Não tínhamos ainda visto o cadaver de nosso Pae prudente e sabio. Porisso afastámos para un lado o altar. Então pudemos levantar uma chapa forte de metal amarello, e alli estava um bello corpo celebre, inteiro e incorrupto…, e tinha na mão um pequeno livro em pergaminho, escripto a ouro, intitulado T., que é depois da Biblia o nosso mais alto thesouro nem deve ser facilmente submettido à censura do mundo.
Fama Fraternitatis Rosae Crucis
 
Non avevamo ancora visto le spoglie mortali del nostro prudente saggio Padre. Perciò abbiamo spostato da un lato l’altare. Allora abbiamo potuto sollevare una solida lastra di metallo giallo: là giaceva un bel corpo insigne, integro e incorrotto… Teneva in mano un libriccino in pergamena, con lettere d’oro, intitolato T., e che dopo la Bibbia, È il nostro più alto tesoro; né deve essere sconsideratamente sottoposto al vaglio del mondo.
Fama Fraternitatis Rosae Crucis

I
 
Quando, dispertos deste somno, a vida,
Soubermos o que somos, e o que foi
Essa queda até Corpo, essa descida
Até à Noite que nos a Alma obstrue,
 
Conheceremos pois toda a escondida
Verdade do que é tudo que ha ou flue?
Não: nem na Alma livre é conhecida…
Nem Deus, que nos creou, em Si a inclue.
 
Deus é o Homem de outro Deus maior:
Adam Supremo, tambem teve Queda;
Também, como foi nosso Creador;
 
Foi criado, e a Verdade lhe morreu…
De além o Abysmo, Spírito Seu, Lh’a veda;
Aquém não a ha no Mundo, Corpo Seu.


I

Quando, desti da questo sonno della vita,
sapremo cosa siamo, e cosa è stata
la caduta del Corpo, la discesa
nella Notte, che l’Anima ostruisce,

conosceremo tutta la nascosta
Verità di tutto ciò che è o fluisce?
No: è inconoscibile anche nell’Anima libera…
Né Dio, che ci ha creati, in Sé la include.

Dio è l’Uomo di un Dio maggiore:
Supremo Adamo, anch’Egli ebbe Caduta;
anch’Egli, come fu nostro Creatore

fu creato, e per Lui morì la Verità…
Da oltre, Spirito Suo, l’Abisso glieLa vieta;
quaggiù non c’è nel Mondo, Corpo Suo.



II
 
Mas antes era o verbo, aqui perdido
Quando a Infinita Luz, já apagada,
Do Caos, chão do Ser, foi levantada
Em Sombra, e o Verbo ausente escurecido.
 
Mas se a alma sente a sua fόrma errada,
Em si, que é Sombra, vê enfim luzido
O Verbo d’este Mundo, humano e ungido,
Rosa Perfeita, em Deus crucificada.
 
Então, senhores do limiar dos Céus,
Podemos ir buscar além de Deus
O Segredo do Mestre e o Bem profundo;
 
Não só de aqui, mas já de nós, dispertos,
No sangue actual de Christo enfim libertos
Do a Deus que morre a geração do Mundo.


II

Ma in principio era il Verbo, qui perduto
quando, già spenta, la Infinita Luce
fu innalzata dal Caos, piano dell’Essere,
in Ombra, e il Verbo assente fu oscurato.

Ma se l’Anima sente che la sua forma è errore,
in Se stessa – Ombra – vede splendere il Verbo
di questo Mondo, umano e consacrato,
Rosa Perfetta, crocifissa in Dio.

Signori, allora della soglia dei Cieli,
possiamo ricercare oltre Dio il Segreto
del Maestro ed il Bene profondo;

non soltanto da qui, ma da noi stessi desti,
nel sangue attuale di Cristo liberati
dall’a-Dio che muore alla generazione del Mondo.



III
 
Ah, mas aqui, onde irreaes erramos,
Dormimos o que somos, e a verdade,
Inda que enfim em sonhos a vejamos,
Vemol-a, porque em sonho, em falsidade.

