a cura di Rosanna Frattaruolo
Freddo
è sottile la palandrana
della nebbia,
pensavo coprisse,
invece mi si è cucita addosso
e ho freddo così tanto nuda
tu mi vedi il pianto
e io non so un raggio a vestirlo
*
La memoria del sale
così amaro a richiamarti
il fiume senza ponti
- si sfoca la tua riva -
e di là il mare a bisbigli
- risalire i raggi, la corrente -
ricordare che si piange
finché ha memoria il sale.
*
Non so dei raggi
oltre le cave
stringe il sentiero
- tra le betulle
un passo alla radura -
non so dei raggi
a tessermi
o a trafiggermi.
Vittorio Veneto, Piadera
*
Madre
la tua risata libera
quel giorno
tra i sanpietrini
e cercarti ancora,
come un selciarolo
tra le forme.
*
Intrecci a Seul
è una pregheira
il credo dei grattacieli,
sminuzzato mantra
di ascensori esistenziali,
gradini di nuovi loto
fioriti al neon e quel passo
tra la torre e il tempio,
un gong lontano
al cuore delle insegne,
muore il tempo a Myeongdong,
si conta senza il quattro
il soju e un palpito nel giorno.
*
Notturno
è una luna il mio occhio
arreso sul ventre,
il giogo delle ore assolate
senza luce intorno
e solo la notte a illuminare
il sonno, la veglia sui fantasmi,
l'attesa che si curva lenta
e sono così piccola nel grembo.
Prefazione al libro di Ivan Fedeli.
Per Erika Signorato vale ciò che Umberto Saba dice di Trieste: io il mondo, l’ho guardato da Trieste. Di una triestinità ideale dell’autrice e di una matrice sabiana presente nella sua poesia è dato certo. […] Nella costruzione della silloge emerge, del resto, come prioritario, il tema del tempo: tutto è filtrato dalla memoria, elemento che permette la decostruzione del paesaggio e la sua ricomposizione lirica in poesia: “eppure di tanto inchiostro / non lo ricordavo il mare / è durato un attimo / … / bianco il foglio, il tuo volto, il verso” scrive l’autrice in uno dei testi manifesto del libro ad indicare un percorso ideale e tematico che cerca di vincere il senso di disorientamento di un Io mai pieno (“io attendo di andare, non so dove”) attraverso la percezione del sentito: La memoria del sale è pertanto il desiderio poetico di circoscrivere ogni attimo umano mediante un correlativo emotivo che scardina, brucia e, come il sale, purifica. […] A reggere il rapporto tra poesia e realtà, certo, emerge l’Io lirico, ponte emotivo tra scrittore e lettore; “vorrei leggere stasera / il buio che scrive l’acqua”, afferma la Signorato in uno dei passaggi più intensi della raccolta, a dichiarazione di una poetica che si nasconde nei riflessi di un’acqua che è sia fonte battesimale, in quanto leviga e purifica l’essere, sia luogo dove tutto tende, incommensurabile e fisso: il mare. È il mare, dunque, che si percepisce come potenza che corrode e purifica, in modo ambivalente, il protagonista occulto del libro: la sua presenza intuita, talvolta lontana ( si vedano i testi scritti in montagna, o quelli non legati a Trieste e al suo intorno), è in realtà il motore che genera la realtà interna del libro […]
Erika Signorato (Verona, 1971) deve la propria formazione agli studi classici e musicali, ai luoghi amati nel profondo (Trieste, Vienna, le Dolomiti), alla famiglia che tanta parte riveste nel continuo dialogo esistenziale. Vive a Treviso e da anni si dedica all’insegnamento del pianoforte e di Musica nella scuola. Immersa nell’esigenza della scrittura poetica fin da giovanissima, solo di recente ha iniziato a condividerla. Sue poesie e raccolte hanno riportato segnalazioni e riconoscimenti in occasione di premi e concorsi letterari; singoli testi risultano presenti in riviste, blog, reading e antologie. Per Delta 3 Edizioni è stata pubblicata la silloge In levare (2023). La memoria del sale (2025) è la sua seconda esperienza editoriale.





