a cura di Daniel Calabrese
5 poesías extraídas de Inquietudes sentimentales de Teresa Wilms Montt, traducción de Barbara Herzog
traduzione di Barbara Herzog
V
Una raffica di gelido vento ha spento la lampada; hanno tremato le porte, si sono gonfiate le tende;
ed il cielo è stato attraversato da un fulmine rumoroso come un torrente.
Con piacere attendo la sorella della mia anima che viene a devastare la terra.
Tempesta! Esporrò la mia testa scoperta alla furia dei tuoi lampi, e mi consegnerò meravigliata al
ritmo dei tuoni.
Tempesta! Voglio affogare nel tuo furore la presunzione del mio.
V
Racha de viento helado apagó la lámpara; temblaron las puertas, se abombaron las cortinas; y en el
cielo cruzó el relámpago con ruido de torrente.
Con deleite aguardo a la hermana de mi espíritu que viene a desolar la tierra.
¡Tempestad! Pondré mi cabeza descubierta bajo la furia de tus rayos, y me entregaré maravillada al
ritmo de tus truenos.
¡Tempestad! Quiero ahogar en tu furor la soberbia del mío.
***
VIII
Sei senza anima, giardino. Sono passata pallida per la sofferenza tra i tuoi fiori, e loro per me non
avevano una lacrima.
Rimanevano ritti, pieni di sole, flirtando con l’aria, e le palme, con il loro atteggiamento impassibile,
continuavano a battersi come languide braccia in momenti di amore.
Il prato, dove hanno girato le mie disperazioni, non ha perso la sua vellutata calma.
Sei senza anima, giardino. Mi hai vista svenire di dolore e i tuoi uccelli hanno intonato il più gioioso
dei loro cinguettii ed hanno unito i becchi ubriachi di passione.
Sei senza anima, giardino…
VIII
No tienes alma, jardín. He pasado pálida de sufrimiento por entre tus flores, y ellas no tuvieran para
mí una lágrima.
Continuaron erguidas, plenas de sol, flirteando con el aire; y las palmeras, en su actitud hierática,
siguieron batiéndose como brazos lánguidos en momentos de amor.
El césped, donde rodaron mis desesperaciones, no perdió su calma de terciopelo.
No tienes alma, jardín. Me has visto desmayar de dolor y tus pájaros entonaron el más alegre de sus
gorjeos y uniron sus piquitos embriagados de pasión.
No tienes alma, jardín...
****
XXV
Nella culla delle mie braccia, ancora tiepide della vita dei Lei, “la piccolina”, si rifugia ora la
congelata forma della separazione.
Il solco ardente che ha lasciato la sua testolina nella mia spalla serve da pozzo per le mie lacrime, che
hanno un’inesauribile smania di scendere.
E quelle scarpine, tenerissima reliquia, che conservano la forma a fiore dei suoi piedi, sono lo
scrigno dei miei baci, e loro, ah! non hanno anima per ricambiare le mie carezze.
I vestiti che conservo di lei sono misericordiosi perché quando li stendo sul letto, mi aiutano ad
evocare il suo adorato corpicino.
E la ciocca dei suoi capelli, che porto come un raggio di sole dimenticato a pendere imprigionato al
mio collo, mi dà la sensazione del suo tepore da ermellino.
Quante notti mi ha sorpresa l’alba stringendo tra le mie braccia questi resti di una felicità perduta!
Bambina!... Bambine! In quale orribile desolazione sono rimasta; in quale desertico freddo vive il
mio cuore?
XXV
En la cuna de mis brazos, tibios aún de la vida de Ella, «la chiquita», se cobija ahora la helada forma
de la separación.
El surco ardiente que dejó su cabecita en mi hombro sirve de pozo para mis lágrimas, que tienen
inagotable ansia de brotar.
