
CORPO_SPAZIO_PAROLA è la recente silloge di Stefania Bortoli edita da Arcipelago itaca (2025). Il libro, oltre alle poesie, contiene sei disegni di Francesca Raineri e un contributo scritto di Francesca Foscarini. Quest’ultima, danzatrice e coreografa, è nota nell’ambito artistico per lavori che esplorano il corpo come spazio di trasformazione, memoria e inconscio collettivo. Le illustrazioni a cura di Francesca Raineri, insegnante di Discipline Pittoriche e danzatrice, rafforzano l’interconnessione tra l’elemento visivo e quello poetico, in uno spazio dove corpo e parola comunicano. Un’opera particolare quindi che si presenta da subito al lettore come una sfida artistica: una sorta di “libro-strumento” dove testo e immagine si contaminano vicendevolmente. Nella nota introduttiva l’autrice ci svela subito la nascita del progetto a seguito della sua partecipazione a un laboratorio di pratiche performative condotto da sua sorella Chiara, danzatrice contemporanea.
Ci sono libri che non soltanto si leggono, ma talvolta hanno bisogno di essere “vissuti”, attraversati e “Corpo _ Spazio _ Parola” è uno di questi. Sin dalle prime pagine, si avverte l’invito a partecipare, a lasciarsi includere. Il testo si muove – letteralmente – come un corpo che danza: fluisce, inciampa, si rialza, sospende, poi riparte.
In questa silloge, corpo, spazio e parola non si pongono come concetti teorici, ma come elementi tangibili, che si cercano, si sfiorano, si interrogano. Sono le tre dimensioni attraverso cui passa ogni gesto che vuole diventare significato, ogni presenza che aspira a durare. Il corpo, come scrive Bortoli, “non obbedisce” ma attraversa e vibra. È materia fragile e resistente allo stesso tempo e ha bisogno di spazio per espandersi, per farsi atto, per risuonare. Ed è proprio nello spazio — quello reale della danza, ma anche quello interiore e quello bianco della pagina — che nasce la possibilità della parola. La parola, allora, non è mai decorativa. “Cade, si deposita, scava.” Ha un suo peso. E il gesto della scrittura non si distingue da quello della danza: entrambi richiedono presenza, silenzio, ascolto. La danza, non nominata apertamente, è sempre evocata: è il linguaggio di una verità non verbale e nella sua fragilità trova la propria urgenza. Così, anche la parola diventa corpo: materia vibrante, vulnerabile, eppure tenacemente presente. Non c’è eroismo nel testo di Bortoli, ma qualcosa di più raro: un’etica sottile, fatta di fedeltà al vissuto, di ascolto dell’interruzione, di rispetto per ciò che sfugge. In questa tensione continua tra crollo e risalita, tra peso e leggerezza, si colloca tutta la potenza poetica del libro. Un invito a pensare al corpo non come superficie esterna, ma come processo; non come un simbolo da mostrare, ma come esperienza da vivere.
Altro importante aspetto è la capacità dell’autrice di far parlare ciò che normalmente tace: il vuoto, la pausa, l’interruzione. Infatti “il pieno” qui non è mai dominante, ma prevale lo spazio bianco nella pagina, il silenzio tra una parola e l’altra, i disegni che creano vuoti non scritti, ma sensazioni percepite. “Ci sono parole che respirano solo quando taci” leggiamo, quindi la parola non è autonoma ma ha bisogno di assenza, di un silenzio che la preceda o la segua. Il non detto, il gesto mancato, la parola trattenuta sono elementi che danno spessore al testo. In questo modo di procedere, la scrittura della Bortoli si avvicina forse al movimento del corpo stesso, fatto non solo di passi ma di vuoto tra uno e l’altro. Lì, dove apparentemente nulla si compie, qualcosa invece inizia.
“Non c’è silenzio che non porti un nome” : forse il cuore più profondo del libro, un tentativo di dare forma all’invisibile. E’ dominante la voglia di esserci, la voglia di riscatto e di riscoprire il proprio corpo e i propri affetti attraverso l’accettazione dei personali limiti fisici. Al termine della lettura non si chiude soltanto un libro, ma ci accorgiamo di portare con noi qualcosa: forse un ritmo che ci appartiene, l’attenzione al gesto, alla parola e al vuoto: elementi che proprio la poesia è in grado di tenere assieme.
Nota di lettura a cura di Antonio Corona.
