiacciai, nel vapore (1+1=1)
da Secondo tempo
1.
con canto un giorno umile, una vibrazione una disincarnazione,
una necessità secolarmente attesa, una creazione come
abdicazione, due punti che si toccano separati dalla circonferenza,
una matematica che si fa teologia, una materia immateriale senza
forma definita, un’accoglienza, un pane spirituale, un’offerta, un
albero che ha le radici nel cielo
2.
e poi vivere negli animali e poi nell’uomo, la tua ragione, la tua
parola, e questo volo invernale o movimento delle anime, e il
volgersi dei cieli e ancora essere leggeri o udire e non parlare,
qualcosa discende e non abbandona, e qualcosa sospinge o fu
sospinto molto prima, e non mi fu mai diviso, aria persa o ali che
si alzano
4.
chiedere all’aria i suoi segreti, una dissoluzione, o un mutamento
di stato, e poi chiedere all’acqua i suoi misteri, un’esperienza da
essere compiuta, interamente, sino alla fine, l’ultimo attimo
possibile, oltre il limite, e guardare le cose ricolme di luce, e
guardare ogni piccola cosa ricolma di anima, e adesso una vita
che si ritira nell’invisibile, rotazione e sparizione
12.
ma tutto si muove adesso, e non ha nome, non ha eco,
inarrestabile, in trasparenza, annegata, divenuta materia di acqua,
il corpo, in abisso, sostanza volatile, oltre il limite della neve,
centinaia di chilometri di profondità, assenza di una superficie
ben definita, corpo liquido che vaga, lascia la sua regione, densità
minima, corporeo vicino all’incorporeo, è aria che ha nome
diverso dall’aria, un’aria che non ha nome, e le costellazioni non
si arrestano, composizione di corpi, rotazione, simulazioni
numeriche, tra sistemi planetari, circondati da masse gassose,
qualcosa dà, non riceve, passa attraverso il vuoto, la materia,
muove, muove il vuoto, filamento, filamento che lega, in luce
bianca
da Terzo tempo
1.
e ci sono gli alberi, e c'è il cielo, e ancora qualcosa deve esserci
dalla prefazione di Alessandro De Francesco
Raramente mi è capitato di provare una tale sensazione di vicinanza per un’opera poetica come con gli ultimi lavori di Florinda Fusco. Come nel suo precedente Materia osservabile, in questo Quaderno non matematico l’autrice riesce a tratteggiare magistralmente una relazione di continuità assoluta tra il cosmico, il metafisico e la contingenza della vita umana. Vediamo così la luce, elemento ricorrente e fondamentale in tutta l’opera, diffondersi sia in cucina che nell’universo infinito, sia nell’oikos che nel cosmos, e in entrambi necessariamente allo stesso tempo. Rispetto a Materia osservabile¹, Quaderno non matematico si estende forse ancor di più verso scenari mentali e cognitivi di un’immensa vastità. “Occorre legarsi a tutto ciò che è grande e infinito” per superare il dolore e lo smarrimento, dice a un certo punto Etty, uno dei due personaggi che ricorrono negli intermezzi, insieme a Simone. Si tratta, come la stessa autrice ci rivela, di Etty Hillesum e Simone Weil, con le quali Fusco intraprende un dialogo testuale su vita e cosmo che si svolge appunto nell’oikos, a colazione. […]
Proprio per questo, nonostante la sensibilità esasperata e il senso di infinito che trasudano da questi testi, o forse proprio grazie a tale incontro tra la più profonda intimità umana e la più totale marginalità della nostra esperienza individuale, Quaderno non matematico è un inno alla gioia di vivere, in senso certo schilleriano e beethoveniano, in quanto unisce, ancora una volta, l’umano al cosmico e al metafisico, ed anche perché la poesia di Fusco è un tentativo, difficilissimo eppure riuscito, di sublime contemporaneo. La gioia che permea questi testi è anche spinoziana, nel senso che prospetta uno scenario di possibilità, qui innervato dall’amore per il cosmo infinito e per la vita, anche dei suoi aspetti più difficili e contraddittori, anche nelle sue scale più vaste e inafferrabili, senza scadere nei clichés del vago o dell’indicibile. Così, questa scrittura si fa portatrice di un’inaspettata reazione non solo alla limitatezza di vedute, alla violenza e al nuovo oscurantismo dei tempi presenti, ma anche di una visione più specificamente poetologica, al di là dell’opposizione ormai obsoleta tra lirismo e sperimentalismo […]
Florinda Fusco nasce a Bari nel 1972. Ha pubblicato su varie riviste italiane e straniere. Nel 2001 esce Linee (Zona). Con il libro delle madonne scure (Mazzoli 2003), illustrato da Luigi Ontani, è stata vincitrice del Premio “Delfini”. Ha tradotto dallo spagnolo l’opera poetica della scrittrice argentina Alejandra Pizarnik, vincendo il premio nazionale di traduzione “Bernard Simeone” (2004). Nel 2009 ha pubblicato Tre Opere (Oèdipus). Nel 2011 è uscito il libro multimediale Thérèse (Polìmata). Ha partecipato a vari festival di poesia in Italia e all’estero. Ha collaborato con la compagnia di ricerca teatrale Operabianco per il lavoro Ma e ha scritto per loro Film-Macchina della vista e dell’udito (edito nel 2017 dalla Camera Verde) partecipando a festival e rassegne di teatro in varie sedi tra cui la Triennale di Milano e il “Festival dei due mondi” di Spoleto. Nel 2020, con la collana Logosfere di Zona, è uscito il testo bilingue The book of the dark Madonnas. Ha scritto monografie e diversi saggi di letteratura italiana moderna e contemporanea. Nel 2022 è uscito Il compleanno e altre opere (Argolibri), nel 2023 Materia osservabile (La Vita Felice) e nel 2024 Nessuna variazione al secondo principio di termodinamica (La collana Isola), testo e audio con le illustrazioni di Valentina Vallorani, recentemente tradotto in francese con il titolo Nulle modification du seconde principe de la thermodynamique. Suoi testi sono stati tradotti in inglese, in francese, in spagnolo e in greco.