Y esos zapatitos, reliquia tiernísima, que guardan la forma de sus pies de flor, son el cofre de mis
besos, y ellos ¡ay! no tienen alma para devolver mis caricias.
Los vestidos que de ella guardo son piadosos porque cuando los tiendo sobre la cama, me ayudan a
evocar su cuerpito adorado.
Y el mechón de sus cabellos, que como un rayo de sol olvidado llevo colgando prisionero a mi
cuello, me da la sensación de su tibieza de armiño.
¡Cuántas noches me ha sorprendido el alba estrechando entre mis brazos esos restos de una felicidad
perdida!
¡Criatura!... ¡Criaturas! ¿En qué horrible desolación he quedado; en qué frío de páramo vive mi
corazón?
***
XXXII
Il gigante del crepuscolo si inclina verso la terra, nel raccoglimento dei fedeli davanti alla figura di
Cristo.
Le sue pupille, fisse, scrutinatrici, lampeggiano nelle sabbie che delimitano il fiume e lasciano uno
sguardo oscuro nelle cime degli alberi, nei tetti delle case.
La città attenua i suoi rumori; tutto va verso il riposo. Gli uomini a testa bassa, silenziosi, si
trascinano come ombre, portando sulle loro teste il peso agonistico del titano che muore.
Sdraiata nel balcone, mi bevo la prima luce delle stelle, e penso nelle infinite tristezze che avrà un
cuore senza amore, e nella struggente irrequietezza di un cuore che vive per amare!...
Esiste, forse, l’amore, o è solo una brama di riflettersi in un altro essere per meglio riuscire ad amare
sé stessi?
L’amore è la prima forza in embrione che rompe la solitudine caotica dell’anima; è ciò che indica la
rotta, l’energia ed il coraggio di vivere.
Ma, esiste l’amore?
Cosa è, quindi, quella strana valanga che invade il mio essere arrecandogli tanto male e tanto bene?
Anuarí, dimmi: che sensazione è quella che sperimenta la mia anima quando i tuoi occhi la
accolgono con il loro dolce sguardo?
Cos’è che, come ali, si spiega per incontrarsi con quello che irradia da te?
Dove se n’è andata la mia materia? Perché si diluisce tutta davanti ai miei occhi che si ingrandiscono
nel loro desiderio, per inchiodarti nella mia memoria, come si incorpora la freccia nel tronco di un
albero vetusto?
Anuarí, è forse questo l’amore?
Se lo è, quindi, devono amarsi molto le stelle; le stelle che si inviano reciprocamente il bagliore delle
loro luci, come i tuoi occhi e i miei quando si incontrano.
XXXII
El gigante del crepúsculo va inclinándose hacia la tierra, con el recogimiento de los fieles ante la
figura del Cristo.
Sus pupilas, fjas, escrutadoras, relampaguean en las arenas que bordean el rio y dejan un mirar
sombrío en las copas de los árboles, en los tejados de las casas.
La ciudad atenúa sus ruidos; todo va camino al reposo. Los hombres cabizbajos, silenciosos, se
arrastran como sombras, llevando sobre sus cabezas el peso agónico del titán que muere.
Recostada en el balcón, me bebo la primera luz de las estrellas, y pienso en las infinitas tristezas que
tendrá un corazón sin amor, ¡y en la desgarradora inquietud de un corazón que vive para amar!...
¿Existe, acaso, el amor, o es solo un ansia de reflejarse en otro ser para mejor amarse a sí mismo?
El amor es la primera fuerza en embrión que rompe la soledad caótica del espíritu; es lo que indica el
rumbo, la energía y el nervio del vivir.
Pero, ¿existe el amor?
¿Qué es, entonces, esa avalancha extraña que invade mi ser causándole tanto mal y tanto bien?
Anuarí, dime: ¿qué sensación es esa que experimenta mi alma cuando tus ojos la cobijan con su
suave mirar?
¿Qué es eso que, como alas, se despliega para encontrarse con aquello que irradia de ti?
