a cura di Rosanna Frattaruolo
16
I gatti si mordono il muso, giocano,
si azzuffano sotto il portico.
Fingono, in capriole,
soffiano alle loro stesse code.
La mia micia prediletta
mi si acciambella addosso
Così, da ragazza, levavo il para scintille dal camino,
e passavo ore, davanti al fuoco.
Guardavo le lingue impalpabili
inerpicarsi in spire,
blandire e avvolgere i ceppi,
immersa nei pensieri e in quei guizzi di serpe,
negli schiocchi rapidi e improvvisi dei lapilli.
Vorrei poter misurare, ora,
il tempo speso,
quello taciuto, davanti alle memorie, ai sogni.
Talvolta chiudendo gli occhi
sento ancora in grembo
il peso lieve di Alice,
il suono sommesso delle sue incessanti fusa
fino al sonno,
fino al sottile fischio delle narici
di gatta rimasta piccina,
salvata da una me bambina,
dalle acque del fiume
che ancora scorre dietro la cascina
/dove qualcuno, in assenza di cuore,
buttava i cuccioli, come immondizia,
chiusi in sacchetti di plastica/
Fuori, la distesa infinita
e bianca della neve,
sui campi.
Il silenzio.
*
19
Non ricordo con nitida certezza
il tuo viso
Solo lo sguardo, la macchia di sangue
sulla sommità del tuo piccolo cranio
Hai aperto davanti ai miei occhi
lunghe dita di ragno
A ventaglio, le ho contate,
e non ho mai smesso di farlo
‘Sei un alieno’/ho pensato/
Ecco, ciò che era dentro di me mi è, infine,
caduto dal grembo fra le braccia,
dal cielo capovolto,
dalle strane traiettorie del vento
Eccoci qui /ho pensato/
L’alieno che ancora sono,
che ero,
che anche tu
sempre sarai
*
Da Trittico
Registro la voce
sui tuoi pensieri,
mentre ci attende
il ventre umido di Milano,
la città che accoglie
/talvolta, poco gentile/
un qualsiasi ‘Noi’ davanti
il vino rosso del bicchiere,
le mille scacchiere su cui muovere
i polsi, le caviglie,
asfalto nel cuore,
strati fossili di conchiglie.
~•~
Non sono già più
l’essere strano che sono,
sono il suono delle cicale,
che ascolto per ore,
ininterrottamente,
ancorata all’adesso,
all’altrove, al niente.
Tu,
solo tu,
come la mia gatta,
puro istinto predatorio
fra le vibrisse.
Per me, per il topo,
Dei dell’Apocalisse
*
20
Restavo isolata
per ore,
da bambina,
rinchiusa in un mondo
interiore
più complesso
di qualsiasi posto
sulla terra.
Al vento si affidano
petali e piume,
il corpo,
al fiume
Carla Ghisani (1969) nasce a Cremona, e vive fino ai vent’anni in un paese al confine con il parmense, sul fiume Po. Del grande fiume vive campi e natura, inondazioni e un’infanzia brevemente spensierata. La vita la porta ad abitare in varie regioni e città d’Italia. Onnivora, atea, esteta, tendenzialmente apolide, ama le parole, gli spazi aperti, le piante. Gli animali, umani inclusi. Il mare e il cielo, sopra ogni cosa. Pubblica nel 2022 Prove di volo, Les Flaneurs Edizioni.





