a cura di Rosanna Frattaruolo
da Dove esiste già la tua rosa
Ancona è questo tempo che scioglie i pendii,
sei tu entrata al mattino
in un movimento d’alba,
quando agosto è l’acqua ferma del porto,
risveglio di tavolo, radio, pane,
la resa che s’innalza da terra,
la sua somiglianza alle vele,
a questa rotta adriatica
che della tua forma consegna il nome.
*
V
Obbedisce dai margini
l’amore.
Dall’angolo più nascosto della casa
nulla dice di sé,
nella dura veglia del nome.
*
da Natività, aprile
Bologna, svincolo Padova,
Interporto, Bentivoglio,
e la buia campagna che non sa.
*
da Come garza tra le case
Avremo sempre Mìlai davanti agli occhi,
le sue piccole case ad abitare l’altura,
tende serene, bianche, che della luna
aprono la forma intera e il breve sogno.
È questa l’eterna vacanza,
la luce antica, lenta, dell’onda
che sfuma all’ombra di una piccola isola
dove pare nascosta la prima sillaba del mondo.
*
Da questa finestra chiusa,
a te che dormi,
si ostina il breve viale,
superstite soglia della sera
che non dà voci,
solo luci in lontananza.
*
da Una prova nel buio
Non si alza il vento dalle strade,
non aprono a niente le curve gelate
dove sbandano, talvolta,
piccoli cuori impianurati,
viandanti leggeri e dispersi
tra le nebbie delle campagne.
*
È rimasta una zolla
a ricordare che la neve è passata,
muto lampo senza tempo
perso destino dei tuoi occhi.
*
da Nell’ora gialla
Si è persa lungo i viali
e tra la gente,
nell’ora gialla dell’estate.
Bellezza svanita
come cosa da niente,
grazia muta dell’orma
che col suo enigma scompare.
*
Che peccato a volte lasciare,
consegnarsi alle ore esatte delle stazioni
che scambiano destini,
così, come niente,
in una uguaglianza senza giustizia,
il tuo nome come quello di un altro,
nei volti dei ragazzi di provincia.
*
da Porto d’ogni nome
Sia per sempre in me
il tuo andare,
così, dietro l’ombra.
Come l’amico discreto
che passa
e non si cura del bene che lascia.
*
da Il poema bianco dei nomi
Di tutto il tempo resta la sua luce d’alba,
solo nel cuore il poema bianco dei nomi.
*
da Dove finisce il tuo sguardo
È questo che lasci di te, la tua forma del mondo.
Daniele Giustolisi è nato a Catania nel 1989 e vive a Bologna. In versi ha pubblicato Se scendevi per strada (Capire edizioni, 2019) con cui ha vinto il Premio Le stanze del tempo. Si occupa da sempre di arti figurative, musica e letteratura. Oltre a contributi di critica letteraria e di arte su ClanDestino, Nuova Ciminera, AlmaPoesia, ha pubblicato, in saggistica, L’officina del vivere: attraverso il Diario di Angelo Fiore (Centro Studi Angelo Fiore, 2018) e Alla finestra. Sguardi, soglie, fratture tra pittura e cinema (Industria&Letteratura, 2023). Collabora con il Centro di poesia contemporanea di Catania. Ha inciso dischi in ambito rock, metal e jazz come batterista e percussionista. Nel 2025 pubblica La condizione dell’orma, peQuod, collana Portosepolto