¿Dónde se ha ido mi materia? ¿Por qué toda ella se diluye ante mis ojos que se agrandan en sus
ansias, para clavarte en mi memoria, como se incrusta la flecha en el tronco de un árbol vetusto?
Anuarí. ¿Es ese, acaso, el amor?
Si lo es, entonces, deben amarse mucho las estrellas; las estrellas que se envían mutuamente el
destello de sus luces, como tus ojos y los míos cuando se encuentran.
***
XLVII
Insondabili, oscuri misteri dei pallidi crepuscoli che resuscitano nell’anima quello che è stato, e
fanno venire nostalgia per quello che non è mai esistito.
Ora nella quale affonda la bellezza del dolore, ora che affascina come gli occhi di un mago.
Il crepuscolo è il miracolo del giorno, è un prologo di cose che si insinuano e fluttuano in vaghezze
nell’immaginazione del mondo.
Adoro i toni violacei e le cangianti luci della sera, perché vestono la terra di un languore ammalato di
intensità.
Un cuore tormentato si accorda con i capricci tristi del sole morente.
XLVII
Insondables, sombríos misterios de los crepúsculos pálidos que resucitan en el alma lo que ha sido, y
dan nostalgias por lo que no ha existido.
Hora donde ahonda la belleza de la pena, hora que fascina como los ojos de un mago.
El crepúsculo es el milagro del día, es un prólogo de cosas que se insinúan y flotan en vaguedades
por la imaginación del mundo.
Adoro los tonos violetas y las atornasoladas luces de la tarde, porque visten a la tierra de una
languidez enferma de intensidad.
Un corazón torturado se aviene con los caprichos tristes del sol que agoniza.
Teresa Wilms Montt fu una scrittrice cilena dell’inizio del XX secolo, nata a Viña del Mar nel 1893. La sua scrittura è dolente e estatica, trasforma sofferenze indicibili in invocazioni alla Natura, al Cosmos; mescola Eros e Thanatos nel tentativo di invertire il già avvenuto e di avvicinarsi allo stesso tempo pericolosamente.
Tanto profonda è la sua fame di sublimità, illimitatezza e amore in ogni accezione –trovabili solo nel grandissimo dolore della verità, umanamente insopportabile– da velare come un presagio questa raccolta.
Pubblicò quattro libri di prosa poetica e uno di racconti, mentre i suoi diari furono dati alla stampa dopo la sua precoce morte. Ebbe una vita tragica e romanzesca, che la portò lontano dal Cile fin da molto giovane. Si contraddistinse per il grande talento, celebre presso noti scrittori ed artisti. La sua notevole bellezza ed il suo carattere ribelle, in contrasto con le convenzioni sociali dell’epoca, la resero famosa tra i suoi contemporanei, sovente come femme fatale.
Ricevette un’accurata istruzione, come da protocollo nell’alta società della sua epoca. Imparò il francese (lingua nella quale scrisse i suoi diari), inglese, italiano, portoghese e un poco di tedesco.
Ad appena diciassette anni si sposò con un nipote del presidente cileno Balmaceda, contro la volontà di entrambe le famiglie, e se andò alla capitale per unirsi alla vita culturale. La gelosia e l’alcolismo del marito crearono molti problemi familiari. Prese contatto con femministe e sindacati dei nascenti movimenti riformisti ed entrò nella massoneria.
Accusata di adulterio con un cugino di suo marito – il quale chiamò “il mio amante eroe” nei suoi diari – un tribunale di famiglia la rinchiuse in un convento, privandola dal vedere le sue figlie e dove tentò il suicidio con una overdose di morfina.
