a cura di Rosanna Frattaruolo

EVENTO: poesia/Torino/A. Panetta/Oggi presentiamo/Vivere d’arte

‘Ndrangheta’ di Alfredo Panetta, nell’ambito della rassegna “Oggi presentiamo” (a cura di A. Corona, A. Rienzi e R. Frattaruolo) a Torino il 24 gennaio 2026.
Rosanna Frattaruolo in dialogo con l’autore.
Il libro è risultato vincitore del Primo Premio InediTO Colline di Torino, 2024.
Evento a cura dell’associazione Vivere d’Arte, Vivere d’arte letteratura.

Alfredo Panetta
’Ndrangheta
Nota di lettura di Don Luigi Ciotti
Prefazione di Antonella Anedda
Passigli Poesia, 2025, pp 184
Brossurato con copertina morbida
ISBN: 9788836821198
18,50 €


VERMU, VERMI  (Carceriere N.1)*

Ngrugnatu nta quatthru zolli ‘i falaccchi
(e mi viditi d’i macigni chjini ‘i purvari
d’a hjiumara, puru vu d’i grattacieli
d’i vithra grastijati) sugnu ccà a sfiorari
i ligna d’a vostra cruci, a cogghjiri
i pili du crapettu chi vi sgranastavu già.

È tuttu u mè ccani, nta grutta d’i nosthri avi
tegnu ncatinatu u porceju pe’ missioni
u lìbbaru d’a sò avidità, u civu ‘i gghjianda
e fogghji ‘i strofficeji ‘i hjiumara, riganu
chi nnetta u nasu pistatu, nnettu i sò ricchji
cu ciuffi d’amaranthu. Esti u mè u ficu chi
nnaffia ‘i latti i malipenzeri, mè i rispiri
c’u camphu teninta doppu di l’aratura.
E mi sentu Ddi a ogni singazza
chi lapri i premona è mè spili.

Nci misi paghura l’atthra matina a ddu amanti
non capita ò spissu u si resta accussì, facci a facci
cu ‘n mortu chi si scava a fossa. Fermi fermi
muti, ddu vermi p’a prima vota nnanzi all’Assolutu.
Mani ossuti dassati siccari supa a n’armacera
u ndi dici quant’è vivu, hjiurenti
stu cuvu di serpi chi l’omu d unenti crijau.

***
VERME, VERMI

Rannicchiato su quattro zolle di fango
(e mi vedete anche voi dai cippi polverosi
della fiumara, anche voi dai grattacieli
dai vetri crepitanti) sono qui a sfiorare
i legni della vostra croce, a raccogliere
i peli del capretto che avete appena trangugiato.

È tutto mio qui, nella grotta dei nostri avi
tengo incatenato il porco per missione
lo libero dalla sua avidità, lo cibo di ghiande
e foglie di elicriso, origano che sanifichi
il suo olfatto oltraggiato, pulisco le sue orecchie
con ciuffi di amaranto. È mio il fico che
annaffia di latte i cattivi pensieri, miei i respiri
che il prato trattiene dopo l’aratura.
E mi sento un Dio a ogni crepa
che spalanca i polmoni ai miei desideri.

Ho messo paura l’altra mattina a due amanti
non capita spesso di restare faccia a faccia
con un morto che si scava la fossa… immobili
muti, vermi per la prima volta davanti all’Assoluto.
Mani ossute lasciate seccare su un muretto a secco
a dirci quanto sia vivo, fiorente
questo covo di serpi che l’uomo dal nulla ha creato.


*Questa è la confessione del carceriere di un sequestrato. Si calcola che furono oltre 350 le persone cadute nelle mani dell’anonima sequestri in Calabria tra gli anni 60 e gli anni 90.

Alcuni stralci critici:

Antonella Anedda, estratto da prefazione.
“‘Ndrangheta”, ultimo libro di Alfredo Panetta, ribadisce la vita che continua ad avere la lingua altra dei dialetti, conferma la loro necessità nell’italiano. Panetta scrive nel linguaggio della Locride, sua terra natale. La sua poesia da sempre coniugata con temi civili trova in questo libro nomi ulteriori da fissare sulla pagina, come quello di Francesco Panzera, vicepreside del Liceo di Locri assassinato perché si era opposto all’ingresso dell’eroina nell’istituto e che era stato professore di matematica dell’autore. A questa memoria se ne intrecciano altre, in un coro continuo, silenzioso e assordante di presenze-assenze […]

