a cura di Rosanna Frattaruolo

Rughe delle mani

Finiamo coll’ospitare
nelle rughe delle mani
parole altrui - malsane -
per non dirci capaci
del volo che c’appartiene.
Finiamo coll’opporre un silenzio
di palude al sacro che abita
le nostre pure intenzioni,
perché inabili alla risata
che sgretolerebbe lo stigma
sulla nostra pelle bambina.
E ci incantano la notte
voci sublimi di sonno
che il sogno poi nega
e la sua lettura al mattino confonde;
perché sotto all’omero candido
del nostro oblio
si nasconde un verso sovrano,
una “voce di tenebra azzurra”,
un sospiro silvano,
un tatuaggio sull’ebano
di un guerriero africano.

*

E tornerò a giocare

E tornerò a giocare
alle sette pietre del Sacro
con te, nei Campi Flegrei;
e ci immergeremo assieme
ancora nell’Antico Egeo,
quando il nostro Dio burlone
mi restituirà le pupille.
O forse m’abituerò
a questa visione plumbea,
a questa cataratta,
e dimenticherò i Campi
e le pietre e il tuo nome
e tutto ciò che sin ora
ho cercato d’essere
solo per godere
del tuo respiro.

*

Notte in ospedale

Eppure srotola qui - di notte -
la sua armonia,
lo strascicare di ciabatte,
il cigolio della gruccia
dell’ossigeno,
l’assolo dell’anziano
che chiama ”mamma”
- e il silenzio di velo che
ne accarezza lo strazio.
L’attesa di un giorno - d’attesa -
è una narrazione solenne.
Qui, a occhi chiusi,
la notte la puoi ascoltare.

+

Canto

Canto il silenzio dell’interstizio
la stasi dell’estate
e lo spessore della radice.
Canto la fatica
di guardare al cielo
attratti dall’orbo
lavorio del lombrico.
Canto e poi taccio
- e poi canto ancora -
perché è così che si forgia
la promessa.

*

Potrei declinare
In attraversamento poetico con
Francesco Scarabicchi (Ancona 1951 – Ancona 2021)

Potrei declinare, Francesco,
in tutte le lingue conosciute
ogni lemma che si è disperso
e diluito nel soffio
di quel dialogo evanescente.
L’assenza, lo sai, è la più ciarlona
delle presenze;
raramente tace per lasciare spazio
al sospiro; allo spettacolo del presente.
Non è il silenzio il mio problema;
al contrario, è dirsi vinti
da un nemico ectoplasmatico
che ti sussurra parole di seduzione
e poi svanisce ridendo
della mia incredula espressione.
Tu sei Maestro, Francesco
e reciti in pochi versi
i vocabolari della mia sofferenza.

*

Scorie di desiderio
In attraversamento poetico con
Jorge Luis Borges (Buenos Aires, 1899 – Ginevra, 1986)

Sulla linea di fuoco del sogno
siamo ermeneuti
affannati
dal segno che scolora;
ne decifriamo in fretta
i tratti sbiaditi
prima che inchiostri simpatici
lascino scarti insignificanti
di memoria.
Davanti al sogno che sfuma,
al foglio che sbianca,
palpebre e porte si chiudono
per non vedere
lo scempio delle scorie;
l’urlo del nostro desiderio
fagocitato dall’oblio.

*

Il merlo
In attraversamento poetico con
Fernando Pessoa (Lisbona, 1888 - Lisbona, 1935)


A volte lo ascolto
- il merlo sul tetto -
e mi pare che il tempo si fermi;
che ogni suo fischio
resti eterno
tra cavi elettrici e tralicci.
L’assenza del tempo è, forse,
la burattatura della mia pietra folle.
Ne rido mentre l’orecchio si posa
sugli intervalli di settima
di quell’uccello;
ne ride anche lui e canta;
sa che di eterno in questo mio scrivere
c’è solo la ripetizione 
della stessa promessa.

Di balbuzie, di memorie, di sogni. Prefazione di Anna Maria Merico.