Estratti da CORPO_SPAZIO_PAROLA
*
Esiste questo spazio di grazia
come libertà di sentire tutte le vite
che vivono
nel corpo che invecchia – senza paura di fare
Non mi sono vista, non mi sono preoccupata
Il tuo attento sguardo
mi ha raccontato che le braccia
erano aperte – distese in volo d’uccello –
mi rincorrevo come una bambina senza età
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La forma s’allunga – lungo i confini del corpo
l’impulso è fermarli d’istinto
Dare corpo alla giusta lentezza
fare ciascuna forma con calma allenando l’attenzione
Cinque movimenti percepiscono
(una segreta lentezza)
Non ostacolare
il gesto mentre scorre diviene Altro
Nel movimento istanti senza confini
svaniscono come un fiume nel mare
Diviene percorso ramificato –
Corpo che trova radici
corpo in un’altra memoria che sente
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Oggi le cime dei cipressi tagliano il cielo
sono spente le luci dei fari
e s’aprono tutte le finestre
Quando arrivo – il corpo stanco pesa –
trattiene questo giorno doloroso che si accartoccia
Dentro alla chiesa
che ti ha visto assorto sin da bambino
smarrite rose bianche e bianche fresie distese sulla bara di legno
I saluti dei vivi distraggono dalla morte
Il vaso dei gerani ritorna a casa
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Qui il silenzio è buono
Contatto intimo con il corpo
– un’unica forma aderisce ascoltando
il respiro dell’altra
Lasciamo andare l’abbraccio
mentre sguardi interiori
percepiscono i punti di appoggio
la distanza della figura che passa
Possiamo accogliere la relazione
Essere personali
Frammenti – singole parti del corpo
si uniscono
Sono solitudine felice impressa nel corpo
Il suo sguardo e la tua parola l’hanno detto
Mi sono vista danzare per la prima volta
*
Età del tempo confondono
le linee della nuca
mani dita scintille – fuochi dei corpi danzanti
Dall’introduzione di Francesca Foscarini
In Corpo _ Spazio _ Parola Stefania Bortoli ci porta dentro al suo incontro inedito con la danza. La sua poesia si fa tramite del suo continuo interrogarsi, del suo sentire che si dispiega, cautamente e inevitabilmente, nel bianco spazio del Voll. Sono le parole di Chiara, voce sorella, a condurla per mano in questo altrove sconosciuto, che invade il suo corpo, intercetta la sua memoria e fa traboccare immagini e sensazioni. […]
Corpo che diventa custode di noi stessi: lei lo osserva, ne nomina le parti, i dettagli, l’insieme della visione. Ne percepisce i confini, i limiti, non oppone resistenza, si lascia attraversare, si dispone all’abbandono e alla “Torre” torna, per scrivere, con la finestra aperta all’altezza delle nuvole.
La sua poesia ha il sapore della meraviglia, di chi, come una bambina sa camminare in bilico ma si osserva con lo sguardo di donna adulta in questo suo procedere funambolesco. Sotto di lei il mare grande e attorno il vento. L’autrice sembra trovare, nella vertigine del non sapere, e nel contatto intimo con l’invisibile, lo “spazio di grazia”, ed è proprio lì che incontra la danza. E quando s’incontra così, io lo so, non si lascia più.
Stefania Bortoli (1960) è nata a Thiene (VI) e vive a Pove del Grappa. Si è laureata in Pedagogia all’Università di Padova con una tesi di Estetica e Psicoanalisi. È stata docente di Lettere al Liceo Artistico. Ha pubblicato: Voci d’assenza (Editrice Artistica Bassano, 2012), prefazione di Stefano Guglielmin, postfazione di Gianni Giolo; Con la promessa di dire (Book Editore, 2016); Desiderare (Arcipelago itaca Edizioni, 2023, Collana Mari Interni a cura di Danilo Mandolini). La silloge inedita Il giardino dell’attesa ha vinto il Primo Premio Silloge Transiti poetici del 2022. Ha partecipato a rassegne, letture e incontri di poesia. Ha realizzato diversi libri d’artista che interpretavano i suoi testi poetici prodotti con artiste visive: Orizzonte terraaqueo– laboratorio di Lettura e Scrittura Poetica di Artémis – Pittori in Acqua. (2008) Il colore del disgelo, con la pittrice Graziella Da Gioz (2017).





