di Rosanna Frattaruolo
da Custodire il fuoco
Bruciare ogni scoria nel fuoco più grande,
luminoso. Bruciare i libri, i buoni tentativi – le
parole dette o appena sussurrate – incendiarle
nel fuoco. Il monaco Lot a Giuseppe di Panefisi:
«Che cosa devo fare ancora?» «Il vecchio,
alzatosi, aprì le braccia verso il cielo, e le dita
divennero come dieci fiaccole». «Se vuoi – gli
disse – diventa tutto di fuoco».
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Hanno cancellato dal nostro vocabolario parole
luminose e tremende: grazia, stupore, spirito,
vita eterna. «Comunque concepito, in qualunque
versione, il potere è tendenzialmente dittatoriale:
esso è affermato come unica sorgente e fonte di
ordine, pur effimero, ma possibile». A leggere
certi passi incandescenti di D.G. ci si rende
conto di questa silenziosa e meccanica, invisibile
opera di distruzione delle coscienze da parte del
potere.
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C’è una crepa, una frattura nelle cose e c’è un
momento esatto per entrare in quel punto
incandescente con lo sguardo incendiato degli
umili e dei santi.
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La poesia è un viaggio incendiato verso la
trasparenza.
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da Abitare la luce esplosa
Isole
Sale ripido dal mare un profumo che sa di
liquirizia, di sabbia nera e radici battute dal sole.
Il mare ha spasimi e partenze, ritorni, battiti.
Batte i quarti il campanile della chiesa a picco
sul mare, spalanca un tempo che è in noi: scende
lento col vento di tramontana e screpola i muri,
le porte, fa brillare ogni cosa.
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Il vento incessante consuma le scogliere di sabbia,
il legno delle barche tirate a riva alla Corricella.
Tempo che affila i desideri, che dà forma e rivela.
Cerchiamo un paese, un’isola a custodirci dalla
furia degli elementi. Mio padre viene da un’isola.
Anch’io vengo da un’isola.
*
Le città costruite sull’acqua poggiano su
fondamenta invisibili: una lacrima basta a
sostenere il loro peso leggero.
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da Segni e visioni
Guatemala, 6 (Flying Vulture)
Luce graffiata, luce emersa in quel nero. Il cor-
po dell’avvoltoio (creatura angelica o fantasma?)
sembra riemergere dalle buie profondità della
terra. Un vento luminoso attraversa l’impasto
scuro della materia (terra, bronzo, catrame) e la
fa brillare.
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Il Crocefisso giallo (1993) di Manuela Tonini che
mi ha accompagnato per tutto questo tempo. La
testa di Cristo reclinata violentemente sulla si-
nistra, la testa esplosa in un fascio di luce bianca,
albume e materia. E quel giallo immenso e vivo,
trasfigurato, come se in quel corpo condannato
a morte fosse già visibile l’anticipo, il seme della
resurrezione.
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Dietro ogni parola la prima immagine, la pri-
ma mano tremante di Lascaux e il graffio inci-
so nella pietra, la vertigine dipinta, il sogno del
guerriero.
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da Ritrovare il canto
Cena con M.D.A.
A casa di L., cena con M.D.A. La disciplina
quasi orientale di Milo, otto ore al giorno per
tradurre con furia millimetrica Lucrezio, otto
ore per entrare dentro il bianco della pagina o
nella musica silenziosa di un verso, otto ore per
trovare la sua musica perfetta.
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Elogio della gentilezza
Forse è l’appartenenza a una gens ormai perdu-
ta, una nobiltà che è nello sguardo – non aristo-
cratica – ma l’avvicinarsi come un soffio leggero
al mistero delle cose senza possederle. In que-
sta gentilezza sta forse il segreto della poesia di
M.V.: «Il malinconico giorno dei malinconici /
nostri ritorni / forse non esiste / ma le stazio-
ni appena un soffio / stravagate / lentamente si
sfanno / e annotta il rosso come un melograno /
sulle mie mostrine».
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Almadìra
Almadìra: halimos, dendron, magia sonora del
nome che per fantastiche etimologie s’accende
di qualcosa di arabo e orientale. Sono i poveri
resti che il mare trasporta a riva dopo la burra-
sca: alghe, canne, conchiglie, legname. Almadìra
come la forza dell’acqua e il vento della memo-
ria, almadìra come il respiro di ciò che è stato.
Dalla postfazione di Monsignor Franco Buzzi
[…] Respiro nella prosa poetica di Massimiliano Mandorlo l’aria di libertà che scaturisce dal vero.
Incontro il mistero della vita che si accompagna alla sorprendente gioia di vivere. Acqua, aria, terra e fuoco mi aprono, con il loro abbraccio, alla trascendenza del primo Fattore e mi sento sgravato del peso insostenibile di reggere l’universo intero. Leggo e prendo coscienza di me e del tutto, mentre evado dal cerchio chiuso e soffocante dell’immanenza. Assaporo in ogni angolo del mondo il dono immeritato e insostituibile della pace vera promessa dal Dio incarnato.
Massimiliano Mandorlo, (Misano Monte 1983) è bibliotecario presso la Biblioteca di Ateneo dell’Università Cattolica di Milano. Scrive di letteratura e libri su vari quotidiani e riviste e ha pubblicato alcuni libri di poesia tra i quali Nella pietra (Moretti & Vitali 2017, vincitore Premio Camposampiero) e Mappe del grande mare (MC edizioni 2023, vincitore Premio nazionale di poesia e narrativa “Guido Gozzano”).
Nel 2024 ha pubblicato per le Edizioni Il Bulino il libro d’artista Primi nomi (con collage e tecnica mista di Gianni Baretta,
in 18 esemplari numerati e firmati) e per i tipi de Il ragazzo innocuo Sikelía (con una nota di Elisabetta Motta, in 44 esemplari numerati e firmati).