Il grande poeta Vicente Huidobro la aiutò a scappare dal chiostro e fuggirono insieme a Buenos Aires. Là conobbe l’italiana Pelegrina Pastorino, rivoluzionaria della moda femminile, e gli intellettuali argentini. In questa città pubblicò Inquietudes sentimentales e Los tres cantos, entrambi nel 1917, con il nome Thérèse Wilms Montt. Nello stesso anno, uno dei tanti giovani innamorati di Teresa si suicidò di fronte a lei. Nel 1919 avrebbe pubblicato Anuarí, una raccolta di poesie dedicata a lui.
Dopo questa tragedia si imbarcò verso New York per collaborare come volontaria della Croce Rossa durante la Prima Guerra Mondiale, ma fu detenuta per sospetti infondati di spionaggio per i servizi tedeschi.
Quindi se ne andò in Europa, unendosi alla bohème di Madrid, dove conobbe grandi scrittori ed artisti spagnoli. Pubblicò En la quietud del mármol (1918) e Cuentos para hombres que todavía son niños, (1919) firmati con il nome Teresa de la Cruz.
Nel 1920 si stabilì a Parigi, dove rincontrò le sue figlie dopo cinque anni. Quando le figlie tornarono in Cile, il suo dolore le causò una depressione che la portò al suicidio. Teresa Wilms Montt morì il 24 dicembre 1921 per overdose di barbiturici all’età di ventotto anni. È sepolta nel cimitero di Père-Lachaise.
Teresa Wilms Montt fue una escritora chilena de principios del siglo XX, nacida en Viña del Mar en 1893.
Su escritura es dolorosa y extasiada, transforma sufrimientos indecibles en invocaciones a la Naturaleza, al Cosmos; mezcla a Eros y a Thanatos en un intento por revertir lo que ya ha ocurrido y de acercarse, al mismo tiempo, peligrosamente.
Tan profundo es su deseo de lo sublime, lo ilimitado, y del amor en todas las acepciones –que solo se encuentra en el enorme dolor de la verdad, humanamente insoportable– como un presagio para velar esta colección.
Publicó cuatro libros de prosa poética y uno de cuentos, mientras que sus diarios fueron dados a la imprenta después de su temprana muerte. Tuvo una vida trágica y novelesca, que la llevó lejos de Chile desde muy joven, signada por un gran talento que celebraron conocidos escritores y artistas. Su particular belleza y su temperamento rebelde, en contraste con las convenciones sociales de la época, la hiceron famosa entre sus contemporáneos, a menudo como femme fatale.
Recibió una esmerada educación, según el protocolo de la alta sociedad de su época. Aprendió francés (idioma con el que escribió sus diarios), inglés, italiano, portugués y algo de alemán. Con apenas 17 años de edad, se casó con un sobrino del presidente chileno Balmaceda, contra la voluntad de ambas familias, y se fue a la capital para integrarse a la vida cultural. Los celos y el alcoholismo de su esposo le produjeron grandes conflictos familiares. Tomó contacto con feministas y sindicatos de los incipientes movimientos reformistas, y se unió a la masonería.
Acusada de adulterio con un primo de su marido, a quien llamó “mi amante ídolo” en sus diarios, un tribunal de familia la recluyó en un convento, privándola de ver a sus hijas, donde intentó suicidarse con una sobredosis de morfina.
El gran poeta Vicente Huidobro la ayudó a escapar del claustro y huyeron juntos a Buenos Aires. Allí conoció a la italiana Pelegrina Pastorino, revolucionaria de la moda femenina, y a los intelectuales argentinos. En esta ciudad publicó Inquietudes sentimentales y Los tres cantos, ambos en 1917, bajo el nombre Thérèse Wilms Montt. Ese mismo año, uno de los tantos jóvenes enamorados de Teresa se suicidó frente a ella. En 1919 publicaría Anuarí, poemario dedicado a él.
Después de esa tragedia, se embarcó hacia Nueva York para colaborar como voluntaria de la Cruz Roja durante la Primera Guerra Mundial, pero fue detenida por sospechas infundadas de espionaje para el servicio alemán.
