a cura di Rosanna Frattaruolo

Angelo Albàsia della poesia dice

Credo che per poesia si possa intendere, idealmente, la perfetta coincidenza di pensiero e musica, anche se di fatto è sempre un’imperfetta sovrapposizione di concetti e sillabe. Non vorrei spingermi oltre, se non per dire che ad avere importanza, per me, non è la poesia in quanto tale, bensì il suo ricordo: i testi che riaffiorano alla coscienza nei momenti più inaspettati, i versi sedimentati nei nostri cluster neuronali e che ci portiamo appresso – come una malattia o una benedizione – per tutta la vita. In questo senso, i libri e la lettura non sono che un mezzo per passare dalla memoria vegetale, per dirla con Umberto Eco, a quella biologica; la scrittura poetica, invece, credo consista nel paradossale tentativo di ricordare versi non ancora scritti. Insomma: la poesia è memoria, da qualunque direzione del tempo questa memoria provenga.


La sua poesia ci dice

da Biblioteca dell’incongruo, Affiori, 2025. Le indicazioni bibliografiche sono di fantasia e costituiscono parte integrante dei componimenti.

*
3. Qualcosa

Cerca sotto le palpebre e la lingua,
gràttati, scava, arriva fino all’osso:
qualcosa troverai che ti distingua
dagli altri – un ingranaggio o un paradosso.

F. A., La perfezione dell’assillo, 1995, p. 7

*
37. VHS

Fuggito di soppiatto dalle grinfie
di un’ora insonne – dalle sue premesse –
sto accovacciato sul parquet degli inferi
e rivedo la vita in VHS.

G. I., Sillabario nero, 1998, p. 40

*
Un sonetto inedito (testo vincitore del primo posto allo Switzerland Literary Prize 2025 – Sezione Poesia inedita).
Il bibliotecario

                                                     El universo (que otros 
 llaman la Biblioteca) […]

(J. L. Borges)
«Oltre la porta in fondo al corridoio.
Quella che ha per battente un urobòro.
Dove il tempo è una farsa – dove l’oro
sfolgora sulle costole di cuoio.
Terzo scaffale da sinistra: Storia
della letteratura siderale.

Ma il numero del tomo sia casuale;
la scelta della pagina, aleatoria.
Sono volumi fragili. Fai meglio
a stare attento, mentre l’Universo
chiuso nelle profonde ombre del legno
vede che arrivi a un nuovo capoverso,
all’ennesima riga, al primo segno
dell’ultima parola» – e poi mi sveglio.

Dicono di lui e della sua poesia

Umberto Fiori, Nota critica su una selezione di testi tratti da Biblioteca dell’incongruo, Premio InediTO – Colline di Torino 2025
La raccolta nasce da un programma avvertito e consapevole, e lo porta avanti con mano sicura. Il manierismo della corrente “neo-metrica” cui si fa riferimento non viene semplicemente ripreso, ma sviluppato con maestria e misurata ironia. L’uso del metro e delle rime (anche ipermetre) è impeccabile, e non si limita a un gioco formale. Una scrittura tesa, sobria e intelligente.
Patrizia Sardisco su Biblioteca dell’incongruo – Bologna in Lettere 2024
Colta, visionaria, sagace, la raccolta […] intreccia in modo convincente suggestioni letterarie di antica tradizione, una lingua nitida e resa vivace con scioltezza dal gioco retorico […]. Già a partire dal titolo, Biblioteca dell’incongruo evoca e presuppone lo scarto, il disallineamento, e come nel linguaggio geometrico, la non perfetta sovrapponibilità, la non identità di due enti […]. È interessante soffermarsi su questi libri possibili la cui collezione compone l’opera di finzione che ci accingiamo a leggere, e notare che se per i nomi degli ipotetici autori sembra essere sufficiente indicare una coppia di iniziali, ai titoli di questa Biblioteca viene dedicata cura certosina, quasi a voler sottolineare una prevalenza del testo, dell’opera sull’autore, e affermare che le moltitudini contenute dal poeta, per dirla con Walt Whitman – e che per inciso presuppongono le sue contraddizioni, l’incongruo tra l’Io e sé stesso –, le voci eteronime in cui la sua identità si parcellizza, si danno al mondo nell’opera e dall’opera traggono diritto di esistenza e forza, un forza che travalica prepotentemente il proprio autore: qui penso a Pirandello, certamente, ma penso soprattutto a Pessoa, con la differenza che, almeno in questo lavoro […], della voce ortonima del suo autore non restano, in definitiva, che le Avvertenze e il gesto dispositivo dei testi della Biblioteca in cui si è frantumato l’Io poetico instituendo un repertorio incongruo, non coincidente con esso, fatalmente ulteriore e irriducibile alla somma delle sue parti, come le teorie dei sistemi complessi predicano da decenni. Quindi, i componimenti di questa raccolta esprimono aspetti dell’Io colti in un tempo, in un determinato contesto o spazio di pensiero che i titoli dei libri possibili contribuiscono a perimetrare; ma sono, anche, canto di voci altre, segni d’alterazione […]; e sono, ancora e al contempo, lacerti di falsi letterari portatori di verità diversamente impronunciabili, brani di voci eretiche, opera di finzione, immaginaria ma possibile rassegna bibliografica le cui pagine sembrano percorrere il solco lasciato da quelle di Raymond Queneau e assai prima di lui da quelle ottocentesche di Charles Nodier e dai suoi studi eruditi sui fous letteraire che pure qui vengono citati, pagine di “testi al quadrato”, di libri su altri libri, di voci in bilico tra ragione e follia.
Claudia Mirrione sui testi inediti Natura morta, Sonetto meccanico, Il bibliotecario – Bologna in Lettere 2025
La poesia di [Angelo Albàsia] nasce dal conflitto tra due forze opposte: da un lato, la consapevolezza che il corpo è incrinato, attraversato da un guasto silenzioso — un meccanismo rotto, una putredine stagnante, un sogno spezzato prima della rivelazione; dall’altro, l’irrefrenabile slancio del soggetto verso l’astratto, l’infinito, l’assoluto.