 
Sombras buscando corpos, se os achamos
Como sentir a sua realidade?
Com mãos de sombra, Sombras, que tocamos?
Nosso toque é ausencia e vacuidade.

 
Quem desta Alma fechada nos liberta?
Sem ver, ouvimos para além da sala
De ser: mas como, aqui, a porta aberta?

Calmo na falsa morte a nós exposto,
O Livro ocluso contra o peito posto,
Nosso Pae Roseacruz conhece e cala.



III

Ah, ma quaggiù, dove irreali erriamo,
dormiamo ciò che siamo, e la Verità,
benché infine nei sogni la vediamo, 
la vediamo perché in sogno, in falsità.

Ombre in cerca di corpi, se li troviamo
come sentire la loro realtà?
Con mani d’ombra, Ombre, che tocchiamo?
Il nostro tocco è assenza e vanità.

Chi ci libererà da quest’Anima serrata?
Senza vedere, udiamo oltre la stanza
dell’essere: ma come, qui, la porta aperta?

Calmo nella sua falsa morte, a noi esposto,
il Libro chiuso contro il petto posto,
il Padre Rosacroce conosce e non parla.


da Fernando Pessoa, Poesie esoteriche, Trad. it. e cura di Francesco Zambon, Luni Editrice, 2022©, pp. 104-109.

Il testo non è datato nell’originale; fu pubblicata per la prima volta in F. Pessoa, Poesia, 2 voll., Ed. Confluência, Lisboa 1942, vol. I.


Cenni sul rapporto tra Fernando Pessoa e il rosicrucianesimo: appunti in margine alla Nota del curatore
di Alfredo Rienzi

La poesia No tumulo de Christian Rosencreutz / Sulla Tomba di Christian Rosencreutz è assolutamente centrale nell’impianto gnoseologico, non sempre definito e cristallizzato, di Pessoa, così come sono centrali le radici e le ramificazioni rosicruciane nella tradizione sapienziale dell’Occidente[1], al punto da rendere possibili, qui, per l’estensione degli argomenti, solo alcuni cenni.
Userò, vista l’ottima e corposa nota del curatore del volume Poesie esoteriche[2], stralci di questa, laddove non necessitino, a mio parere, integrazioni o apporti. La storia – o la leggenda – dei Rosa+Croce non può non essere puntellata di condizionali: avrebbe, sarebbe