Se marchó entonces a Europa, integrándose a la bohemia de Madrid, donde conoció a grandes escritores y artistas españoles. Publicó En la quietud del mármol (1918) y Cuentos para hombres que todavía son niños, (1919) firmados como Teresa de la Cruz.
Se estableció en 1920 en París, donde se reencontró con sus hijas después de cinco años. Cuando las niñas regresaron a Chile, su dolor le generó una depresión que la llevó al suicidio. Teresa Wilms falleció el 24 de diciembre de 1921 por sobredosis de barbitúricos a los 28 años de edad. Está sepultada en el cementerio del Père-Lachaise.
Barbara Herzog (Svizzera) è originaria di un contesto multilinguistico, si è trasferita ventenne in Italia, dove si è laureata con una tesi in letteratura africana, per la ricerca della quale ha vinto una borsa di studio a Londra. È traduttrice ed interprete tra italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo; scrittrice di poesie, racconti, recensioni, articoli ed attivista dei diritti umani (ha lavorato per alcuni anni come operatrice sociale all’ufficio Protezioni Internazionali per richiedenti asilo e rifugiati e come mediatrice per vittime di tratta, ed a vari progetti contro le MGF). Ha pubblicato le raccolte di poesia Riflesso/Reflejo (ed. VII Festival de Los Confines, Honduras, 2023), Pétalos de asombro (ed. Nueve editores, Colombia, 2022), Nada Más (ed. Puntoacapo, Italia, 2021), Se non nel silenzio (ed. L’arcolaio, Italia, 2015) e Sopravvento (ed. Raffaelli, Italia, 2012). Inoltre ha tradotto dallo svizzerotedesco in italiano la raccolta di poesie Öpper het mini Chnöche vertuuschet (Qualcuno ha scambiato le mie ossa) di Ursula Hohler (ed. Capire, Italia, 2020). Ha partecipato a vari eventi di poesia ed è stata pubblicata in varie antologie e riviste in Italia e America Latina. Inoltre è stato pubblicato Apostillas a Pétalos de asombro de Barbara Herzog, un libro nato dalle letture di cento scrittori ed artisti della sua raccolta di poesie Pétalos de asombro (ed. Mirada de Pájaro, Colombia, 2023). Il
suo sito è www.barbaraherzog.net.
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Barbara Herzog (Suiza) es originaria de un entorno multilingüe, se mudó a los 20 años a Italia, donde se graduó con una tesis en Literatura Africana, para la que obtuvo una beca en Londres. Es traductora e intérprete de italiano, inglés, alemán, francés y español; escritora de poemas, cuentos, críticas, artículos y activista de derechos humanos (ejerció varios años como trabajadora social en la oficina de Protecciones Internacionales para solicitantes de asilo y refugiados, como mediadora para víctimas de trata, y en varios proyectos contra las MGF. Ha publicado las colecciones de poesía Riflesso/Reflejo (ed. VII Festival de Los Confines, Honduras, 2023), Pétalos de asombro (ed. Nueve editores, Colombia, 2022), Nada más (ed. Puntoacapo, Italia, 2021), Se no en el silencio (ed. L’arcolaio, Italia, 2015) y Sopravvento vento vento (ed. Raffaelli, Italia, 2012). También tradujo del suizo-alemán al italiano la colección de poemas Öpper het mini Chnöche vertuuschet (Alguien cambió mis huesos) de Ursula Hohler (ed. Capire, Italia, 2020). Ha participado en varios eventos de poesía y está publicada en diversas antologías y revistas de Italia y América Latina. Además, se publicó Apostillas a Pétalos de asombro de Barbara Herzog, un libro nacido de las lecturas de cien escritores y artistas de su colección de poemas Pétalos de asombro (ed. Mirada de Pájaro, Colombia, 2023). Su sitio web es http://www.barbaraherzog.net.
in copertina: foto di Teresa Wilms Montt





