a cura di Rosanna Frattaruolo

da I barbari  

1
Innesti diversi da terra fredda
approfittarono del maggese per
scender oltre le Alpi, quella nostra
barriera sicura di convinzioni.
Nudi ci trovarono, più stupiti
di noi. Gli avevano parlato a
lungo di un popolo invincibile.
Anche Odoacre rise di gusto ma
fu vinto e spedì il tredicenne
tra simposi, banchetti e tutti i tipi
di frivolezze
d'un bel mare.

**
da La Chiesa

L'Inquisizione

Quando ti ho vista
immobile
piangere trascinata
dagli esuli
ho dimenticato
la tua fastidiosa umanità
ho pensato alla tua
pena fuori
misura
ho creduto di
essere il boia

**
da Stupor Mundi

Sub flore

I

Non sento più i cani
le scarpe il cancello
le chiavi non
danno latrato
non starnazzano
quelli lontani
non si lamenta
il nuovo arrivato

Manfredi in Lucania
i cani sono muti

II

Non vedo chi stucca
la torre più alta
fiorisco
e il morbo infierisce
nel salto di specie
dell'uomo alla bestia
la mediocrità lo pervade
come un veleno socratico
allele recessivo di una
morte confinata
che ora mordace
lo confina

**
da Alma Mater Studiorum

Svolte epocali
Ora sappiamo che il tempo
non ha intermittenze:
la nostra è un'ingenua
scalata sulle macerie del vano
grugando tronfi e beccando
a caso - primi esegeti di una svolta
epocale - cercando un confine
che non c'è ma è
inevitabile
vitale.

**
da Tre tempi ingiusti
(una postilla approvata)


L'assurdo

Una dignità imbarazzante
è quella della foglia che
paga il passaggio al vento

Dall’introduzione di Antonio Bux.
La “novità” di questa poesia è dunque quella di far convergere insieme sia il reale che il nonsense, sia la natura più arcaica dell’uomo che la sua modernissima dissoluzione, plasmando una voce “giullaresca”, “cortigiana”, che però si rende attualissima grazie all’abilità del Mittica di non appesantire il dettato con pedanteria, semmai arricchendo il suo scorrere tra queste pagine di una carica eversiva e continuamente “battesimale”, dove l’Impero dei Padri di tutto un percorso si incrocia senza mai davvero attraversarsi del tutto ma, proprio per questo, il poeta trova le loro (e le proprie) leggi come delle costellazioni e ne fa tesoro e monito, motivo continuo di gestazione preternaturale e ridestamento filosofico e politico.

Dalla postfazione di Biagio Russo.
Marco, nella sua studiata e sudata architettura, introduce elementi (sempre controllati) di difformità: sbuffi di caos in una trama ordinata. Il verso è libero e sciolto, senza briglie. L’andamento è ondulatorio, prosastico, un po’ nenia, un po’ jazz. […] Non c’è sentimentalismo e neanche l’ammiccamento musicale delle figure di suono.


Marco Mittica (1982) vive e lavora in provincia di Torino.Alcuni suoi inediti sono presenti in antologie, riviste e blog letterari. Nel 2023 questa sua raccolta d’esordio ha ricevuto una segnalazione, per la sezione “raccolta inedita”, al premio Lorenzo Montano. Le Leggi dei Padri è la sua opera prima.

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