Don Luigi Ciotti, estratto dalla nota di lettura al libro.
Proprio come dice in un suo verso, Alfredo Panetta sa “impugnare la penna come un manico di zappa, usare la conoscenza per forgiare bacchette magiche” e smascherare l’indifferenza dilagante, la sensazione di resa e di abbandono di fronte alle ingiustizie, agli abusi, alla morte di persone innocenti e alla disumanizzazione di tante altre. Non solo in Calabria, né solo per mano mafiosa! Questo grido riecheggia il grido di altri popoli oltraggiati dalla violenza, che in altre terre e in altre lingue affidano ai propri poeti la richiesta di non essere dimenticati.

Antonio Corona, nota di lettura su Il Tasto Giallo: https://iltastogiallo.blog/2025/12/13/ndrangheta-di-alfredo-panetta-passigli-poesia/
La scrittura di Panetta, in questo recente lavoro, è aspra, lucida e necessaria. Non cerca il compiacimento, non indulge nel pittoresco e neanche addolcisce il male. Il verso è spesso tagliente, materico, costruito su immagini potenti che coinvolgono il corpo, la terra, il respiro, la ferita. La metafora non serve a velare, ma a rendere ancora più evidente la realtà: intensifica il dolore, lo rende percepibile, quasi tattile. Credo che la forza del libro risiede proprio in questa tensione: una poesia che non si appoggia alla musicalità come rifugio, ma alla parola come strumento di scavo. Ogni testo contribuisce a costruire un campo semantico in cui violenza, identità, memoria e paesaggio si intrecciano in modo indissolubile.

Rosanna Frattaruolo, introduzione al libro.
«Non c’è morte peggiore / che smarrire l’amore» è il verso che meglio condensa l’essenza di Ndrangheta , l’ultima raccolta poetica di Alfredo Panetta (Passigli editore, 2025). La morte evocata non si rifugia in una dimensione biologica, ma rinvia a un lutto più drastico, di ordine etico e civile: lo smarrimento dell’amore come principio fondativo della relazione tra individui, comunità e territorio. «In fondo, ci sono morti e morti», scrive l’autore, distinguendo così la morte, solo fisica, di coloro che hanno scelto di opporsi alle mafie e che «sepolti / senza sudario e bara [dal buio aborrano] il silenzio» (p. 157), e quella morale dei «viventi, quelli / che tramano, usano la violenza / in mancanza di parole / se ne fottono dei fiumi arsi / o di chi suda», che restano vivi nei corpi, ma sono eticamente estinti (p. 101).


Alfredo Panetta (Locri, 1962) vive da anni a Milano. Esordisce nel 2005 con “Petrhi ‘i limiti” / “Pietre di confine” (prefazione di Dante Maffìa, Moretti & Vitali; ristampato in edizione ampliata nel 2021 con prefazione di Giancarlo Pontiggia – premi Montale, Rhegium Julii, Albino Pierro); qui Panetta raccoglie le voci delle persone e del luogo dove ha vissuto i primi suoi anni di vita, la Calabria arcaica della Vallata del Torbido. Dopo “Na folia ntè falacchi” / “Un nido nel fango” (prefazione di Nerina Garofalo, CFR, 2011 – premio Pascoli), “Diricati chi si movinu” / “Radici mobili” (prefazione di Piero Marelli, La Vita Felice, 2015) e “Thra sipali e sonnura” / “Tra rovi e sogni” (postfazione di Manuel Cohen, Puntoacapo, 2018 – premio Di Liegro), nel 2021 pubblica in questa nostra collana “Ponti sdarrupatu” / “Il crollo del ponte” (prefazione di Giovanni Tesio – premi San Domenichino, Miglianico, Limbiate), raccolta in cui la voce dell’autore è al servizio delle vittime e dei familiari della tragedia del Ponte Morandi. Sempre nel 2021, in collaborazione con Giovanna Sommariva, è apparso “Canthu e contracant” / “Canto e controcanto”, (prefazione di Manuel Cohen, Puntoacapo), lavoro a quattro mani dove i due autori si confrontano sul tema dell’emigrazione in tre lingue che si intersecano: calabrese, milanese, italiano. Già vincitrice del Premio InediTo-Colline di Torino nel 2024, la raccolta “‘Ndrangheta” trova ora la sua compiutezza in questa nostra edizione.


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