a cura di Rosanna Frattaruolo

Marzo

Io, lucido
pazzo, come
l’inverno
estivo di marzo.
Cado (ogni giorno
insieme al giorno)
senza toccare
terra.
Per continuare
a cadere.

***

Liquido

Siamo qui, come sempre,
a scalfire il deserto
roccioso, il gambo
del fiore.
La vita si rovescia nell’imbuto.

***

A metà

Io sono a metà
tra un’origine ignota
e una fine misteriosa.
Io sono lontano
da dove batte il cuore.
Io sono una presenza invisibile
che prova a farsi voce.
Ho un grande passato
di cui non ho ricordi
e un grande futuro
per il quale non ho sogni.

***

Infinito

È inutile sommare gli istanti e il vuoto.
Parlo con l’aria.
Il mio ultimo respiro cammina scalzo.
Ho ancora la forza di pensare
che i nostri corpi nudi
siano stati amore.
L’occhio del cielo mi guarda indifferente,
un lampo attraversa il cuore fermo,
la solitudine splende sugli avanzi del destino.
Non è paura, è solo qualcosa di eterno
che finisce.

***

Dormendo insieme

Ognuno, tra le mani, stringe
una conchiglia, dove soffia
e custodisce la propria voce:
la parola è un segreto da non svelare.
Ci urtiamo senza toccarci, di notte
come se questo, delle cose,
fosse l’ordine naturale
come se ogni stella avesse
un cielo.

***

Epilogo:
Sassi (ed altre forme della materia)

Come ritrovare, ti chiedo,
i sentimenti lungo il sentiero,
come trasformare
i sassi in altre forme
della materia: forme più dolci,
aggraziate
e in grado di navigare
il sangue
fino all’ultimo giro.


Dalla prefazione affidata a Gian Mario Villalta.

Intitolazione curiosa, questa di Giulio Marchetti, che rischia molto nei confronti dell’occasionale appassionato di poesia, impegnato a cercare nello scaffale del libraio qualcosa che lo attragga.
30 e lode, e un nome. Un nome, 30 e lode […] Dato che stiamo parlando di come un lettore si avvicina a un libro di poesia, proviamo a immaginare quali sono le sue abitudini. Se è diligente, e legge prima la prefazione, siamo su una strada che si può almeno in parte segnare, per quanto comporti maggiori responsabilità per colui che scrive queste righe. Se invece salta la prefazione, e poi prosegue per ordine di pagina, qualcosa capirà e, se è vero che una poesia non si legge una sola volta, tornerà indietro e poi ancora avanti fino a che nella sua mente non si presenta il sospetto di una umbratile ironia. Soprattutto dopo che ha capito che le poesie sono trentuno. Trenta più una. E che la trentunesima ha il titolo di una delle poesie più note di Wisława Szymborska, Curriculum vitae. Sono trenta più una, e quella che eccede il trenta è un omaggio a un’icona della poesia contemporanea, non a caso citata in esergo. Allora la “lode” sarà per la poetessa? O per la stessa poesia? […]

Dalla postfazione affidata a Umberto Piersanti.

La dimensione del pensiero è fondamentale nella poesia di Giulio Marchetti. Il discorso però non è mai astratto, “filosofico” nel senso negativo della parola.
Il pensiero si basa su immagini tra metaforiche e reali: “ma nell’angolo buio, / recesso antico / del niente, o nelle culle / vuote, è primavera?”
La ricerca di “frammenti di gioia” è una speranza che supera il dubbio espresso dall’interrogativo. La caduta non è mai definitiva, la terra da cui non ci si rialza, non è mai toccata. Rialzarsi è sempre possibile per chi è: “lucido / pazzo, come / l’inverno / estivo di marzo”.[…] Soffermiamoci sulle espressioni e sulle parole del nostro autore, spesso in loro è presente qualcosa di assoluto: “gli abissi delle tenebre”, “l’ultimo sole dell’aurora”, “l’infinito”, “il piccolo spiraglio d’immenso”, “l’abisso dei ricordi”. In particolare due termini opposti, ma anche complementari si fronteggiano continuamente: l’oscuro (e cosa ci dà più sensazione d’oscuro di un abisso?) e la luce che si rivela attraverso immagini diverse: l’alba, la scintilla, il cielo. Ho detto che una qualche forma di speranza percorre questi versi; talora, però, sembra che questa speranza soccomba: “il gelo ha parlato / la sua lingua immortale al cerchio della vita”. Il gelo è il segno di una sconfitta, essa accompagna un grido d’addio. La poesia finale della raccolta, Sassi, torna però a farci sperare. Bisogna trovare un modo di trasformare: “i sassi in altre forme / della materia: forme più dolci”, bisogna ritrovare i sentimenti lungo il sentiero della vita. Bisogna essere capaci di navigare “fino all’ultimo giro”. Una poesia, quella di Marchetti, lontana non solo dalle mode, ma anche dagli indirizzi tipici della poesia contemporanea. Una poesia dominata dagli archetipi, meglio, dalle eterne domande che hanno sempre attraversato l’opera dei poeti e dei filosofi. Ha senso continuare a porsi queste domande? […]


Giulio Marchetti nasce a Roma nel 1982. Esordisce con Il sogno della vita (Novi Ligure, 2008), finalista al Premio “Carver” e segnalato al Premio “Laurentum”. Nel 2010 pubblica Energia del vuoto (puntoacapo) e nel 2012 La notte oscura (ibidem), terzo classificato ai Premi “Città di Torino” e “Tulliola”. Con Cieli immensi, tratto dalla raccolta, vince la sezione sms del Premio “Laurentum”. Nel 2014 esce Apologia del sublime (puntoacapo), raccolta delle sillogi edite con l’inedito Disastri, segnalata al Premio “Città di Sassari”. Nel 2015 pubblica Ghiaccio nero (Ladolfi), menzione di merito al Premio “Di Liegro”. Del 2020 è Specchi Ciechi (puntoacapo), vincitore dei Premi “Città di Sassari” e “Nabokov” e del 2023 è Varco Cielo (ibidem), menzione di merito al Premio “Città di Arcore”, attestato di merito al Premio “Lorenzo Montano” e finalista ai Premi “Tra Secchia e Panaro”, “Città di Sassari” e “Carver”. Paolo Ruffilli, Maria Grazia Calandrone e Dante Maffia sono tra i suoi prefatori. Nel 2023 pubblica sempre con puntoacapo editrice “30 e lode, poesie scelte 2008-2023”

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