«L’epigrafe è una citazione della Fama Fraternitatis Roseae Crucis (1614), uno dei manifesti fondatori di questa società segreta, le cui dottrine sono esposte nelle Nozze chimiche di Christian Rosencreutz (1616) di Johann Valentin Andreae. Nella Fama è evocata la storia del mitico fondatore Christian Rosencreutz, che sarebbe nato nel 1368 e, dopo aver compiuto alcuni viaggi in Oriente, avrebbe fondato insieme ad alcuni confratelli il monastero dello Spirito Santo e compilato un trattato di filosofia occulta; secondo la leggenda rosicruciana, centoventi anni dopo la sua morte il suo corpo – intatto – sarebbe stato scoperto in una cripta del convento decorata con figure e iscrizioni simboliche. Alla tradizione rosicruciana si ricollegarono nei secoli successivi – a torto o a ragione – numerose società segrete tra le quali la Golden Dawn[3].
Secondo Pessoa, che si basa sulla letteratura occultistica del suo tempo (e in particolare su The Rosicrucians, their Rites and Mysteries di Hargrave Jennings e The Brotherhood of the Rosy Cross di Arthur Edward Waite), la Fraternità dei Rosa Croce era l’erede di una traduzione occulta che, nata dalla gnosi tardoantica, sarebbe riemersa con i Templari e i cavalieri di Malta, per manifestarsi più tardi con la Massoneria, derivata – egli afferma – da un ramo dei Rosacroce. Da quando ne venne a conoscenza – già prima del 1915 secondo quanto afferma nella lettera a Sá-Carneiro citata nell’Introduzione – egli si sentì più vicino alla gnosi rosicruciana che a qualunque altra dottrina occulta: lo conferma la serie dei tre sonetti Sulla tomba di Christian Rosencreutz (composta sicuramente a ridosso delle grandi poesie esoteriche degli ultimi anni come nell’Ombra del Monte Abiegno o Eros e Psiche), che offre la sintesi poetica più completa delle sue idee metafisiche e religiose.
Per una piena intelligenza di questi componimenti è indispensabile la lettura dei numerosi testi pessoani dedicati ai Rosacroce[4] […]
Il mondo esterno […], poiché è il nostro e ci viviamo, non può essere effetto di una Causa Infinita, ma soltanto di una delle sue manifestazioni o creazioni finite. Abbiamo, dunque, che una Causa Infinita è creatrice della Realtà, anch’essa infinita, e che una Causa Finita è creatrice dell’Universo. Il Creatore del Mondo non è il creatore della Realtà: in altre parole, non è il Dio ineffabile, ma un Dio-Uomo o un Uomo-Dio, simile a noi, ma superiore. Gradazione infinita degli esseri… L’universo non può essere infinito, perché infinita è solo l’infinità. L’universo non può essere eterno, perché eterna è solo l’eternità […] Al di là, veramente Supremo, c’è Dio Immanifesto – l’assenza persino dell’Infinito. Tutto ciò viene rappresentato così: Dio Manifesto con un Circolo, Dio Immanifesto con un punto al centro del Circolo, che, nelle rappresentazioni astrologiche, è il simbolo del sole, il quale è l’ombra di Dio. La duplice essenza, maschile e femminile, di Dio – la Croce. Il mondo generato – la Rosa crocefissa in Dio. La creazione non è un’emanazione, ma più propriamente una limitazione, un’autonegazione di Dio. Più esatto sarà dire che l’universo e la negazione di Dio, o la morte di Dio. Ma poiché la negazione o morte di Dio è necessariamente divina, l’universo contiene un elemento divino che [è?] la Legge, elemento assente per così dire, in astratto […] Alla legge, Fatum, elemento astratto di Dio per il quale Egli è manifesto nel mondo in modo incorporeo, si oppone Cristo, che è il desiderio di Ritorno a Dio, o desiderio di Libertà, ossia affrancamento dal Fatum[5]».

Componenti cristologiche gnostiche, teosofiche e antroposofico-steineriane si incontrano nei pensieri, negli scritti e nei versi di Pessoa. Lemmi e sintagmi – particolarmente densi nel primo sonetto introduttivo – come «ombra», «sonno della vita», «abisso», «queda até Corpo», traducibile anche come caduta nel corpo ovvero «discesa nella Notte», sono linguaggio di chiara ascendenza gnostica[6].

Ma continuiamo, per rendere, per quanto possibile, ulteriore chiarità ai versi, con la citazione diretta del Poeta, ripresa nella riferita Nota:

«Dalla Legge di Natura, rappresentata da Hiram[7], si passa alla legge umana rappresentata da Christian Rosencreutz e in seguito alla Legge di Dio rappresentata da Gesù[8]. L’elevazione rituale del candidato segna il primo passaggio, essendo l’istinto la parola che egli ha perduto. L’apertura della tomba di Christian Rosencreutz segna il secondo passaggio; con la visione del libro T, che il Secondo Maestro stringe al petto, si trova finalmente l’intuizione, ossia la parola nel suo stato umano, poiché l’intuizione è l’istinto dell’intelligenza, il matrimonio dei due nelle ‘nozze chimiche’ […] La scoperta, senza ricerca né difficoltà, della tomba di Gesù, aperta e vuota, segna il passaggio finale, il matrimonio divino, quello dell’intuizione con la profondità stessa dell’anima, l’unione con Cristo […] Nel secondo grado di questa ascensione a Dio, la missione del candidato consiste nel ritrovare la Parola. A tal fine è necessario che compia tre azioni: scoprire dove si trova la cripta mortuaria di Christian Rosencreutz, aprirla, aprire il tumulo e là vedere il Maestro Perfetto, che conserva la Parola sul suo cuore – quel Liber T (templi) che completa insieme si oppone al Liber M (Mundi). In primo luogo egli deve sapere che in lui esiste una cripta dove alberga la sua anima superiore, morta in questo mondo. È necessario, poi, che la scopra. Deve essere quindi capace di aprirla e poi di guardare bene ciò che gli appare. Infine deve saper aprire il tumulo del Maestro, per vederlo nella maestà della sua morte vivente, incorruttibile»:
Così, infatti, conclude Pessoa il suo terzo e ultimo sonetto:
«Calmo nella sua falsa morte, a noi esposto,
il Libro chiuso contro il petto posto,
il Padre Rosacroce conosce e non parla.»