Angelo Albàsia e i suoi poeti

I miei poeti di riferimento sono stati, da ragazzo, essenzialmente tre: Dante, d’Annunzio e Montale. L’Inferno, per motivi su cui sarebbe superfluo indugiare; Alcyone, per la tecnica impeccabile; gli Ossi, per la visione del mondo. Tra gli altri, mi vengono in mente Borges, Pessoa, i poeti espressionisti tedeschi (Trakl, Benn, Heym), Simić, Marino, Bashō, Trilussa. Tuttavia, pur scrivendo in versi, oggi come oggi sono debitore soprattutto verso la prosa: ancora Borges, Bolaño, Nabokov, Dick, Buzzati, Wilcock, Dürrenmatt, Roth, Cortázar, Lem, Ballard (e tanti altri). Nel panorama contemporaneo italiano, tengo a citare Alessandro Gori. Insomma, leggo molto più volentieri romanzi e racconti che non poesie: in prosa non si può barare.


In dono ad Angelo e ai lettori di Il Tasto Giallo, di Georg Trakl da Poesie (trad. di G. Pintor), Einaudi, 1942, Hohemburg

Es ist niemand im Haus. Herbst in Zimmern;
Mondeshelle Sonate
Und das Erwachen am Saum des dämmernden Walds.

Immer denkst du das weiße Antlitz des Menschen
Ferne dem Getümmel der Zeit;
Über ein Träumendes neigt sich gerne grünes Gezweig,

Kreuz und Abend;
Umfängt den Tönenden mit purpurnen Armen sein Stern,
Der zu unbewohnten Fenstern hinaufsteigt.

Also zittert im Dunkel der Fremdling,
Da er leise die Lider über ein Menschliches aufhebt,
Das ferne ist; die Silberstimme des Windes im Hausflur.

*
Nessuno è in casa. L’autunno alle camere;
sonate chiare di luna
e risvegliarsi al confine di una foresta in penombra.

Sempre tu pensi al bianco viso dell’uomo
lontano i clamori del tempo;
sopra il dormente si curva facile il verde dei rami,

una croce e la sera.
Stringe il suo canto con braccia di porpora un astro
che sorge al segno di finestre vuote.

Così nel buio trema l’ignaro
quando sommesso leva gli occhi a creature
ora distanti; una argentea voce dà il vento nell’atrio.

Angelo Albàsia, nome d’arte di Domenico Fadda (Cagliari, 1993), si è laureato in lettere all’Università di Torino e ha conseguito un dottorato in filologia all’Università per Stranieri di Perugia. La sua ricerca si è concentrata sull’eredità dantesca, ambito nel quale ha pubblicato articoli scientifici, svolto un periodo di visiting scholar alla Sorbonne Université di Parigi e partecipato a convegni internazionali presso atenei quali Oxford e Cambridge. Dal 2024 è membro di giuria per il Premio letterario nazionale Forum Traiani. Nel 2025 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, Biblioteca dell’incongruo. Novantanove quartine (Affiori), ottenendo nello stesso anno il primo posto allo Switzerland Literary Prize e il Premio della critica al Premio InediTO – Colline di Torino.

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