Vento e silenzio: il primo incipit di questo progetto in poesia di Sergio Daniele Donati.
Vento, silenzio e mancanza di pieno. L’ora del ritiro, il passo timido, la ritrazione, l’incompiutezza, lo sguardo che cerca l’altro e quanto s’è perso nel tempo. Inizio: nulla se non la Fragilità. Fragilità dell’io in sogno. Agìto da visione e in visione d’unione con il Cosmo tutto, visione di mondo in genesi. Il corpo diviene un anello di passaggio nella catena del cupo di parola che si trasmette e cerca sbocco. Nel sogno accade lo spazio da cui non avviene l’ingresso verso una dimensione altra, bensì, in esso, ne accade l’uscita. […]Sforare limiti: questo il passo dell’andare in questa scrittura poetica. La misteriosa esistenza di ciò che viene nel ciò che è stato, ciò cerca e in ciò conduce il verso di Sergio Daniele Donati. Di tutti i Salmi il mio, dice l’Autore, è balbuziente, giunge qui dopo devastazione “…a terra epitelio di biscia,/ concime del passato/ su una terra senza soffio…” 3 Tutto il mio salmo è in quello spazio vuoto tra balbuzie e balbuzia. Il mio salmo è steso nel silenzio della parola. Non è mancanza di vocale nella parola, è segno maiuscolo di significato che gioca con la storia. Le parole divengono oggetti e s’accucciano nelle mani e chiosano il sacro di cui si colmano le intenzioni: l’Autore si colloca nel pre che porta verso la forma. […] I versi si collocano nello spazio di ciò che è generato da spirito. Quello che è centrale, nella poetica dell’Autore, è la necessità di saper riconoscere lo spazio del dialogo e saper, con esso, convivere. Il dialogo consente di tenersi all’interno della nascenza, il dialogo si colloca nell’alveo della conoscenza di sé in relazione con l’alterità. Il dialogo è dimensione centrale perché dice la possibilità di stare all’interno della spiritualità, quella spiritualità che forgia significato per l’uomo e per la sua possibilità di riconoscersi tale. […] La dimensione della Balbuzie e quella del Dialogo restano i ritorni continui e caratterizzanti di questa silloge. Ciò a segnare il cuore di una poetica che va definendosi come lavoro di ricerca nel corso del tempo. Ogni Autore nominato da Sergio Daniele Donati nella sezione degli Attraversamenti poetici immaginari coi poeti tocca e sollecita dialogo in scambio di intenti e di significati esistenziali, poetici. Nulla è mai fusionalità. L’esercizio dell’alterità mostra la propria pienezza. Porsi dinanzi al Libro e lasciarlo dire, raccogliendone profondità: questo il senso d’ogni attraversamento […].


Nel brusio del ricordo. Dialogo tra Gabriela Fantato e Sergio Daniele Donati

Gabriela: Con termini diversi e in situazioni differenti ritorna continuamente nei tuoi testi la sottolineatura della fragilità dell’umano E tuttavia da questa consapevolezza la tua poesia guarda “Altrove “. Ci puoi spiegare in che senso è necessario per te cercare o invocare questo Altrove ?

Sergio: Ti ringrazio davvero per questa domanda Gabriela. Fragilità è per me parte di un binomio indissolubile nelle definizione dell’essere umano il cui altro termine è preziosità. La capacità e la possibilità di percepire i nostri fragili limiti – il nostro percorrere una via nella parola lungo un crinale stretto in cui l’inciampo e la balbuzie sono sempre possibili – ci porta a sentire la presenza di realtà altre, di Altrove possibili, e di percezioni sempre più sottili del reale. Riassumendo con una frase ciò che intendo potremmo dire: é nella caduta e nell’inciampo che posso percepire la tenuta di una visione altra, non nel tentativo di costruirmi come un uomo senza limiti. Il limite è il nostro campo di ricerca ed anche il confine con l’altro e l’altrove.


Sergio Daniele Donati è nato a Milano – che definisce «la sua unica amante di una vita» – nel 1966, e ivi ancora risiede. Ha pubblicato: Amén (poesie, Il Leggio ed., 2024); il romanzo Tutto tranne l’amore (Divergenze ed., 2023); la silloge Il canto della Moabita (Ensemble, 2021); il saggio E mi coprii i volti al soffio del Silenzio (Mimesis, Collana dei Taccuini del Silenzio, 2018). Sue poesie sono state pubblicate nelle antologie Pasti caldi giù all’ospizio (Transeuropa, 2023 — a cura di Francesco Addeo) e Riflessi. Rassegna critica alla poesia contemporanea (Edizioni progetto cultura, 2023 — a cura di Patrizia Baglione). Sue poesie edite e inedite e note critiche alla sua opera sono state ospitate da numerose pagine letterarie e quotidiani. È stato intervistato da Luisa Cozzi nella puntata del 7.12.2023 di Poetando e delle sue poesie sulle lettere ebraiche si parla tra l’altro su Poètica. Alcuni Poeti Viventi. È autore di numerose pre e postfazioni a raccolte di poesia contemporanea e collabora con numerose riviste letterarie. Fondatore, caporedattore e curatore della pagina Le parole di Fedro, ivi propone alcuni dei suoi percorsi nel linguaggio poetico e narrativo, con particolare accento su un approccio, anche laboratoriale, al dialogo poetico. Avvocato milanese si occupa di diritto commerciale e di tutela dei minori. Studioso di meditazione ebraica ed estremo orientale, insegna cultura e meditazione ebraica in associazioni e scuole di formazione e tiene seminari sul valore simbolico dell’alfabeto ebraico.

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