[1] A prescindere dal carattere “leggendario” dell’Ordine “segreto” e delle “avventure romanzesche” di un “certo” Christian Rosenkreuz (cfr. ad es. Treccani online) è indubitabile l’ascendenza al rosicrucianesimo di buona parte delle società iniziatiche europee successive. Quanto vergato nel Fama Fraternitatis Rosae Crucis, ovvero «né deve essere sconsideratamente sottoposto al vaglio del mondo» sancisce, in origine, una lontananza tra le verità [esoteriche] del «libriccino in pergamena, con lettere d’oro, intitolato T.» e quelle [essoteriche] del «mondo». Su quest’ultimo punto, cfr., ad es.: Paul Sedir, Rosa-Croce, santi illuminati e mistici, Fratelli Melita, Ed., 1988, pp. 157 e segg.

[2] Fernando Pessoa, Poesie esoteriche, Trad. it. e cura di Francesco Zambon, Luni Editrice, 2022©, p. 141-143.

[3] L’Hermetic Order of the Golden Dawn, in italiano Ordine Ermetico dell’Alba Dorata, è un ordine fondato sul finire del XIX secolo, da tre esponenti della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, e avvicinò diversi rilevanti artisti tra i quali William Butler Yeats, che vi aderì il 7 marzo 1890, Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes ed altri. Nonché il noto e controverso occultista Aleister Crowley, col quale Pessoa ebbe rapporti diretti dopo aver letto le Confessioni del “mago” inglese, culminati nell’incontro a Lisbona nel 1930 e nella traduzione in portoghese dell’Inno a Pan di Crowley.

[4] Fernando Pessoa, Rosea Cruz, a cura di P.T. Mota, Manuel Lencastre, Lisboa, 1989, in parte tradotti in Pagine esoteriche, a cura di Silvano Peloso, Adelphi, Milano, 1997.

[5] F. Pessoa, Pagine esoteriche, cit., p. 118-120.

[6] cfr. Hans Jonas, Lo gnosticismo, Trad. it. M. Riccati di Ceva, SEI, Torino, 1991.

[7] La figura di Hiram – il leggendario architetto del Tempio di Salomone – e la Parola Perduta sono importanti riferimenti alla simbologia massonica.

[8] Nella visione esoterica comune al rosicrucianesimo, alla teosofia e poi all’antroposofismo di Steiner, all’esoterismo cristiano ecc. “il Cristo” è l’entità spirituale – l’Uomo-Dio o il Dio-Uomo (il Cristo trascendente) per citare i versi della poesia di Pessoa – , che si fece corpo nel Nazareno (il Gesù uomo) – ma prima e dopo lui – in altri grandi iniziati (cfr. Rudolf Steiner, Il cristianesimo quale fatto mistico, Rusconi – Gherardo Casini ed., 2019, p. 101; Id., Il cristianesimo rosicruciano, Ed. Antroposofica, Milano, 2021).


La IX lama | IV.

Immagine: La tomba di Christian Rosenkreuz, raffigurata come la Montagna dei Filosofi, pubblicata nel 1785 nel volume “Geheime Figuren Der Rosenkreuzer” di Altona.

In voga